Contachilometri manomessi: la Germania propone armi contro le frodi

La piaga dei contachilometri taroccati affligge anche la Germania, che pensa a database crittografati e auto inviolabili. Saranno sistemi affidabili?

14 luglio 2015 - 15:26

Se cercate su Internet la voce “riparazione contachilometri” troverete centinaia di migliaia di risultati. E allora?, chiederà più di qualcuno. Il punto è che pensando a come funzionano i tachimetri/contachilometri delle auto moderne ci si stupisce del fatto che ci sia bisogno di così tanti manutentori per questi strumenti.

MENO AFFIDABILI OPPURE TAROCCABILI? – Quelli che hanno passato gli “anta” ricorderanno sicuramente la trasmissione flessibile (il famoso cordino) che arrivava dal cambio e metteva in movimento sia l'ago del tachimetro sia le rotelline del contachilometri. Oggi i tachimetri ed i contachilometri sono elettronici e funzionano tramite gli impulsi delle ruote foniche dell'ABS (o di un trasduttore all'uscita del cambio): “contandoli” nell'unità di tempo si calcola la velocità mentre sommandoli si ha la distanza percorsa. I km totalizzati sono ormai da anni indicati da display e anche i tachimetri saranno presto sostituiti da strumenti virtuali (vedi la strumentazione della Fiat Nuova 500) del tutto privi di parti in movimento. La loro affidabilità dovrebbe essere quindi molto alta già oggi: con tutto il rispetto per le officine che fanno effettivamente riparazioni, molte di queste aziende probabilmente fanno della “scalatura” un importante ramo della loro attività.

PROVIAMO CON IL DATABASE – La piaga del contachilometri manipolati non è un problema solo italiano: come confermato dall'ADAC, il Club dell'Automobile Tedesco, questa pratica è diffusa anche nella precisissima Germania. Proprio nel Paese della Merkel attualmente è molto discussa l'ipotesi di incrementare l'affidabilità delle indicazioni usando un database contro le manipolazioni della strumentazione. L'idea è quella di inserire i chilometraggi rilevati durante le revisioni, gli interventi in assistenza ed i tagliandi in un database centralizzato che li associ a quella vettura in modo da conservare una memoria storica di quel contachilometri. In realtà questa metodica ha diversi punti deboli, il primo dei quali è il “buco nero” che intercorre fra la vendita e la prima rilevazione, che può tardare anche di 3 anni se si tratta della prima revisione (4 anni in Italia). Alla prima registrazione il valore presente nel contakm – reale o scalato che sia – verrebbe addirittura reso ufficiale, “ripulito” proprio dalla revisione. Un altro effetto, questa volta psicologico, è che i consumatori – contando sul database – sarebbero molto meno attenti perché falsamente sicuri della veridicità della cifra indicata nel contachilometri.

SAREBBE MEGLIO PREVENIRE IN FABBRICA – Che la questione vada affrontata e possibilmente risolta è assolutamente necessario perché la manipolazione dei tachimetri  produce un danno valutabile in circa 6 miliardi di euro nella sola Germania mentre in Europa la truffa vale 9,6 miliardi. La soluzione migliore sarebbe proteggere a monte, ossia progettare i contakm con una memoria la cui manomissione/sostituzione fosse così costosa da non renderla conveniente. In effetti è oggi possibile azzerare un contachilometri con circa 150 euro, una cifra alla portata di tutti. Il sistema del database, tra l'altro, avrebbe dei costi non indifferenti (le “visure” non sarebbero gratuite) con benefici tutti da dimostrare mentre la criptazione sicura dei tachimetri direttamente in fabbrica potrebbe costare soltanto un euro in più a veicolo.

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