A distanza di 3 anni dal Decreto che consente il montaggio di cerchi e pneumatici più grandi di quelli di serie ecco come stanno realmente le cose

2 agosto 2016 - 13:07

Il Decreto ruote n.20 promulgato a marzo 2013 ha dato un indirizzo non solo al soft tuning stabilendo una procedura chiara e semplice per montare cerchi e pneumatici diversi da quelli riportati sul libretto, ma farà anche piazza pulita di cerchi in acciaio e in lega privi di qualsivoglia marchiatura e dei minimi criteri di sicurezza durante la guida (il Ministero però dovrà chiarire chi e come farà i controlli su strada dopo aver autorizzato la spesa di 5 milioni di euro per le verifiche). Nonostante siano molti gli automobilisti che fino ad oggi hanno potuto trascrivere sul libretto e regolarizzare con facilità il montaggio di gruppi ruota (quindi cerchio, pneumatico, bulloni ed eventuali distanziali) c'è ancora molta confusione sulla necessità o meno del nullaosta del Costruttore auto abolito dal Decreto ruote, e la disinformazione sul cosiddetto “InchUp” fa spesso da muro nelle officine poco aggiornate. Criticità e difficoltà che le aziende protagoniste nel settore dei cerchi cercano di colmare. Abbiamo quindi chiesto aiuto ad OZ Racing, in occasione di una recente intervista sulla Formula SAE delle Università di tutto il mondo per analizzare la situazione attuale sul montaggio di ruote più grandi di quelle riportate sul libretto.

RUOTE PIU' GRANDI E CERCHI TRACCIABILI Fin dal suo annuncio il Decreto ruote è stato oggetto di approvazioni e critiche (leggi qui i primi chiarimenti sul decreto ruote) poiché da un lato si vedeva finalmente la possibilità di avvicinarsi alla più permissiva Germania in fatto di omologazioni e tuning, dall'altro i paletti imposti nella stesura della bozza durata oltre 2 anni (ogni gruppo ruota deve essere testato e approvato dal Ministero che lavora gomito a gomito con i Produttori che richiedono l'omologazione per i singoli modelli di auto) ponevano una limitazione sulle misure compatibili (ad onor del vero anche la più diffusa Fiat Punto può montare cerchi da 17 pollici a seconda delle specifiche costruttive del modello; una misura maggiore non sarebbe per niente adeguata a molte strade italiane dissestate). Il vero putiferio però si è scatenato quando il Ministero ha prorogato più volte i termini per smaltire i cerchi invenduti, leggi qui –  prodotti prima del Decreto e privi di marcature, accogliendo le richieste delle Associazioni di Costruttori di ruote. Una serie di rimpalli che rende un'idea dell'Italia insabbiata nella burocrazia. Ma se il Decreto ruote nasce per semplificare, dove sono le difficoltà lamentate da molti lettori? E' ancora necessario richiedere il nullaosta al Costruttore? Lo abbiamo chiesto a Claudio Bernoni, Presidente di OZ Racing.

L'ITALIA E' INDIETRO MA SECONDA SULLE RUOTE Riguardo alla lentezza cronica italiana Claudio Bernoni, ci ha risposto: “E' vero che l'Italia in fatto di omologazioni ha dovuto recuperare terreno rispetto alla Germania, ma dopo aver recepito la normativa europea con il Decreto ruote è il secondo Paese europeo dopo la Germania ad avere un sistema di omologazioni che definisce anche i criteri di sicurezza sulle più semplici ruote in acciaio”. “Va anche chiarito – continua l'ing. Bernoni – che prima del Decreto ruote la Germania era la sola e unica ad avere un sistema del genere, visto che altri come Svizzera e Austria recepiscono le omologazioni tedesche mentre Francia e Inghilterra non hanno neppure omologazioni relative alla ruota”.

IL NULLAOSTA SERVE ANCORA? Nonostante questo però molti lettori alle prese con l'installazione di cerchi e pneumatici di misura maggiore si scontrano ancora con difficoltà legate al nullaosta o alle sommarie informazioni del gommista. E' il caso, solo per fare un esempio, di alcuni lettori e clienti Audi che sulla scia del Decreto ruote hanno richiesto in officina l'installazione sul modello A3 2016 di cerchi  da 18 pollici della linea accessori del Costruttore, quindi optional acquistabili presso le concessionarie, ma non riportati sul libretto di circolazione e per questo si sono visti chiedere dal funzionario della Motorizzazione il nullaosta del Costruttore, come voleva la prassi antecedente al Decreto ruote. Come se non bastasse neppure le officine spesso riescono ad indirizzare i clienti nel modo corretto. A tal proposito il Presidente Bernoni ci spiega che “OZ Racing ha messo su un sistema informatizzato che tramite la targa consente di avere una serie di informazioni e stiamo lavorando da molti mesi al fianco dei gommisti e degli agenti di Polizia con corsi di aggiornamento. E' chiaro che ci sono aziende che essendo partite prima (leggi della prima ruota omologata da OZ Racing in anticipo sul decreto, ndr) sono più specializzate di altre che invece devono far fronte ad alcune difficoltà”. Difficoltà che a volte coinvolgono anche OZ Racing: “E' una fase iniziale, quindi ci sono delle problematiche anche con gli uffici territoriali della Motorizzazione che sentiamo quotidianamente – spiega Bernoni – e a volte ci dicono che qualcosa non va bene. Allora dobbiamo rivolgerci all'Ufficio centrale della Motorizzazione a Roma che interviene e spiega che non serve il nullaosta per trascrivere le nuove misure sul libretto se il gruppo ruota aftermarket è omologato e installato come prescrive il Decreto, mentre se si richiede l'installazione di cerchi originali dopo aver comprato un'auto nuova – il classico è Audi – la procedura di trascrizione diventa più complessa di quella prevista dal Decreto”. “Con un po' di buona volontà si riesce sempre a portare a termine l'aggiornamento del libretto. Ci vorrà però del tempo affinché diventi semplice per tutti”, conclude Claudio Bernoni.

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