La seconda vita delle batterie delle auto elettriche

Per accumulare energia, ma anche per essere impiegate di nuovo sulle auto. L'imperativo è rimandare lo smaltimento il più possibile

30 novembre 2018 - 14:50

Quando si parla di auto elettriche, o ibride, i maggiori problemi riguardano di solito le batterie. È convinzione di tutti i principali costruttori, infatti, che proprio le batterie, che perdono eficienza nel tempo, siano utilizzabili sulle auto fino a che mantengono almeno l'80% del proprio rendimento. Sotto questa soglia, che abbiamo visto venir raggiunta in un periodo di tempo compreso tra i 5 e gli 8 anni, tocca sostituirle. Ma cosa fare delle batterie usurate? Lo smaltimento, ad oggi, è costoso e complicato. Ci sono metalli preziosi da recuperare e sostanze tossiche da smaltire. E se oggi, in un periodo in cui le auto elettriche non sono ancora molto diffuse, il problema potrebbe essere gestibile, in un futuro, quando le auto elettriche saranno molte di più (stime parlano di milioni di auto a zero emissioni circolanti in Europa entro il 2025), si potrebbe creare un terribile collo di bottiglia.

LE SOLUZIONI DI RIUTILIZZO DELLE BATTERIE Per questo le Case stanno cercando di trovare soluzioni alternative allo smaltimento per sfruttare al massimo le batterie e trovare impieghi anche dopo che queste siano state smontate dalle auto. Ad oggi, diversi sono i campi in cui possono trovare un uso per quella che viene definita la seconda vita delle batterie. Ci riferiamo alla possibilità di trasformarle in accumulatori di energia per usi industriali o di usarle per realizzare gruppi di continuità. In tempi recenti, addirittura, c'è chi ha studiato il modo di ricondizionarle e di rimontarle sulle automobili. Partiamo proprio da qui.

NISSAN PROPONE BATTERIE RICONDIZIONATE PER LA LEAF Sarà perché la Leaf è l'auto elettrica più venduta al mondo, ma Nissan è la prima Casa automobilistica a mettere a punto un processo per cui la seconda vita delle batterie può essere sfruttata di nuovo in ambito automobilistico. Il progetto, denominato 4R Energy (che già nel 2011 studiava modi alternativi di utilizzo delle batterie) è realizzato proprio da Nissan in collaborazione con la Sumitomo (che già si occupa di riutilizzo di batterie in altri ambiti). È partito in Giappone ma si estenderà presto nel resto del mondo, e prevede la possibilità, per i proprietari dell'elettrica nipponica, di sostituire le batterie “esauste” della loro auto con altre rigenerate, ad un costo dimezzato (si parla di circa 2.300 euro anziché 5.000) rispetto alla sostituzione con batterie nuove. In questo modo Nissan prevede sia di abbattere i costi di sostituzione delle batterie, sia di rimandare il più a lungo possibile il problema dello smaltimento delle stesse, garantendone un secondo utilizzo in campo automobilistico oltre il normale ciclo di vita.

GLI IMPIEGHI INDUSTRIALI Tralasciando l'iniziativa Nissan, che per adesso resta unica nel suo genere, che fine fanno le batterie una volta scese sotto quella soglia di efficienza dell'80% di cui si parlava all'inizio. Molti sono i progetti che vedono l'impiego di enormi pacchi batteria per uso industriale. In pratica, nei siti produttivi dotati di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, si creano dei grossi accumulatori che possono stoccare energia elettrica quando questa è prodotta in surplus rispetto al fabbisogno e la restituiscono alla fabbrica nei momenti di picco di consumo. Lo sta facendo Bmw a Lipsia, ad esempio, utilizzando le batterie che arrivano dalla i3.

 

LA REALIZZAZIONE DI GRUPPI DI CONTINUITÀ Altri progetti per il riutilizzo delle batterie provenienti dalle auto elettriche riguarda poi la creazione di enormi gruppi di continuità che funzionano in modo analogo a quello precedente ma vengono utilizzati come riserva di energia in luoghi in cui il consumo energetico presenta fasi di picco. Ci si riferisce ad esempio agli stadi o agli impianti sportivi in genere, dove durante gli eventi si registrano enormi consumi di energia ai quali seguono fasi di relativa calma. Questo tipo di utilizzo si sta diffondendo anche in settori di pubblica utilità, ospedali o università, in cui l'adozione di pacchi di batterie può garantire un normale svolgimento delle attività anche in casi di malfunzionamenti della rete o di blackout.

 

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