Un altro pezzo di Italia se ne va, Pirelli diventa cinese

Sede e centro ricerca rimarranno in Italia ma il padrone sarà di fatto lo stato cinese

23 marzo 2015 - 13:13

Un altro pezzo di Italia finisce in mani straniere e stavolta si tratta di una delle aziende che hanno rappresentato di più nella storia del nostro Paese, la Pirelli di Milano. Sono cinesi (che assumono anche in altri settori) i nuovi “soci forti” della Bicocca, in particolare ChemChina, azienda chimica cinese inserita al diciannovesimo posto nella lista delle venti aziende più grandi della Cina. Il Cda di Camfin si è riunito per dare il via libera definitivo all'accordo con cui trasferirà il 26,2% di Pirelli (qui abbiamo provato l'ultimo prodotto) alla newco in cui ChemChina avrà il 65% e il 35% sarà di Nefgarant (Rosneft, compagnia petrolifera russa già azionista di Pirelli) e Coinv (Tronchetti Provera e storici alleati, Unicredit e Intesa Sanpaolo). ''L'accordo rappresenta una grande opportunità per Pirelli – ha commentato il presidente Marco Tronchetti Provera – perché l'approccio al business e la visione strategica di ChemChina garantiscono sviluppo e stabilità di Pirelli”.

LE QUOTE AZIONARIE – Sarà il veicolo Bidco a lanciare un'Opa totalitaria a 15 euro sulle azioni Pirelli e a fine operazione avrà la maggioranza del capitale della Bicocca, tra il 51 ed il 65% a seconda di come andrà l'offerta pubblica. Il titolo, invece, sarà scambiato in Piazza Affari fino al momento del ritiro. Così Pirelli potrà essere divisa in due rami d'azienda, separando quello degli pneumatici per auto e moto (Tyre) da quello per i veicoli pesanti (Truck), che si unirà a Aeolus Tyre (ChemChina), così da diventare il quarto produttore mondiale di gomme per camion. Pirelli Tyre, invece, potrebbe tornare in Borsa nei prossimi quattro anni più snella ma il condizionale in è d'obbligo, perché il complesso meccanismo stabilito prevede il ritiro dalla Borsa proprio per velocizzare i tempi del riassetto industriale.

POSSIBILI INTOPPI – Infatti, per completare il tutto, manca ancora il parere dei titolari del 22,59% di Pirelli che finora hanno seguito la vicenda dall'esterno. Sono i fondi Fil Limited ed Harbor International, rispettivamente con il 2 ed il 5,06% del pacchetto azionario, di Edizione (famiglia Benetton) con il 4,6%, dei Malacalza (6,98%) e di Mediobanca (3,95%). A oggi solamente la famiglia Malacalza ha dato un segnale manifestando l'intenzione di non aderire subito all'offerta. Il gruppo ligure infatti potrebbe fare leva anche sul potenziale potere di veto sul ritiro dalla Borsa, dato dal 6,98% in suo possesso, mentre i Benetton attendono. Ad ogni modo, i 15 euro stabiliti per l'Opa sembrano un prezzo conveniente, ma il mercato ha già fatto capire di aspettarsi di più, come indica la chiusura a 15,23 euro di venerdì scorso.

CHI SONO I CINESI – Ma chi è il nuovo proprietario di Pirelli, che ha accettato – tramite un preciso accordo modificabile solo dal 90% dei voti in assemblea – che la sede e centro di ricerca (qui le ultime invenzioni) rimangano in Italia? È una multinazionale che si occupa di chimica tradizionale e materiali avanzati, nata nel 2004 e a controllo statale. Infatti è amministrata dalla Sasac l'ente di riferimento per buona parte delle industrie di Stato cinesi. ChemChina dà lavoro a 140.000 persone, operando in sei diversi settori, che vanno dalla chimica dei nuovi materiali alla gomma, ed è presente in 140 Paesi con 118 controllate, tra cui nove quotate, 6 divisioni e 24 centri di ricerca.

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