Come si ricarica un'auto elettrica? Ecco i sistemi più diffusi

Analizziamo i vari sistemi oggi disponibili per la ricarica di un'automobile elettrica, dagli standard dei connettori alle colonnine più diffuse

12 novembre 2018 - 15:00

Le automobili elettriche stanno sempre più entrando a far parte del nostro presente. Basta vedere tra quanti tipi è oggi possibile scegliere. Ma se è vero che guidare una vettura “alla spina” non è poi così diverso rispetto a guidare una più comune auto a benzina o a gasolio, è altrettanto vero che utilizzare questi veicoli nel quotidiano comporta un approccio completamente nuovo ad alcuni aspetti. Uno su tutti, quello della ricarica. Se con un'auto “tradizionale”, infatti, è sufficiente inserire la pompa all'interno del serbatoio, con le elettriche bisogna fare attenzione al tipo di caricatore che si sta utilizzando, tenendo a mente i vari livelli di potenza delle colonnine presenti nelle città. Insomma, un lavoro decisamente più complesso.

GLI STANDARD ESISTENTI Ma andiamo con ordine e per prima cosa cerchiamo di capire quali sono i sistemi di ricarica oggi presenti sul mercato. Fino a una decina di anni fa il segmento dei dispositivi per la ricarica delle automobili non era poi così diverso da quello dei telefoni cellulari, in cui ogni costruttore adottava un sistema di ricarica proprio. Negli ultimi anni, però, le cose hanno cominciato a cambiare. Ad oggi si deve fare una distinzione tra i sistemi a corrente alternata (quelli che permettono di ricarica l'auto a una normale presa di corrente) e quelli a corrente continua, che sono preferibili perché garantiscono tempi di ricarica più brevi. 

LE SPINE “NORMALI” Per quanto riguarda i cavi che consentono la ricarica attraverso la rete elettrica di casa, questi si dividono principlamente in due tipi: quelli con spina Schuko e quelli con spina di Tipo 2, detta anche Mennekes. La prima è una spina che viene utilizzata anche per molti elettrodomestici ed è diffusa in oltre 40 Paesi. La seconda, invece, lavora sempre a corrente alternata, sia monofase sia trifase, ma garantisce carichi di corrente più elevati, entrambe, però, soffrono di tempi di ricarica molto lunghi, a volte anche di meno di 10 km di autonomia guadagnati ogni ora. A queste se ne aggiunge una terza, la spina Scame, che però è utilizzata solo per scooter e quadricicli leggeri. In ogni caso, di recente, tutti i costruttori puntano su sistemi più potenti a corrente continua. 

LO STANDARD CHADEMO Iniziamo guardando ad Oriente. Nel 2010, infatti, diversi brand giapponesi si sono alleati dando vita alla CHAdeMO Association il cui fine era quello di diffondere un sistema di ricarica universale, lo standard CHAdeMo appunto. Sono oltre 15.000 le colonnine conformi a questa tipologia presenti in tutto il mondo, compresa l'Europa. Tra le auto che adottano questo standard c'è anche la Nissan Leaf che, ricordiamolo, è l'auto a zero emissioni attualmente più venduta al mondo. Ma anche brand quali Toyota, Mitsubishi e Subaru.

IL CCS EUROPEO Nel Vecchio Continente, tuttavia, molti costruttori stanno uniformando le loro auto elettriche a un altro standard, il CCS, acronimo di Combined Charging System, che dal 2013 è stato promosso come protocollo europeo per la ricarica dei veicoli elettrici. Lo standard CCS è adottato, ad esempio, da Jaguar, che lo usa per la I-Pace, e da Audi, che lo propone sulla recentissima e-tron. Il CCS si divide a sua volta in CCS Combo 1 e CCS combo 2. Il primo è adottato prevalentemente da costruttori extraeuropei, in particolar modo giapponesi e statunitensi. Il CCS Combo 2, invece, è quello utilizzato, tra gli altri, da BMW e Volkswagen e permette di caricare la vettura sia in corrente continua a 50 kW, sia in corrente alternata. Ma mentre i costruttori di tutto il mondo si dividono in questi due standard, ce n'è uno che viaggia in solitaria e propone un sistema di ricarica tutto suo. Stiamo parlando di Tesla, che adotta in esclusiva il suo Supercharged.

RICARICA IN CASA Ora che sappiamo quali sono i moderni standard di ricarica, passiamo ad analizzare concretamente come è possibile ricaricare la propria auto elettrica. Il metodo più comune è quello di attaccare la vettura alla rete domestica. Attraverso degli appositi trasformatori, è infatti possibile collegare l'auto direttamente alle comuni prese di corrente presenti all'interno delle nostre case. Ma non è tutto oro quello che luccica. Se infatti la ricarica domestica rappresenta il metodo più pratico per ridare energia alla batteria, in molti casi è anche quello meno efficiente. La rete domestica standard, infatti, ha una portata di 3,3 kW, questo significa che i tempi di ricarica possono essere davvero molto lunghi. Mediamente, con questa potenza di rete, l'autonomia dell'auto salirà di soli 10 km ogni ora. Inoltre, la ricarica della vettura, in certi casi, può portare a un sovraccarico del sistema, che potrebbe poi limitare l'utilizzo di altri elettrodomestici in casa mentre l'auto è in carica. Esiste tuttavia una soluzione. Implementando la potenza della propria rete a circa 7 kW, è possibile montare i cosiddetti Wallbox. Delle piccole stazioni di ricarica private che in molti casi vengono offerte dalle stesse case costruttrici.

LE COLONNINE Il secondo strumento attraverso il quale è possibile ricaricare la propria auto è la colonnina. La presenza di queste sul territorio nazionale sta progressivamente aumentando, andando lentamente a risolvere quel problema di mancanza di infrastrutture che ad oggi allontana ancora molti potenziali clienti dall'auto elettrica. Detto questo, le colonnine non sono tutte uguali. Possiamo classificarle in base alla loro potenza: si parte da quelle da 3/6 kW e si arriva fino a quelle da 150 kW, passando per le più comuni e diffuse da 22/25 kW e 44/50 kW. Le prime sono equiparabili, per potenza, alla classica rete domestica, mentre quelle da 150 kW sono riservate esclusivamente ai modelli Tesla. Le altre, permettono di effettuare una ricarica completa della batteria da un massimo di due ore a un minimo di 30 minuti in base alla potenza. Ad ogni modo, grazie alla struttura delle moderne batterie al litio, delle quali abbiamo parlato in un precedente articolo, è possibile effettuare anche semplici ricariche parziali, abbattendo i tempi di ricarica. Tutte le colonnine, infine, o comunque buona parte di esse, offre la possibilità di connettere diverse tipologie di cavi di ricarica, come appunto CHAdeMo e CCS dei quali abbiamo parlato prima.

I COSTI Ma quanto costa effettuare una ricarica? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i costi non sono poi così bassi. Per la ricarica domestica, il prezzo varia in base al piano tariffario del gestore di energia. In ogni caso, in media si spendono circa 4/5 euro ogni 100 km di ricarica. Discorso diverso e molto più ampio per quanto riguarda le colonnine. Anche in questo caso il prezzo è condizionato dal gestore, dal tipo di offerta e dal tipo di tariffa (flat o a consumo). In generale, comunque, i costi per una ricarica a consumo vanno da un minimo di 0,025 €/kWh a un massimo di 0,40 €/kWh. Il pagamento può essere effettuato in diversi modi: tramite carta di credito, attraverso la card del gestore o utilizzando le app dedicate.

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