In Cina l'auto rallenta, ma Volkswagen non rinuncia alla sua espansione

Le difficoltà sul mercato asiatico e la riduzione di domanda non intimoriscono Wolfsburg, che ha dichiarato di voler continuare ad aprire fabbriche

27 luglio 2015 - 11:45

Ormai è chiaro a tutti, il Gruppo Volkswagen ha deciso di tornare a “giocare all'attacco”, cambiando modulo e rispondendo all'ultimo periodo di riassetto con una strategia offensiva. Non bada alle circostanze e anche dove le difficoltà sono maggiori, non rimane guardinga e difensiva…anzi! È così che ha deciso di affrontare il mercato cinese.

MERCATO CINESE: E' VERA FLESSIONE? – Prima di tutto, bisogna prendere atto del terreno in cui si svolge il match: il mercato cinese dell'automobile, dopo un vasto periodo di boom stratosferico (negli ultimi due anni ha fatto segnare numeri importanti) ha lasciato intravedere una prima flessione, da molti annunciata già da tempo. Non c'è dubbio che in Cina ci sia un vero e proprio rallentamento della domanda sull'acquisto di nuove automobili, c'è da capire se il fenomeno è momentaneo o pian piano vada a scalfire la marcia di un mercato che fino a poco tempo fa sembrava un treno ad alta velocità…senza freni!

SI INVESTE ANCORA! – Eppure, se si vuole dare una risposta a quanto sopra scritto, qualche indizio che può esserci di aiuto c'è. Se si osserva il panorama dei marchi automobilistici che “guerreggiano” tra loro nel mercato di auto più grande al mondo e si studiano i piani e le strategie che intendono avere in Cina, qualcosa si intuisce. Solo qualcosa però, perché in realtà i grandi costruttori vorrebbero dimezzare le spese destinate ad una finalizzazione in campo cinese, ma alla fine non lo fanno…ci sarà un perché? Vorrà dire qualcosa? Forse, la prima flessione intravista non è cosa seria e duratura? Volkswagen (sempre proiettata verso l'auto del futuro) è un esempio di quanto appena detto: “non prevediamo tagli di produzione in Cina”, lo ha confermato Andreas Lampersbach, portavoce della Casa tedesca, dopo che la rivista tedesca Spiegel aveva immaginato che il marchio di Wolfsburg stesse considerando delle riduzioni, compreso il taglio delle giornate di lavoro annuali negli stabilimenti da 300 a 270.

UNA PICCOLA INDISCREZIONE – Qualche giorno fa il ministro dell'economia e vice cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, ha fatto compiere un ulteriore passo avanti alla già molto stretta relazione bilaterale tra Germania e Cina. Gabriel ha sottoscritto con il ministro dell'industria e dell'information technology della Repubblica popolare, Miao Wei, un accordo per lo sviluppo congiunto della cosiddetta Industria 4.0, il nuovo modello di produzione basato sull'internet delle cose (IoT) e l'internet dei servizi (Volkswagen è tra i marchi più innovativi e tecnologici) “Vogliamo alimentare la partnership per l'innovazione siglata con la Cina nel 2014”, ha dichiarato Gabriel in conferenza stampa a Pechino. Gabriel era accompagnato da top manager di Volkswagen e Siemens, rispettivamente la principale produttrice europea di auto in Cina e la protagonista del progetto tedesco di “Industrie 4.0″. Gabriel ha chiesto inoltre un maggiore accesso per i prodotti tedeschi ai mercati cinesi, dove la Germania ha saputo guadagnarsi un ruolo privilegiato rispetto agli altri paesi europei, perché le sue grandi aziende si muovono di concerto con lo Stato, nonché grazie a una rete capillare di camere di commercio. Non a caso oltre il 50% delle aziende tedesche che operano in Cina – secondo un sondaggio delle camere di commercio – si aspetta di raggiungere gli obiettivi fissati per il 2015. Ci sembra questo un retroscena da non trascurare!

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