La collezione Bertone è salva: l'ASI chiude l'asta a 3,5 milioni di euro

Ben 79 capolavori sono stati aggiudicati dall'Automotoclub Storico. Un "dovere? quello di partecipare all'asta secondo il presidente Loi

30 settembre 2015 - 10:20

Il patrimonio di automobili, concept car e altri esercizi stilistici di Bertone non andava perduto. E per fortuna, il pericolo di vedere disperso così tante opere d'arte è stato definitivamente accantonato. Tutto questo grazie all'ASI (Automotoclub Storico Italiano) che ha sborsato oltre 3 milioni di euro per il lotto, ovvero 61% in più rispetto al valore di partenza dell'asta. Dopo quaranta rilanci, l'asta è stata aggiudicata; un'asta avvenuta sul web.

PEZZI DAL VALORE INESTIMABILE – Dopo l'annuncio fatto quest'estate, ecco svelato il nome dell'acquirente che si è aggiudicato l'asta Bertone. E' l'ASI, che ha dovuto sborsare ben 3,44 milioni di euro prima di mettere mano sulla collezione del famoso atelier di stile all'italiana. Un prezzo ridicolo se si pensa che la collezione conta ben 79 pezzi tra auto da collezione (una più incredibile dell'altra), telai ed esercizi di stile che si trovavano nel museo di Val Susa (Torino), più precisamente nella località di Caprie. Tanto per dare un'idea dell'importanza del lotto milionario, basterebbe citare alcuni pezzi di tutto rispetto come le Lamborghini Miura, Espada e Countach, la Lancia Stratos stradale, le Alfa Romeo Giulia SS, Giulia Sprint e Montreal, senza dimenticare alcuni concept firmati Nuccio Bertone.

UN TUTT'UNO – Questo acquisto da parte dell'ASI, oltre al fatto di possedere auto che fanno parte della storia dell'automobilismo italiano, fa sì che le vetture del museo Bertone faranno parte di un “corpo unico” in grado di conciliare sia i modelli storici del nostro paese, sia la storia di una delle aziende più significative in fatto di design auto. Per sottolineare l'importanza di tale collezione, basti sapere che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo ha definito questa collezione un “bene di interesse culturale”. La vendita delle auto in un lotto unico è stata consentita proprio grazie a questo riconoscimento. Altra notizia da evidenziare, il fatto che – sempre per lo stesso motivo – le auto di questa collezione non potranno essere vendute all'estero in modo da non disperdere la collezione. Un sollievo per i cultori del brand che non vogliono veder scomparire al di fuori della penisola un altro grande nome italiano visto e considerato che, così facendo, si rischierebbe di cadere nella speculazione.

ORA SI PENSA AGLI APPASSIONATI – Come se ciò non bastasse, sempre l'ASI si era impegnata a far riconoscere al ministero dei Beni culturali che questa collezione fosse di interesse nazionale. Ora rimane da definire solamente il tocco finale. Roberto Loi, presidente dell'Automotoclub Storico Italiano, vuole far approfittare tutti della collezione storica, rendendola accessibile ai curiosi e agli appassionati di automobilismo d'epoca e non solo. Per questo bisognerà creare un museo ex-novo che avrà sede, molto probabilmente, nel capoluogo piemontese. Vi terremo aggiornati non appena la notizia troverà conferma.

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