Auto cinesi: export in Europa a rischio per la guerra in Iran, la situazione
Auto cinesi: l'export verso l'Europa frena per la guerra in Iran. Analisi dei ritardi logistici, costi di trasporto e nuove rotte marittime
Auto cinesi: l'export verso l'Europa frena per la guerra in Iran. Analisi dei ritardi logistici, costi di trasporto e nuove rotte marittime
Il conflitto in Iran che coinvolge anche altri Paesi del Medio Oriente sta determinando mutamenti significativi nelle rotte commerciali tra Asia ed Europa. Ad esempio per i costruttori automobilistici cinesi, che hanno eletto il mercato europeo a principale area di espansione (1,3 milioni di veicoli esportati nel 2025), l’instabilità dell’area rischia di trasformarsi in un ostacolo logistico che potrebbe incidere pesantemente sui tempi di consegna e sui costi, rallentandone lo sviluppo.
L’IMPATTO DELLA GUERRA IN IRAN SULLA LOGISTICA MARITTIMA
L’attuale scenario bellico che vede protagonista l’Iran ha reso insicuro il transito attraverso il Mar Rosso, snodo obbligato per chiunque utilizzi il Canale di Suez per raggiungere il Mediterraneo. Come sottolinea Valerio Berruti su L’Espresso, le ripercussioni sulle esportazioni di veicoli dalla Cina verso l’Europa sono immediate. La necessità di evitare le aree a rischio costringe le compagnie di navigazione a circumnavigare l’Africa passando per il Capo di Buona Speranza. Questa deviazione aggiunge circa 6.000 km al tragitto, traducendosi in un aumento dei tempi di percorrenza stimato tra i 10 e i 15 giorni. Per i produttori cinesi, che operano con logiche di distribuzione “just-in-time” per ridurre i costi di stoccaggio, questo ritardo complica (e non di poco) la gestione degli stock presso le reti di vendita europee.
AUTO CINESI: COME CAMBIANO COSTI DI TRASPORTO E PREZZI FINALI
L’allungamento delle rotte non è l’unico fattore di pressione per marchi come BYD, MG o Chery. Il cambio di rotta comporta un incremento del consumo di carburante e una riduzione della disponibilità di navi specializzate nel trasporto di veicoli (Pure Car and Truck Carriers – PCTC), poiché ogni viaggio richiede più tempo per essere completato. A questo si aggiunge l’impennata dei premi assicurativi per il transito in zone considerate di guerra o limitrofe. Questi costi logistici supplementari rischiano di erodere i margini di profitto che i produttori cinesi hanno costruito grazie a processi produttivi efficienti e sussidi statali. In un mercato europeo già caratterizzato da una domanda di veicoli elettrici meno dinamica del previsto, l’eventuale trasferimento di questi oneri sui prezzi di listino potrebbe rallentare la penetrazione commerciale dei brand asiatici rispetto ai competitor locali.

IL TRASPORTO FERROVIARIO È UNA VERA ALTERNATIVA ALLE NAVI?
Per mitigare gli effetti del conflitto, Pechino sta valutando un incremento dell’utilizzo della rete ferroviaria transcontinentale nell’ambito della Nuova Via della Seta. Il trasporto su rotaia attraverso l’Asia Centrale e la Russia offre tempi di percorrenza inferiori rispetto alla via marittima circumnavigando l’Africa, ma presenta limiti strutturali legati alla capacità di carico, decisamente inferiore a quella delle grandi navi cargo che possono trasportare fino a 7.000 veicoli contemporaneamente. Inoltre, la situazione geopolitica complessa lungo i confini orientali dell’Europa rende anche questa alternativa soggetta a variabili imprevedibili. La persistenza della guerra in Iran obbliga dunque i gruppi automobilistici cinesi a rivedere le proprie strategie di lungo periodo, spingendo verso un’accelerazione della produzione direttamente sul suolo europeo per svincolarsi dalle incertezze dei corridoi marittimi mediorientali.