Inghilterra: in arrivo Clean Air, la tassa sulle emissioni per i Costruttori auto

Dal Parlamento inglese la richiesta di nuove leggi "Clean-Air?, tra queste l'istituzione di un fondo finanziato dalle Case automobilistiche

16 marzo 2018 - 13:49

Questa volta l'allarme arriva dall'Inghilterra, dove quattro commissioni parlamentari hanno chiesto la creazione di nuove leggi nominandole proprio “Clean Air” per contrastare l'inquinamento atmosferico nel Regno Unito. È una delle questioni più affrontate negli ultimi anni dalle Istituzioni di tutto il mondo, lo scandalo Dieselgate ha portato le auto nell'occhio del ciclone, auto benzina e diesel vengono messe sotto accusa ogni giorno insieme alle Case automobilistiche. In questo caso, i parlamentari inglesi chiedono di accelerare lo stop ai motori termici previsto per il 2040 e la creazione di un fondo per migliorare la qualità dell'aria, finanziato dai costruttori colpevoli di inquinamento.

LA RELAZIONE Nonostante l'Inghilterra non sia una delle nazioni europee che più inquinano con i loro veicoli (vedi qui la classifica) secondo quattro Commissioni Parlamentari le emissioni prodotte dai motori in circolazione sono ancora troppo alte. Dopo aver svolto un'indagine congiunta le commissioni hanno accusato il Governo inglese di pensare più alle proprie tasche che all'inquinamento atmosferico e che servirebbero nuove leggi Aria Pulita (Clean-air Act). Il loro suggerimento è avviare un'installazione mirata delle stazioni di ricarica elettriche, localizzata in base alle zone più critiche in termini di qualità dell'aria. Ma non è tutto, nella relazione si chiede maggiore sostegno alle autorità locali che violano i limiti di emissioni e soprattutto una politica più restrittiva nei confronti dei veicoli inquinanti, oltre che un forte contributo da parte delle Case Automobilistiche, già abbastanza preoccupate dalle ultime decisioni europee.

MOTORI INQUINANTI STOP SUBITO Il Governo Inglese ha annunciato dopo il 2040 sarà vietata la vendita di auto o furgoni alimentati a diesel o benzina, un primo passo verso l'ambiente che va apprezzato. Ai Parlamentari non basta, “il 2040 è troppo lontano” affermano, e prendono come esempio gli impegni presi da altri Paesi. Incredibilmente viene tirata in ballo anche l'Italia, perché come sappiamo (se ancora non lo sai leggi qui) dal 2024 Roma vieterà l'ingresso al centro ai motori inquinanti. In pratica la domanda che si fanno i parlamentari è: “Perché se loro si stanno già muovendo noi dobbiamo aspettare il 2040?” Domanda lecita, visto che Londra non ha aderito al progetto Fossile-Free-Fuel-Streets, accordo preso dalle maggiori capitali mondiali per combattere l'inquinamento tramite divieti di circolazione. È vero che per la capitale inglese stanno già circolando autobus a idrogeno e che si sta sempre più affermando la T-Charge, zona con accesso a pagamento per i veicoli inquinanti – qui trovi l'approfondimento – ma dal Parlamento chiedono qualcosa di ancor più concreto.

ANCHE LE CASE DEVONO PAGARE Visto che hanno contribuito ad inquinare l'aria, ora i costruttori contribuiscano per ripulirla. È il filo logico che seguono le leggi “Clean Air”. Si richiede quindi al Governo di sviluppare uno schema di sostegno ambientale adeguatamente finanziato dove i produttori di veicoli devono essere costretti a mettere la giusta quota, un fondo in cui i costruttori auto darebbero un contributo al miglioramento della qualità dell'aria. Di contro, i leader dell'industria automobilistica hanno accusato i ministri di generare una politica controproducente: mettendo in cattiva luce i nuovi diesel si spingono le persone a tenere i vecchi motori e a non far acquistar loro propulsori di ultima generazione e meno nocivi (conviene ancora acquistare un'auto diesel?). Inoltre Mike Hawes, amministratore delegato della Society of Motor Manufacturers and Traders, ha affermato che i costruttori stanno già investendo abbastanza denaro nella produzione di veicoli più puliti, allo scopo proprio di creare una rotazione che faccia uscire dalla circolazione le auto vecchie. Non decisione ultima spetta al Governo, il quale non si sbilancia e dichiara di voler “fornire una risposta a tempo debito, dopo aver esaminato attentamente la relazione della Commissione”.

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