De Tomaso dice addio all'Italia, il suo futuro è cinese

Venduta poco prima ai gruppi L3 Holding, De Tomaso è passata ora in mano Ideal Team Ventures Limited. Centinaia di impiegati sono senza speranza

29 aprile 2015 - 10:00

Al tribunale di Torino è stato il gruppo cinese Ideal Team Ventures Limited ad aggiudicarsi l'asta che riguardava attività del brand italiano De Tomaso. Il prezzo di riacquisto della ditta automobilistica? € 1.050.000, una cifra che dovrà essere pagata entro due giorni dal letto di vendita presso il notaio del fallimento. Il consorzio cinese, con sede legale nelle isole Vergini e sede operativa a Hong Kong, non era l'unica a mostrare interesse nell'azienda italiana. Tra i pretendenti, c'era anche l'italiana Eos che, tuttavia, non è andata oltre € 1.040.000. I lavoratori presenti in aula hanno difficilmente nascosto la loro delusione.

QUALE FUTURO? – Solo qualche settimana fa l'Italia aveva ceduto due importanti tessere del puzzle automobilistico italiano, infatti scrivevamo: Pirelli diventa cinese e Pininfarina all'indiana Mahindra. “Con la vendita di oggi si conclude una vicenda cominciata male e finita peggio di cui gli unici a pagare il prezzo sono i lavoratori che vedono sfumata la possibilità di tornare a produrre auto nel torinese”, queste le parole di Giuseppe Anfuso della Uilm di Torino.  “L'esito dell'asta lascia dunque senza prospettive gli 800 lavoratori dello stabilimento di Grugliasco e gli oltre 100 di quello di Livorno”, secondo Vittorio De Martino, segretario regionale della Fiom-Cgil, e Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil. Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha dichiarato che “stiamo già organizzando per la prossima settimana un incontro con le associazioni sindacali e l'Unione industriale di Torino per capire se c'è un modo per garantire possibilità di lavoro a quanti degli 800 lavoratori De Tomaso non riescano ad accedere agli ammortizzatori sociali.”

I MODELLI STORICI DEL MARCHIO –  De Tomaso era stata fondata nel 1959 da parte del pilota italo-argentino Alejandro De Tomaso. Il marchio è stato reso famoso grazie a modelli iconici, considerati vere e proprie alternative alle Ferrari e Maserati di allora, che tuttora rimangono nel cuore degli appassionati. Come dimenticare la Mangusta con il suo possente V8 di derivazione Ford oppure la Pantera prodotta tra il 1971 e il 1991, sempre dotata dell'otto cilindri americano? Ma De Tomaso, a differenza di quanto possano pensare gli appassionati di automobilismo sportivo, non era solo focalizzato sulle auto di lusso. Ricordiamo ad esempio che il brand torinese aveva realizzato una Mini Innocenti in chiave sportiva. Non dimentichiamo poi che il marchio è stato impegnato, seppur per breve tempo, in Formula 1 agli inizi degli anni '60.

TRISTE DESTINO – La situazione ha iniziato a vacillare dopo la morte del fondatore del marchio nel 2003. Da quel momento in poi, l'azienda automobilistica ha conosciuto svariati nuovi proprietari. Nel 2012 era stata ripresa dalla Car Luxury Investment, azienda italiana che fa parte del cinese Hotyork Investment Group, mentre a marzo scorso L3 Holdings, un gruppo di investimento svizzero, aveva comprato i diritti con un'offerta da 2 milioni di euro, ma – non avendo potuto saldare i conti a tempo debito – L3 è stata messa sotto inchiesta e un'altra asta doveva tenersi per definire le sorti di De Tomaso. Ancor più incerto il futuro dei 900 impiegati torinesi e livornesi che attendono le loro sorti e sperano in un segno divino proveniente dalla Cina.

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