L'Europa striglia VW: vuole un risarcimento a tutti i clienti del dieselgate

Tutti i clienti europei delle auto truccate hanno diritto al bonus come negli USA. E' la richiesta che arriva dalla Commissione UE a Muller CEO VW

20 gennaio 2016 - 14:49

Chi segue le vicende del Dieselgate a un certo punto si è chiesto perché il gruppo Volkswagen dovrebbe risarcire gli automobilisti americani (leggi come VW prova a consolare i clienti americani) e non quelli europei. La stessa domanda devono essersela posta (finalmente) anche a Bruxelles e la risposta è stata: anche i consumatori europei devono essere indennizzati e gli Stati devono avere informazioni dettagliate!

RISARCIMENTI PER TUTTI – La richiesta formale è stata avanzata dal Commissario dell'Unione Europea per l'Industria, la polacca Elzbieta Bienkowska, che ha chiesto a Volkswagen di attivarsi per compensare i clienti europei colpiti dallo scandalo delle emissioni in maniera simile a quanto sta facendo per gli automobilisti degli Stati Uniti. La Bienkowska chiede anche informazioni tecniche dettagliate sulle vetture coinvolte nella vicenda delle prove di omologazione manipolate. Il Commissario ha scritto al CEO di VW, Matthias Müller, chiedendogli, in particolare, il numero preciso dei veicoli “truccati” immatricolati in ogni Stato dell'Unione, dettagli tecnici sulle “misure correttive” (leggi come KBA le ha accolte favorevolmente mentre gli USA pretendono di più), le modalità dei richiami in ciascun Paese dell'UE e una quantificazione dell'inquinamento in termini di emissioni di NOx per chilometro. Il Commissario ha ricordato come gli ossidi d'azoto siano inquinanti ritenuti responsabili di malattie polmonari e perfino di morte prematura. Il testo della lettera indirizzata a Müller contiene questo passo: “Vorrei chiederle di riconsiderare la sua posizione riguardo le compensazione e le chiedo di valutare i modi per offrire un risarcimento anche per i consumatori europei. La questione dei risarcimenti non riguarda soltanto le differenze fra i sistemi legali di Stati Uniti e Unione europea ma svolge un ruolo fondamentale nella percezione di Volkswagen come azienda responsabile e affidabile”.

ARMI CONTRO LE TRUFFE – Ovviamente ci sono stati numerosi contatti, oltre a questa lettera, fra la Commissione Europea e i vertici di Volkswagen a partire da quando, a settembre, esplose lo scandalo del Dieselgate. VW ha chiesto alla Commissione, in più occasioni, più tempo per risolvere la questione e probabilmente una richiesta simile verrà avanzata da Müller domani, quando incontrerà la Bienkowska a Bruxelles (Müller è un “sorvegliato speciale”dopo la sua non felice missione negli USA). Ricordiamo che circa 8,5 milioni di auto VW in Europa sono coinvolte nello scandalo delle emissioni, in quello che è uno dei più grandi richiami della storia automobilistica europea. Volkswagen ha detto a novembre (leggi come Volkswagen ha motivato questa decisione) che non intende offrire una compensazione ai clienti europei, predisponendo però misure per “disturbare” il meno possibile i proprietari delle automobili nello svolgimento del richiamo.

CONFLITTI D'INTERESSE? – Un portavoce di Volkswagen, al quale è stato chiesto di commentare la lettera, si è trincerato dietro un secco no comment ma le cose non sembrano mettersi benissimo. I possibili – e pantagruelici – esborsi che Volkswagen dovrà subire erano finora più collegati agli Stati Uniti, dove l'Environmental Protection Agency ha, rispetto alla Commissione europea, maggiori possibilità di imporre sanzioni. In effetti la UE sembra non del tutto refrattaria rispetto alle azioni di lobbismo ma, per fortuna, sta predisponendo un progetto di legge che potrebbe aumentare i suoi poteri. La Commissione sta infatti lavorando per rafforzare le normative europee in modo da evitare il ripetersi di scandali simili al DieselGate: già per la fine di gennaio dovrebbe essere annunciata una proposta che le dia il potere di richiamare i veicoli che violano le norme sulle emissioni e punire i responsabili. Ad oggi questo potere è nelle mani degli Stati membri: KBA, per esempio, è responsabile per il richiamo dei veicoli VW che essa stessa ha omologato. Molti Parlamentari europei notano l'esistenza di un evidente conflitto di interessi e premono per un sistema più indipendente; nello stesso tempo essi prevedono però una forte resistenza da parte di Stati membri, dell'industria automobilistica e di alcuni Parlamentari, cosa che potrebbe “annacquare” l'efficacia della proposta durante l'iter della sua conversione in legge: speriamo bene!

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