Dopo Pirelli alla Cina, Pininfarina all'India?

Mahindra avrebbe svelato il suo "interesse? nel gruppo italiano. Pininfarina è italiana ma non si sa ancora fino a quando

26 marzo 2015 - 15:00

Il principale azionista del gruppo italiano di design automobilistico Pininfarina, la società Pincar, avrebbe ricevuto una manifestazione di interesse da parte del gigante indiano Mahindra, ma nessun accordo è stato ancora firmato. Pincar non esclude di voler cedere la sua parte in Pininfarina, ma sottolinea che “a questo punto, nonostante l'interesse manifestato da Mahindra – uno dei più importanti clienti di Pininfarina – non esiste nessun accordo tra le due parti a livello di riacquisto di Pininfarina dall'azienda indiana.” A distanza di soli due giorni dall'acquisizione cinese di un altro simbolo italiano, il Costruttore di gomme Pirelli, anche l'azienda che ha plasmato le vetture più sportive icone degli ultimo 70 anni sembra pronta a cambiare bandiera.

AVANTI LA PROSSIMA – L'Italia sembra essere destinata a diventare straniera. Solo pochi giorni fa dicevamo che Pirelli è stata acquisita da ChemChina, azienda chimica cinese nata nel 2004. Nonostante la sede del Costruttore di Pneumatici rimarrà nel Bel Paese, il protagonista numero uno sarà lo stato cinese. A giudicare dalle parole di Marco Tronchetti Provera, AD Pirelli, non c'è da preoccuparsi: “L'accordo rappresenta una grande opportunità per Pirelli perché l'approccio al business e la visione strategica di ChemChina garantiscono sviluppo e stabilità di Pirelli.” Tuttavia non la pensano così gli italiani che vedono andarsene un pezzo della storia italiana. E ora ci sarà da digerire anche questo ipotetico riacquisto di Pininfarina, altro grande colosso dell'industria italiana, per molti considerato come il massimo dell'italianità in fatto di carrozzerie che hanno fatto la storia del mondo automobilistico, da noi come all'estero.

SERIE DIFFICOLTA' FINANZIARIE – Secondo l'agenzia finanziaria americana Bloomberg, Pincar detiene il 76% di Pininfarina, ma i titoli che detiene in Pininfarina sarebbero ipotecati presso delle banche creditrici sin da una ristrutturazione avvenuta nel 2008. Secondo questo comunicato emesso su richiesta dell'autorità borsistica Consob, “da un po' di tempo, Pincar, in accordo con gli istituti finanziari, prevede diverse opzioni in vista del sostegno e dello sviluppo del piano industriale di Pininfarina, tra le quali un'eventuale cessazione della sua partecipazione.” Una eventuale cessazione necessiterebbe il via libera da parte di tredici banche creditrici del gruppo di design, sottolinea il comunicato. In preda a gravi problemi economici sorti negli ultimi anni, il gruppo ha già dovuto rinunciare all'assemblaggio per concentrarsi sul design e l'ingegneria. Dopo una lunga serie di perdite, ha realizzato nel 2014 un fatturato di 86.6 milioni di euro (+8.5%), per un beneficio netto di 3.9 milioni di euro. Ma oltre ai numeri è il know how che accompagna il nome Pininfarina ad ingolosire il Costruttore indiano, noto per veicoli tutt'altro che seducenti.

I CAPOLAVORI DEL MAESTRO – Per capire meglio cosa perderemmo con l'addio a Pininfarina ecco una panoramica dei modelli più iconici realizzati dal reparto stilistico italiano. Fondata nel 1930 a Torino, la carrozzeria Pininfarina si è subito proiettata nel design automobilistico collaborando con grandi nomi dell'industria, quali Ferrari, Alfa Romeo e Peugeot. Dai suoi studi di lavoro sono usciti veri pezzi di stile come le ben note italiane Alfa Romeo Giulietta Spider, Ferrari Testarossa, California, 250 GT o ancora 410 Super America, ma anche una certa Maserati Quattroporte. I francesi ricorderanno sicuramente la Peugeot 403 e la più recente 406 Coupé. Non dimentichiamo però  il prototipo Nido EV, un progetto che ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo del propulsore della Bolloré Bluecar. Le opere di Pininfarina hanno oltrepassato anche mari ed oceani con le Rolls-Royce Camargue e Cadillac Allante.

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