Concessionari auto controcorrente: così l'industria può superare la crisi

Fare networking e condividere idee ed esperienze contro le difficoltà: l'Anticrisi Day nasce per questo. Dai dati si conferma la ripresa del mercato

14 aprile 2016 - 19:44

Il nome è tutto un programma: Anticrisi Day! Roba da far drizzare le orecchie ai concessionari, che infatti hanno partecipato numerosi a questa convention. L'organizzatore è Anticrisi Day ONLUS e gli interventi sono stati molto qualificati: vediamo com'è andata.

UNITI È MEGLIO Anticrisi Day è un'Associazione no Profit che organizza una community di operatori della vendita delle automobili. La sua ricetta anticrisi è fatta di condivisione di idee ed esperienze ed infatti l'evento del 12 aprile scorso è stato definito dagli organizzatori “Convegno di Networking”. L'incontro è stato seguito con interesse da più di 100 Premium Dealer provenienti da tutta Italia e ha visto i contributi di importanti esponenti della filiera dell'automobile. Al centro il minuzioso ADR – Automotive Dealer Report, presentato dal suo ideatore Fausto Antinucci. Questo ponderoso rapporto di quasi 90 pagine presenta lo studio dei bilanci dei concessionari, classificati per dimensioni e per performance, ed è edito da Italia Bilanci, una società di analisi focalizzata sull'informazione economica e del governo d'impresa. Esso non espone solamente studi economici ma offre anche contributi di personaggi di spicco della filiera dell'automotive come Nicola Giardino, Direttore Editoriale di ADR, e il giornalista ed esperto Maurizio Caprino.

COSA C'È DIETRO LE CIFRE? Vediamo ora qualche dato fra i tanti presentati nella ricerca Automotive Dealer Report; in un altro post ci occuperemo dei concessionari di successo, degli orizzonti delle normative sulle emissioni e del leggendario carrozziere Zagato. Iniziamo con una buona notizia: il mercato 2015 ha lanciato incoraggianti segnali di uscita dalla crisi: + 15,8% di incremento delle immatricolazioni (leggi del mercato Italia 2015) racchiude inoltre un + 17% per le immatricolazioni ai privati, che fanno quindi meglio del totale. Le stime di crescita di UNRAE del mercato parlano di un 2016 che potrebbe chiudere a 1.640.000 unità, un 2017 a 1.720.000 ed un 2018 a 1.790.000: si tratta di livelli che potrebbero riportare una sana redditività media per gli operatori, che l'aspettano da più di 10 anni. Anche il 2015 partecipa inoltre alla sfilza di anni che hanno visto il calo delle imprese: alla fine del 2015 erano 1.608 contro le 1.691 del 2014, le 1.849 del 2013 e così via fino al massimo (nel periodo di osservazione 2008 – 2015) del 2009, anno che si è chiuso con 2.574 concessionari censiti (quanto sono felici le concessionarie della casa per la quale lavorano?). Dato che l'anno scorso ha registrato un sostanzioso aumento delle immatricolazioni, questa diminuzione ha riportato a livelli pre-crisi la vendita media del concessionario italiano, tornato ai livelli pre-crisi con 785 unità. Anche i punti vendita sono diminuiti: se i 35 marchi censiti sono un po' meno presenti sul territorio, ognuno dei punti vendita ha però totalizzato quasi 300 unità. Interessante anche l'aumento dei dealer multi-brand, un fenomeno evidente guardando il numero medio dei contratti di concessione per dealer: se nel 2010 era pari a 1,52, nel 2013 era salito a 1,64 per arrivare infine a 1,70 nel 2015.

FRA LE PIEGHE DEI BILANCI Fra le pagine dell'Automotive Dealer Report si trovano poi numeri molto interessanti, che fotografano le montagne russe finanziarie alle quali sono stati sottoposti i dealer. Partiamo dalla percentuale di operatori in perdita a seconda degli anni: l'aumento della loro incidenza sotto i colpi della crisi è impressionante. L'ultimo anno buono – il 2007 – presentava infatti soltanto il 28% di concessionari “sofferenti” ma questo valore balzava al 47% l'anno dopo, per culminare con il 60% del 2012. Per fortuna è poi arrivato il recupero: il triennio 2013 – 2014 – 2015 ha registrato valori del 53, 35 e 25% rispettivamente. Risultati da rimarcare, in vista di un confronto, anche per la composizione media del fatturato: 70% auto nuove, 20% usato (leggi del convegno sull'usato di domani) e 10% post vendita mentre finanziamenti/assicurazioni pesano solo per 1,4%) e del margine operativo lordo: 60,6, 9,6, 29,8 e 9,2% rispettivamente. Il confronto con un grande ragggruppamento americano di dealer, Sonic Automotive, è istruttivo anche tenendo conto delle profonde differenze fra Italia e USA. I contributi al fatturato valgono infatti (l'ordine delle voci è lo stesso) 56,0, 27,0, 14,0 e 3,0% mentre per il margine operativo lordo troviamo 21,0, 11,0, 46,0 e 22,0%; differenze che devono far riflettere.

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