Multe autovelox: i candidati sindaco contro l'autovelox per fare cassa

A Roma torna in voga la sicurezza stradale tra i candidati a sindaco: "Niente autovelox per fare cassa, ci sono altre soluzioni non punitive"

5 maggio 2016 - 9:00

Ecco come mettere d'accordo tutti i candidati a sindaco di Roma: basta parlare di autovelox. Infatti, la linea che stanno seguendo i vari politici è semplice: sì all'utilizzo degli autovelox, ma non per fare cassa vessando i cittadini. Questa la posizione comune dei tre candidati a sindaco di Roma che si stanno confrontando con i blogger antidegrado della città. Sono promesse dei politici, vizio diffusissimo in Italia, specie quando si parla di auto. Vengono alla mente, solo per citare qualche precedente, l'abolizione del bollo auto promesso da Berlusconi (vedi qui) e la riforma del Codice della Strada promessa da Renzi (vedi qui). Solo chiacchiere. Alla fine, al contrario, lo stesso Cavaliere introdusse addirittura il superbollo, mentre l'attuale premier s'è limitato all'introduzione di un reato di omicidio stradale colposo (per imprudenza, vedi qui), ben lontano dall'omicidio stradale doloso (volontario) pensato in origine.

COSA DICONO TRE CANDIDATI “Non dobbiamo utilizzare gli autovelox come cassa, per aumentare gli introiti per il Comune, ma per aumentare la sicurezza ed evitare la mortalità sulle strade”, ha esordito Roberto Giachetti, annunciando una “comunicazione precisa affinché i cittadini sappiano dove sono. Poi occorrono altri strumenti come deterrenti della velocità e zone a 30 km/h, perché la sicurezza stradale è centrale a Roma e' un problema serio”. Gli fa ecco Virginia Raggi: “La sicurezza è da perseguire non solo con gli autovelox, che devono essere non punitivi e usati per deterrenza, ma anche con 'zone 30' in luoghi sensibili come le scuole ed evitando il formarsi di doppie file”. Anche per Stefano Fassina “gli autovelox sono importanti, ma non per fare cassa. Tuttavia, lo strumento principale è quello di ridurre drasticamente numero di auto che circola a Roma, con un piano strategico di mobilità con cui si può dimezzare in cinque anni, con una caduta drastica dell'incidentalità”.

VECCHIA QUESTIONE Quella degli autovelox usati dai Comuni per fare cassa è una vecchia questione. Quando gli Enti locali vengono accusati di voler solo incamerare denaro con le macchinette elettroniche, i sindaci si ribellano, sostenendo che in realtà gli autovelox sono piazzati solo per migliorare la sicurezza stradale. Però poi gli stessi candidati sindaci di Roma (ma qualcosa di analogo sta accadendo a Milano e anche in altre città) ammettono che il problema esiste, facendo un riferimento esplicito agli occhi elettronici utilizzati in malo modo.

QUALI SOLUZIONI In attesa che davvero qualche promessa diventi realtà, ci sarebbero alcune modifiche al Codice della Strada che potrebbero, quantomeno, limitare il guaio degli autovelox utilizzare per fare cassa. Anzitutto, servirebbe un obbligo, a carico dei Comuni, di dettagliare al centesimo di euro il modo in cui vengono impiegati i proventi da autovelox, in parallelo però a controlli serrati da parte di organi esterni: in caso di inadempienza, dovrebbero scattare sanzioni a carico degli amministratori. In secondo luogo, sarebbe opportuno che fosse emanato il decreto per dividere la torta dei proventi fra Comuni e proprietari delle strade (Stato, Regioni e altri Enti): almeno fuori città, si avrebbe la certezza che le macchinette non sono usate per ripianare i debiti dei Comuni. Ma di quel decreto, atteso ormai dal lontanissimo 2010, non c'è traccia: vedi qui.

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