Il terremoto dieselgate continua a far danni: si dimette l'AD VW negli USA

Dopo 16 anni in VW, Michael Horn rassegna le dimissioni da Chief Executive di Volkswagen America. Cadono le teste ma la soluzione è ancora lontana

10 marzo 2016 - 13:21

Quasi sei mesi dopo la scoperta di quello che passerà alla storia come lo “scandalo dieselgate”, la Volkswagen si trova costretta ad affrontare l'ennesima brutta notizia in America, dove le autorità attendono soluzioni valide entro il mese in corso, riguardo il richiamo dei 600.000 veicoli truccati dal Costruttore tedesco. Intanto in Europa il Marchio ha iniziato la procedura di “ripristino alla normalità” delle auto coinvolte, ma i problemi sembrano non finire qui. 

LE DIMISSIONI – Volkswagen lo ha annunciato ieri pomeriggi: Michael Horn, 54 anni, alla guida del Gruppo tedesco in Usa dal 2014, si è dimesso. Il top manager ha così lasciato l'Azienda di comune accordo, “per perseguire altre opportunità concrete immediatamente'”, anche se nessun riferimento allo scandalo è stato fatto. Il suo posto viene assunto ad interim da Hinrich J. Woebcken, ex manager della Bmw. Horn nei mesi scorsi aveva testimoniato al Congresso, presentando le scuse a nome dell'Azienda, impegnandosi a rimediare anche con la promessa di approfondite inchieste interne per scongiurare in futuro tristi vicende come questa. “Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, Michael Horn ha costruito una forte relazione tra il Gruppo e la rete dei rivenditori, dimostrando una leadership esemplare anche nei momenti difficili per il Marchio”, lo ha detto Herbert Diess, Amministratore Delegato di Volkswagen, in una dichiarazione che riguardava le dimissioni di Horn.

ULTIMA DATA – 24 marzo 2016 è la data che Volkswagen ha segnato in evidenza sul suo calendario delle scadenze. Entro questa data il Marchio tedesco dovrà presentare una linea di intervento risolutiva per i motori EA 189 coinvolti nel dieselgate in America. Lo ha stabilito un giudice federale del distretto di San Francisco, aggiungendo che si tratta dell'ultima opportunità, perché di tempo la Casa di Wolfsburg (presa anche da problemi con una sua ambasciatrice “particolare”; leggi qui tutte le curiosità) ne ha avuto a sufficienza dallo scorso settembre, quando tutti vennero a conoscenza del “fattaccio”. In Europa si sta già procedendo all'adeguamento dei motori di 2,0 litri Tdi; il primo modello a esser richiamato è stato il pick-up Amarok, poi seguirà la Passat (leggi qui cosa ha fatto un privato per aver acquistato una Tiguan “truccata”). Tutti sanno però che tra la legislazione europea e quella statunitense c'è una profonda differenza nei limiti imposti alle emissioni di NOx, tali da non consentire l'adozione delle stesse misure negli Usa.

600 MILA AUTO – Tante sono le vetture da richiamare in nord America e fino ad ora la proposta presentata dalla Volkswagen è stata respinta dal CARB (California Air Resources Board). Il legale che ha rappresentato Volkswagen dinanzi al giudice, Robert Giuffra, secondo quanto riportato dall'agenzia Reuters, ha spiegato come i colloqui tra EPA (Environmental protection agency), Carb, Volkswagen e Dipartimento di giustizia USA proseguano, con progressi nella ricerca di soluzioni (anche Muller è fiducioso; leggi qui le sue dichiarazioni in merito). Il giudice Breyer, dopo che il Dipartimento di giustizia statunitense ha citato in giudizio Volkswagen per 46 miliardi di dollari, ha sottolineato come, in assenza di una proposta di intervento approvata dalle autorità entro il 24 marzo 2016, “la causa avanzerà piuttosto in fretta”. Non è tutto: il Ministero americano di Giustizia, che sta già indagando sulla Casa automobilistica tedesca, ha aperto una nuova causa contro Volkswagen, chiedendo all'Azienda delle informazioni su diverse questioni aperte per scoprire se ci sono state anche violazioni delle leggi fiscali. Le richieste aiuteranno le autorità a seguire una “nuova pista”, che potrebbe portare altre brutte notizie a Wolfsburg.

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