Incidenti stradali: nel 2015 aumentano i morti specialmente tra gli adulti

Diminuiscono incidenti (-1.8%) e feriti (-2%), aumentano morti (+1.1%) e feriti gravi (+6%)Costi sociali a 17,5 miliardi di euro, inaccettabile

20 luglio 2016 - 14:20

L'Istat ha appena pubblicato i dati provvisori relativi agli incidenti stradali consumatisi nel 2015, in Italia diminuisce il numero complessivo degli incidenti stradali (-1,8%), ma sono in aumento quelli nei quali si registrano vittime e feriti gravi. ACI indica come categoria a rischio quella dei giovani tra i 20 e i 24 anni, ma le statistiche che l'associazione stessa dirama non le danno ragione e smentiscono questa indicazione. Su 3.419 vittime “soltanto” 282 appartengono alla categoria additata dall'Automobile Club d'Italia; sono invece aumentati in maniera preoccupante i decessi tra le fasce più anziane essattamente queli utenti della strada che dovrebbero essere più esperti e più prudenti, ma che di fatto fanno emergere una sempre più preoccupante ignoranza in tema di sicurezza stradale.

GIOVANI VITTIME IN COSTANTE DIMINUZIONE I dati appena pubblicati dall'Istat (i quali comprendono motociclisti, passeggeri e pedoni) tendono ad assolvere gli automobilisti con le patenti più “fresche”,nonostante a loro sia rivolta la campagna di sensibilizzazione #Guardalastrada e vengano accusati guidare distratti dalle tecnologie dallo stesso presidente ACI Angelo Sticchi Damiani (leggi la nostra replica la Presidente qui). I 282 decessi nella fascia d'età tra i 20 e i 24 anni, pur aumentando rispetto al 2014 (268), mostrano comunque una riduzione di circa il 28% rispetto al 2010, quando se ne registrarono 389; di contro nel 2015 sono 784 le vittime di incidenti stradali registrati nelle fasce d'età che vanno dai 40 ai 54 anni, in percentuale i morti in questa categoria allargata sono aumentati del 9% rispetto l'anno precedente. Volendo fare un po' di calcoli, studiando i dati dal 2007 – primo anno di pubblicazione del report ACI-ISTAT- i morti nella fascia 14 – 34 anni sono diminuiti ben del 41% dal 2007 (1477) al 2015 (875). Mentre nella fascia dai 35 ai 59 anni dal 2007 (1317) al 2015 (1168) i morti sono calati solo del 11%. Questo significa che i giovani hanno migliorato di molto la loro conoscenza in termini di sicurezza stradale, mentre gli adulti (tenuti fuori da praticamente tutte le campagne per la sicurezza stradale) dimostrano di non conoscere i rischi e anzi di essere un cattivo esempio per le nuove generazioni vedi, ad esempio, il cronico mancato uso dei seggiolini bambini. E' vero il tasso di mortalità tra i giovanissi è ancora molto alto (ma gli anziani over 80 fanno peggio, probabilmente perchè più coinvolti in incidenti con pedoni), tuttavia questo non deve portare alla demagogica affermazione: i giovani sono a rischio e vanno tutelati. Poichè, come dimostrato, gli adulti continuano a morire quasi come 10 anni fa… Nel grafico sotto si vede anche come numerose fasce “adulte” abbiano fatto registrare un incremento nel numero di morti.

PESANO CULTURA DELLA SICUREZZA E TECNOLOGIA A nostro avviso, nonostante li si voglia dipingere in massa degli incompetenti al volante, i giovani d'oggi hanno avuto una formazione e una preparazione alla patente più accurata rispetto a chi l'ha ottenuta 20, 30 o 40 anni fa. Sono nati quando la cintura di sicurezza era già un obbligo decennale e probabilmente hanno più timore nel perdere i punti della patente rispetto ai quarantenni, visto che un neopatentato rischia la decurtazione dei punti raddoppiata nei primi tre anni dal rilascio della patente. Altro aspetto di cui potremmo tener conto nel motivare l'alta incidenza di mortalità tra i “maturi” è la vetustà del parco auto circolante nel nostro Paese; è lecito pensare che un giovane sia più propenso ad acquistare un'auto di nuova generazione (magri dopo un primo “rodaggio” con l'auto più vecchia in famiglia), con moderni dispositivi di sicurezza attiva e ausili alla guida automatizzati, mentre un pensionato o un ultracinquantenne con maggiore probabilità avranno una vettura di vecchia generazione (l'età media delle auto in Italia è superiore ai 10 anni!).

OBIETTIVO UE LONTANO, STOP AUMENTO AI PEDAGGI? Un dato incontrovertibile è che in Italia si muore troppo per strada, che siano automobilisti, passeggeri, ciclisti o pedoni, sulle nostre strade scorre una quantità di sangue inaccettabile. Con i 3.419 decessi del 2015, pari a 56.3 morti per milione di abitanti, ci collochiamo tra i tre peggiori Paesi della UE, fanno peggio di noi in Francia, con 3.461 vittime, e in Germania, con 3.475 (anche negli USA aumentano del 7.7% le vittime di incidenti). Sull'incremento della mortalità in Italia gravano l'aumento degli incidenti in autostrada (+5,1 di incidenti in autostrada), il tasso di decessi tra i motociclisti (769 +9.2% rispetto al 2014) e pedoni (601 +4%). Colossale è anche il costo sociale dell'elevato numero di vittime negli incidenti stradali, è stato quantificato in 17,5 miliardi di euro. Il pessimo dato sull'incidentalità autostradale darà uno stop all'aumento annuale dei pedaggi, almeno per il prossimo anno? Gli aumenti sono, infatti, legati agli investimenti e alla riduzione della mortalità. Vedremo se a ministero terranno duro o…

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