Microplastiche, 68 mila tonnellate di pneumatici si volatilizzano ogni anno

Uno studio in UK mette in guardia sulle microplastiche emesse dagli pneumatici, un'esperta biologa ci aiuta a fare chiarezza

27 novembre 2018 - 13:07

Non è tutto particolato fine quello che esce dagli pneumatici delle auto ma anche plastica, a rivelarlo è uno studio sulle microplastiche condotto nel Regno Unito che punta il dito sulle gomme tra le principali cause di inquinamento da microplastica che finisce negli ambienti acquatici. Le stime parlano di quasi 1 kg di gomma proveniente dall'usura degli pneumatici per ogni abitante del mondo che va ad inquinare fiumi e mari. Per capire meglio cosa c'entrano le gomme delle auto rispetto alla ciclopica quantità di plastica che buttiamo ogni giorno in discarica abbiamo chiesto aiuto a una biologa marina.

LO STUDIO INGLESE CHE ACCUSA LE GOMME Prima di approfondire le cause che legano gli pneumatici all'inquinamento da microplastica, cerchiamo di capire cosa finisce sotto la parole microplastica cui fa riferimento lo studio condotto da Friends of the Earth. Secondo il rapporto dei ricercatori circa 68 mila tonnellate di polveri di gomma da pneumatici viene prodotta ogni anno e di queste, tra 7 mila e 19 mila tonnellate di microplastiche arrivano nelle acque del Regno Unito. Perché proprio il Regno Unito? Probabilmente perché nell'ultimo periodo si è portata l'attenzione sullo smisurato consumo di acqua in UK (il WWF ha stimato 150 litri al giorno dai rubinetti di ogni abitazione circa 30 volte più di un consumo medio) che ha acceso i riflettori anche sulla qualità dell'acqua. Ma cosa sono le microplastiche? Ce lo spiega Maria Vittoria Cangialosi, biologa marina ricercatrice nell'ambito dell'ecotossicologia: “La plastica costituisce circa l'80% dei rifiuti marini. A seconda delle dimensioni dei suoi frammenti si distinguono: macroplastiche, microplastiche (≤5 mm) e nanoplastiche(≤100 nm).”

IL PERCORSO DELLA MICROPLASTICA DA PNEUMATICI Se consideriamo che “le plastiche più comuni sono: polietilene (PE) Polietilene tereftalato (PET), polipropilene (PP) e polivinilcloruro (PVC) e polistirene espanso sinterizzato (EPS)”, come spiega Cangialosi, dobbiamo ripercorrere la strada che le microplastiche prodotte dagli pneumatici fanno dalla produzione delle gomme fino ad arrivare all'acqua. Per aiutarci la biologa marina ci spiega che “le microplastiche rilasciate dagli pneumatici nel manto stradale vengono in parte intrappolate dallo stesso e in parte trasportate dal vento e dalla pioggia nel suolo e/o nelle acque. Le particelle volatili entrano a far parte delle PM2,5 che, inalate dall'uomo, possono contribuire al rischio di sviluppare patologie respiratorie, cardiovascolari e tumori polmonari.” Molto prima però che gli pneumatici possano rotolare in strada bisogna sapere che: “In principio gli pneumatici erano fabbricati solo con gomma naturale, ricavata da alberi ad alto fusto delle foreste tropicali, per lo più di origine brasiliana come quella ottenuta dall'albero Hevea Brasiliensis. Continua Cangialosi – Adesso gli pneumatici o sono costituiti da una mescola di gomme sintetiche e naturali o sono totalmente sintetici. Questi ultimi sono costituiti da polimeri derivati dal petrolio. La quantità e la dimensione delle microplastiche derivanti dall'usura degli pneumatici dipende da vari fattori tra cui temperatura, composizione, vita media e struttura degli pneumatici, superficie e composizione del manto stradale, velocità e natura del contatto (rotazione o slittamento). In particolare l'usura provoca il distacco di alcuni frammenti che si disperdono nel manto stradale sotto forma di microplastiche e di altri frammenti, con dimensioni inferiori ai micron che, a causa del calore prodotto dall'attrito, si disperdono nell'aria”.

PIU' GOMMA RICICLATA E NORME IN ARRIVO E' facile immaginare che al di là dei divieti imposti a livello comunitario (dal 2108 non si possono vendere pneumatici con lettera “F”) le aziende più impegnate a sviluppare soluzione innovative per ridurre l'inquinamento si siano già rimboccate le maniche. “Al Movin'On 2018, l'evento sulla mobilità sostenibile, Michelin ha annunciato che vuole raggiungere il 100% di quota riciclata entro il 2048 e portare la percentuale di materiali sostenibili all'80% (gomme naturali e riciclate).” A livello normativo invece, oltre alla miriade di prodotti in plastica che saranno presto banditi “è prevista la riduzione della microplastica originata da tessuti, pneumatici e dalla dispersione dei pellet di preproduzione. L'Unione europea sta già adottando misure in proposito, poiché è in corso una procedura REACH (regolamento europeo n. 1907/2006) con la quale la Commissione ha chiesto all'Agenzia europea per le sostanze chimiche di predisporre un fascicolo a norma dell'Allegato XV in merito a restrizioni all'utilizzo della microplastica aggiunta intenzionalmente a prodotti di ogni genere destinati ai consumatori o per uso professionale.”

QUANTI SONO GLI PNEUMATICI CHE EMETTONO MICROPLASTICA? “Le microplastiche derivano da varie fonti: quelle primarie da materie prime come pellet di plastica vergine e prodotti industriali – continua la ricercatrice – come cosmetici, dentifrici, tessuti sintetici etc., le secondarie dalla frammentazione di rifiuti contenenti plastica.” Gli stessi ricercatori di Friends of the Earth sarebbero intenzionati a chiedere al Governo inglese misure restrittive attraverso, ad esempio, un test di abrasione degli pneumatici e l'introduzione di una tassa per sostenere la ricerca sulla riduzione delle microplastiche prodotte dalle gomme. Se ci guardiamo attorno capiamo quanta (micro)plastica da fonti primarie fa parte delle nostre abitudini quotidiane; la stessa acqua che si vuole proteggere viene acquistata in bottiglie che poi bisogna smaltire e riciclare. Allora la domanda sorge spontanea: quanti sono realmente gli pneumatici colpevoli di inquinare le acque (fatta eccezione per quelli abbandonati)? “Dai pochi studi a riguardo sembra che le microplastiche da pneumatici costituiscano il 5-10% degli 8 milioni di tonnellate all'anno di microplastiche immesse negli oceani ed il 3-7% delle PM2,5 nell'aria. – spiega Maria Vittoria Cangialosi – Ma occorrono ancora ulteriori ricerche per quantificare il reale quantitativo ed il relativo impatto sugli ecosistemi, gli organismi marini e l'uomo.”

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