Dieselgate, secondo ex-top manager Audi arrestato in Germania

L'ex responsabile dei motori VW e top manager Audi e Porsche è stato arrestato in Germania per il dieselgate. Era molto vicino all'ex AD Winterkorn

29 settembre 2017 - 16:28

“Non poteva non sapere”: questa sorta di mantra viene sempre ripetuto quando un pezzo grosso viene incriminato ma spesso c'è il corollario del “se veramente non sapeva allora non era un bravo manager/politico/amministratore”. Rimanendo nel luogo comune, in questo caso riferito al pensare male è peccato ma ci si indovina, siamo stati in molti a pensare che la manipolazione delle emissioni fosse sì stata implementata da tecnici “normali”, magari in forza ai fornitori (leggi che VW e Bosch patteggiano 1,5 miliardi per il diesel 3.0), ma che decisioni così importanti e pericolose non potevano che avere l'avallo di manager molto in alto. La recentissima notizia dell'arresto di un ex componente del consiglio di amministrazione e responsabile dei motori in varie aziende del Gruppo VW dimostra forse la fondatezza di queste sensazioni.

HO FATTO CARRIERA Le fonti della notizia sono varie e autorevoli e quindi possiamo tranquillamente dire che Wolfgang Hatz è stato arrestato a Monaco di Baviera, un fatto piuttosto rilevante dato che sinora si tratta dell'impiegato del Gruppo Volkswagen di più alto grado arrestato finora e che viene per giunta dato per molto vicino e confidente dell'ex AD Martin Winterkorn.

Il Curriculum di Hatz è infatti di tutto rispetto: in Porsche ha guidato il Test Department Formula 1 quando ancora la Casa non faceva parte del Gruppo V e dal 2001 al 2007 è stato a capo dell'Engine development di Audi per poi diventare Head of Unit Development e General Manager del Gruppo Volkswagen proprio negli anni nei quali si sarebbe sviluppato il dieselgate. Nel 2011 Hatz è entrato a far parte del Board of Management di Porsche, nel ruolo di Responsabile Ricerca e Sviluppo.

NON COMMENTO MA… Dopo qualche anno passato tranquillamente nell'importante e prestigioso ruolo, il clima intorno a Hatz si fa pesante. Poco tempo dopo lo scoppio del Dieselgate, nato nel settembre del 2015, Hatz è stato privato del suo posto nel board di Porsche e nel 2016 ha concordato con Porsche la sospensione del suo contratto (leggi che nel 2016 Porsche brindava alle sue vendite record, decideva di produrre la Misson E e sperava di riavere Hatz nella squadra). Porsche pur sottolineando, all'epoca, che le sue indagini interne non avevano evidenziato alcuna condotta sbagliata da parte di Hatz, ha concordato un trattamento di fine rapporto che, secondo Süddeutsche Zeitung, sarebbe stato erogato con una clausola di restituzione nel caso in cui Hatz avesse commesso violazioni dei suoi doveri.

Secondo Reuters il legale che rappresenta Hatz ha rifiutato sia di confermare l'arresto sia di commentare ulteriormente. I procuratori di Monaco avevano arrestato in precedenza un secondo sospetto, del quale non hanno rivelato l'identità, e hanno dichiarato che la cerchia dei sospettati si sta ampliando. Gli ispettori hanno perquisito anche le abitazioni personali ma non le sedi aziendali; un portavoce di Audi ha invece dichiarato che l'azienda non è a conoscenza dell'arresto e continua a collaborare con le autorità.

PERQUISIZIONI E ARRESTI Altri dettagli sono stati rivelati da Autonews e Reuters: a marzo gli ispettori di Monaco di Baviera hanno perquisito gli uffici del quartier generale di Ingolstadt, una sede nella quale lavorano circa 44 mila persone. Sono stati perquisiti persino gli uffici di Jones Day, lo studio legale statunitense incaricato da Volkswagen di indagare internamente riguardo lo scandalo delle emissioni (leggi della mega-indagine condotta da 480 esperti che analizzeranno 100 Terabyte di dati). Le autorità statunitensi stanno inoltre cercando di estradare l'ex manager di Audi, Giovanni Pamio, (leggi della condanna a 3 anni per un ex ingegnere VW e dei sospetti su Pamio) arrestato in Germania a luglio e attualmente in custodia in attesa degli sviluppi delle inchieste tedesche. In agosto, forse lo ricorderete, l'ex ingegnere del gruppo VW James Liang è stato condannato a 40 mesi di carcere negli USA e ad un'ammenda di 200 mila dollari. L'elenco degli indagati/arrestati conta anche Oliver Schmidt, ex dirigente VW che, dichiaratosi colpevole di fronte ad un tribunale federale a Detroit, sarà condannato il 6 dicembre. Schmidt rischia 7 anni di carcere e una multa fino a 400 mila dollari in seguito alle sue ammissioni di aver ingannato i regolatori USA e aver violato le leggi sull'inquinamento atmosferico.

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