Gli italiani e gli spostamenti: costretti alle code in auto

Ipsos e BCG scoprono che gli italiani perdono più tempo della media per spostarsi. Forzati a usare l'auto per le carenze dei mezzi pubblici

30 agosto 2017 - 9:53

Il perdere tempo nel traffico è una delle cose più fastidiose in assoluto: il senso d'impotenza che assale chi vede scorrere minuti e ore inutilmente quando si potrebbero fare molte altre cose diverse e più utili/soddisfacenti è veramente frustrante e angosciante. La densità di popolazione delle città contiene al suo interno i semi del traffico, che non si fanno pregare per germogliare rigogliosi. Molto si può fare, e si sta già facendo, per limitare questa piaga (leggi di che Volvo già nel 2012 pensava come mitigare l'incubo delle code e degli incroci) ma, nel frattempo, cosa pensano i cittadini? A dircelo è un'indagine internazionale condotta da Ipsos e Boston Consulting Group.

PERDERE TEMPO L'indagine ha coinvolto circa 10.000 persone di 10 Stati europei (Francia, Irlanda, Italia, Germania, Spagna, Belgio, Grecia, Polonia, Slovacchia, Portogallo); il campione di ogni Paese era composto da un migliaio di individui e rappresentava, tramite il metodo delle quote, la popolazione nazionale di età pari o superiore ai 15 anni. L'indagine è stata condotta dal 23 febbraio al 28 marzo 2017 via internet e questo fatto, che implica la partecipazione di persone che usano il Web, potrebbe spiegare le dichiarazioni di grande fiducia nella tecnologia emersa dalle risposte. Cominciamo dicendo subito che se gli spostamenti e il tempo che fanno perdere (sapevi che il traffico dipende da un'auto ogni 10?) sono l'incubo di tutti gli europei, noi italiani “soffriamo” più della media: risulta infatti che gli abitanti del Bel Paese dedicano agli spostamenti circa un'ora in più a settimana (con 10 ore e 40 minuti siamo secondi solo ai greci) rispetto alla media europea, considerando tutti i mezzi di trasporto. Numeri record anche riguardo al ruolo dell'automobile: questo mezzo di trasporto è il Numero Uno in Italia per gli spostamenti obbligatori e quotidiani; noi siamo però anche i “campioni”, insieme ai greci, per l'uso delle 2 ruote, usate dal 6% di chi si sposta per studio o lavoro contro l'1% degli slovacchi.

 Usiamo quindi molto i mezzi privati ma lo facciamo spesso per necessità, dato che siamo quelli che chiediamo più investimenti per i trasporti intermodali (72% contro 61% della media di tutti i Paesi coinvolti nell'indagine) e il 73% degli italiani, 7 punti percentuali in più della media, sarebbe pronto a usare meno l'auto privata se si investisse nei trasporti pubblici e nell'intermodalità.

FIDUCIA NELLE NUOVE TECNOLOGIE L'italica scontentezza non finisce qui, dato che siamo più insoddisfatti della media europea riguardo la scorrevolezza del traffico nelle ore di punta (62% contro 58%). Conoscendo la realtà del nostro sistema dei trasporti non ci si può poi stupire se gli italiani sono gli europei più critici per quanto riguarda l'intermodalità dei mezzi di trasporto: solo il 32% è soddisfatto dei punti di scambio fra le diverse modalità di trasporto (la media europea vale infatti 44%). Siamo inoltre i più insoddisfatti in merito alla rete di trasporti pubblici urbani dato che essa viene approvata soltanto dal 35% di noi contro il 45% della media degli europei, sfiducia derivata anche dal fatto che, per il 43% degli italiani (contro il 35% della media europea), è difficile utilizzare i mezzi pubblici nelle vicinanze di casa propria.

Gli italiani ripongono però molta fiducia nei servizi digitali, considerati essenziali per migliorare li loro spostamenti. A loro piacerebbe avere migliori informazioni sull'offerta di trasporti pubblici vicino casa (71%) e sui servizi di carpooling e car sharing (60%) mentre il facile ottenimento di itinerari basati su più mezzi di trasporto è voluto dal 69% e soluzioni di pagamento tramite smartphone sono ben considerate dal 60%. Valutata favorevolmente dal 58% degli italiani anche la possibilità di viaggiare con vetture autonome su corsie riservate contro il 52% della media europea (leggi che la UE pensa che la guida autonoma fraà guadagnare soldi, tempo e salute).

STANCHI MA OTTIMISTI Tira le somme Lamberto Biscarini, Senior Partner e Managing Director di BCG e responsabile europeo del settore trasporti e turismo: “Gli europei sembrano abbastanza soddisfatti delle singole infrastrutture di mobilità – ferrovie, rete stradale, trasporti pubblici – ma sono invece scontenti delle connessioni fra questi sistemi. Nei passaggi tra le diverse infrastrutture si perde infatti tempo, aspettando il mezzo successivo ma anche cercando di capire il da farsi. Un aiuto potrebbe però arrivare dalla tecnologia: gli italiani infatti chiedono più servizi digitali per trovare rapidamente informazioni sui mezzi di trasporto, costruire itinerari di viaggio completi e pagare in modo integrato. Gli italiani vorrebbero infatti il titolo di viaggio unico (74%), autostazioni meglio collegate ai trasporti pubblici (76%) e piazzole nelle quali lasciare la propria auto e prendere un altro mezzo di trasporto su autostrada o superstrada (62%). La domanda c'è, serve una programmazione dell'offerta anche nel settore della nuova mobilità (leggi dei bus senza conducente in UK): gli italiani sono ottimisti e il 76% del campione pensa che tra 15 anni viaggerà con auto elettriche senza problemi di autonomia, contro il 73% della media europea. La quota dei nostri connazionali che giudica insufficienti gli investimenti per le colonnine di ricarica vale infatti il 77% contro il 74% della media degli europei”.

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