Mercato auto in Cina: per gli esperti una bomba pronta ad esplodere

Tutti Costruttori piantano interessi in Cina che inizia ad avere una concorrenza interna importante, ma a preoccupare gli esperti sarebbe il debito

12 maggio 2015 - 10:24

Gli interessi dei Costruttori europei in Cina sono altissimi e hanno assicurato negli ultimi anni forti profitti, ma il mercato asiatico è in una profonda fase di cambiamento, con molti ostacoli e insidie sorti lungo la moderna Via della Seta.

LA FINE DEL BOOM ECONOMICO? – Il mercato dell'auto in Cina ha rappresentato negli ultimi anni una vera riserva aurea, in certi casi una riserva d'ossigeno, per numerose case costruttrici europee. Sembra che la Golden Age dei marchi UE nella terra della Grande Muraglia sia però giunta a un punto ad alta criticità e il rischio di una decisa contrazione delle vendite è notevole. A scatenare questa inversione di tendenza sembrano contribuire varie concause, una sinergia, negativa, che avrebbe già messo in allarme il management dei costruttori nel Vecchio Continente. La Cina ha scoperto nell'ultimo decennio una vera e propria era della mobilità a quattro ruote, un'impennata vertiginosa nelle vendite e una fortissima richiesta di modelli premium, soprattutto di produzione tedesca. Ovviamente i Big delle quattro ruote non hanno esitato a cavalcare il fenomeno, guadagnando grossi margini e fette in doppia cifra nel mercato cinese. A indicare che qualcosa sta cambiando è Norbert Reithofer, il Presidente di BMW AG; durante un'intervista ha dichiarato che “margini e profitti si stanno sempre più assottigliando, seguendo inevitabilmente la normalizzazione del mercato asiatico.  I numeri registrati tre o quattro anni fa rimarranno solo un ricordo”. All'esternazione del numero uno di BMW si accodano i rendiconti di Audi e Volkswagen, i quali mostrano inequivocabilmente, se non perdite, una secca riduzione di margini e crescita.

LA CONCORRENZA LOCALE SI RAFFORZA – La prima causa determinante l'inversione di tendenza per le vendite è il cambio di assetto del mercato cinese, il quale, a detta degli analisti, non sarà mai più lo stesso. Non è più il tempo della crescita esponenziale degli anni passati e lo scorso anno la Repubblica Popolare Cinese ha registrato, per la prima volta nell'ultimo quarto di secolo, un rallentamento deciso della crescita economica. Se non bastasse, i criteri di scelta dell'utenza si stanno orientando verso marchi nazionali e in prevalenza verso minivan e SUV low cost (vedi la Qoros da 5 stelle EuroNCAP con il modello 3 Sedan – vecchio protocollo).  Nei primi mesi del 2015 le classifiche di vendita dei SUV hanno visto piazzarsi ai primi sette posti modelli di marchi cinesi. Il consolidamento della concorrenza locale costringerà i costruttori europei ad incrementare le produzioni in loco, a intensificare i rapporti di partenariato con realtà cinesi e a rivedere i prezzi di listino, assottigliando ulteriormente i profitti. Mercedes ha già iniziato la produzione del SUV compatto GLA negli stabilimenti di Pechino, così come Volkswagen, forse il brand con maggiori interessi in Cina, ha potenziato gli stabilimenti produttivi, puntando a produrre 5 milioni di veicoli entro il 2019. Per comprendere la portata di questa variazione di mercato e le sue implicazioni economiche, è sufficiente pensare che il mercato cinese lo scorso anno ha rappresentato un quarto delle vendite a livello mondiale. In termini percentuali di fatturato, per le aziende coinvolte, la “Piazza” Cina ha pesato per il 40%.

LA CINA SCOPRE LA SENSIBILITA' AMBIENTALE – La sensibilizzazione verso le problematiche ambientali e una crescente inflazione sono ulteriori fattori che influiranno sull'assottigliamento del business per i brand europei in Cina. Grande clamore ha suscitato il documentario shock “Under the Dome”, Sotto la Cupola, mandato in onda da CCTV, che ha fatto finalmente luce, nonostante la censura governativa, sulla reale situazione dell'inquinamento in Cina. Questo ha portato ad una presa di coscienza da parte delle autorità e sono in corso decise azioni restrittive soprattutto per quanto riguarda il trasporto di cose e persone su gomma nelle grandi città. Dal documentario è infatti emerso che il traffico cittadino incide per il 31% sul totale delle emissioni inquinanti. Le restrizioni riguardano al momento l'immatricolazione di nuove autovetture e l'istituzione di fasce orarie e zone a traffico limitato. Il Governo sta inoltre finanziando i costruttori locali per sviluppare e mettere a punto nuovi modelli “verdi”, rafforzando così l'offerta interna di modelli ibridi ed elettrici. Per quanto invece riguarda l'assetto economico e l'inflazione, il debito pubblico cinese è praticamente quadruplicato e, secondo gli analisti, senza riforme importanti il rischio di recessione economica è alto.

OPPORTUNITA' E RISCHIO – Il quadro tracciato non è roseo e, per certi versi, è invece inquietante. La Cina rimane comunque un interesse altissimo per i costruttori europei. Le piccole città non sono ancora interessate alle limitazioni antinquinamento, così come in questi luoghi la richiesta di nuove auto è ancora alta. Del resto la stima degli analisti cinesi per il 2015 parla di una crescita dell' 8% circa, traducibile in 21.3 milioni di veicoli totali, salvo nuove limitazioni governative. Inoltre il segmento premium, quello delle ammiraglie e delle sportive, sembra reggere bene alle intemperie di mercato, assicurando ai marchi coinvolti fatturati ancora interessanti e con una buona marginalità; le previsioni per la nicchia d'élite vedono una crescita tra il 5 e il 10%.

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