Daimler annuncia 4 miliardi di tagli: è il paracadute per l'auto elettrica

Alla riunione con gli investitori Daimler ha presentato 4 miliardi di risparmi per Mercedes: serviranno per coprire i costi dell'auto elettrica

11 settembre 2017 - 21:19

La rivoluzione elettrica promette molto: zero emissioni locali da combustione, una meccanica più semplice e affidabile ed un'erogazione con molta coppia sin dai bassissimi regimi. Fra i punti deboli c'è l'ansia da autonomia, eliminabile con batterie più capaci che però, allo stato attuale, hanno pesi, ingombri e costi proibitivi (leggi della batteria a “fogli” a grande capacità). La rivoluzione è “faticosa” anche per l'industria, perché il cambiamento è forse paragonabile al passaggio dalle vele al motore a vapore. Gli investimenti si preannunciano massicci e le Case si stanno preparando anche con tagli e ottimizzazioni drastici, come quelli annunciati da Mercedes.

CI GUADAGNIAMO POCO L'annuncio, come riportato da Autonews, è stato abbastanza impegnativo: Mercedes-Benz, per bocca del direttore finanziario Frank Lindenberg, ha fatto sapere che il lancio della famiglia di auto elettriche EQ potrebbe comportare il non raggiungimento del margine di profitto che si era data come obiettivo di medio termine. Il Costruttore lancerà quindi un articolato programma di taglio dei costi, del valore di 4 miliardi di euro, per contrastare questa preannunciato calo nei guadagni. Lindenberg ha inoltre dichiarato che “Mercedes avrebbe rinunciato a parte dei suoi profitti a breve termine pur di assicurarsi maggiori vendite di automobili elettriche in modo da rispettare le sempre più stringenti norme futuro sulle emissioni. Il nostro obiettivo rimane un ritorno del 10% sulle vendite ma ci stiamo preparando ad un 'corridoio' fra l'8% e il 10%”.

ORSI ALL'ATTACCO Queste frasi, pronunciate di fronte agli analisti finanziari, danno forza al clima ribassista (bearish, da bear, orso) che si sta creando intorno ai costruttori tradizionali legati ai motori a combustione interna (leggi che Delphi prende le distanze dalla sua produzione più tradizionale). L'idea è che essi “subiranno”, a causa dei regolamenti sempre più rigidi e degli scandali (leggi che anche Volkswagen è sotto pressione per passare all'elettrico), la transizione verso le auto a basse o zero emissioni. Questa transizione, essendo grandemente eterodiretta, non potrà essere “pilotata” e pianificata dall'interno e quindi impatterà la redditività dei Costruttori.

 Le spese di sviluppo (ma anche accessorie, basta pensare alla formazione delle reti di vendita e assistenza) faranno sì che, come spiegato da Lindenberg, “i veicoli elettrici avranno margini inferiori, almeno all'inizio del loro ciclo di vita; siamo comunque certi di poter eliminare, con il tempo, la differenza. Possiamo ipotizzare che le auto elettriche, almeno all'inizio, ci daranno circa la metà del margine di una vettura a combustione interna e quindi le previsioni di redditività subiranno una forte pressione”. Quest'affermazione dimostra le difficoltà del cambiamento, dato che le automobili elettriche dovrebbero essere più facili da assemblare rispetto a quelle tradizionali.

UNA GAMMA RIVOLUZIONATA Il marchio di punta di Daimler annuncia che fino al 25% delle sue berline, SUV e coupe saranno elettrici entro il 2025, compreso il SUV medio EQ-C che arriverà nel 2019 (leggi della EQA che debutterà al Salone di Francoforte 2017). Questo spiegamento di forze non sarà indolore perché, come precisato da Lindenberg, circa il 75% di questi veicoli elettrici sostituirà le versioni più redditizie fra quelle dotate di motore a scoppio. Possiamo pensare che le versioni che marginano di più sono proprio le più grosse e ad alte emissioni ed è per questo che verranno sostituite.

Nella stesso investor day di Sindelfingen (in Germania) l'AD Dieter Zetsche ha dato un traguardo intermedio, preannunciando che Mercedes offrirà 50 versioni elettriche di tutti i suoi modelli entro il 2022. I piani di Daimler per elettrificare la propria gamma entro quella data erano stati annunciati già a marzo, ma la tabella di marcia stabilita da Zetsche è più ambiziosa di quanto annunciato precedentemente. Il programma di risparmi e ottimizzazione si chiama “Fit for Leadership” ma è stato subito soprannominato FfL 4.0, con un chiaro riferimento ai miliardi in gioco. Le montagne russe del margine non finiscono mai: il margine operativo del primo semestre era risalito al 10% dal deludente 6,7% di un anno fa, schiacciato dai costi del richiamo di Takata, e già ora si dovrà di nuovo tirare la cinghia.

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