Danni fisici RC auto: la linea IVASS sui risarcimenti fa discutere
Le nuove indicazioni IVASS sui risarcimenti per danni gravi scatenano polemiche tra associazioni dei consumatori e legali del settore assicurativo
Le nuove indicazioni IVASS sui risarcimenti per danni gravi scatenano polemiche tra associazioni dei consumatori e legali del settore assicurativo
La promulgazione della Tabella Unica Nazionale (TUN) sulle macrolesioni, le lesioni con invalidità comprese tra 10 e 100 punti post incidenti stradali, e l’interpretazione sulla sua applicazione da parte della Cassazione hanno fornito lo spunto per il convegno organizzato dall’IVASS intitolato “Il risarcimento del danno grave alla persona nella RC Auto e nella RC sanitaria”. L’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni auspica ulteriori interventi: una rendita per le vittime o i familiari in sostituzione dell’indennizzo in denaro, e una sorta di risarcimento in forma specifica attraverso le compagnie con servizi di assistenza anziché il pagamento. Insomma, una specie di trattamento INAIL che terminerebbe col decesso dei danneggiati. Inoltre (a dire dell’IVASS) nel resto d’Europa gli indennizzi per i danni da morte sarebbero inferiori rispetto a quelli italiani, per cui i risarcimenti del nostro Paese dovrebbero calare. Secondo l’Autorità, l’introduzione di parametri rigidi serve a garantire l’uniformità del trattamento su tutto il territorio nazionale e la certezza del diritto. Il contenimento dei risarcimenti sarebbe necessario per evitare rincari insostenibili dei premi RC auto.
PRIMA POLEMICA SULLE LESIONI RCA
Non ci sta l’avvocato Massimo Perrini di Unarca (Unione avvocati, responsabilità civile e assicurativa): “Il risarcimento in una rendita vitalizia, pur venendo presentata come una forma di tutela nel tempo, nasconde criticità sostanziali: priva il danneggiato della fondamentale libertà di autodeterminazione e della facoltà di gestire un capitale immediato per affrontare le necessità urgenti o per pianificare liberamente il proprio futuro”.
Si verrebbe cioè a creare un legame di dipendenza cronica tra il danneggiato e l’assicuratore, ribaltando la logica del risarcimento che dovrebbe invece garantire l’affrancamento dal danno subìto. “Inoltre, è intuitivo che il valore attualizzato di una rendita sia cosa ben diversa da percepire somme frazionate nel tempo inferiori rispetto a una liquidazione in un’unica soluzione. Cosa sia meglio per il danneggiato poi crediamo che lo debba decidere quest’ultimo e non il debitore”.
SECONDO PROBLEMA SUI DANNI FISICI POST INCIDENTE
Parallelamente, la proposta del risarcimento in forma specifica, ovvero l’erogazione di servizi di assistenza invece di un indennizzo monetario, solleva dubbi sulla qualità e sulla libertà di cura. “L’obbligo di rivolgersi a strutture convenzionate – dice Perrini – limiterebbe drasticamente il diritto del paziente di scegliere i propri medici e centri di riabilitazione, subordinando l’efficacia terapeutica alle logiche di mercato delle compagnie”. Anche il confronto internazionale utilizzato dall’IVASS viene valutato con perplessità: “Il paragone con gli altri Paesi europei, dove i risarcimenti per morte appaiono inferiori, è ritenuto fuorviante a causa dell’eterogeneità dei sistemi di protezione sociale. In nazioni come la Germania o quelle scandinave, un welfare pubblico estremamente robusto copre gran parte delle spese che in Italia, al contrario, gravano interamente sulla sfera del risarcimento privato”.
Andare verso tabelle uniche e parametri rigidi non sarebbe opera neutrale: “Le tabellazioni a oggi sono avvenute al ribasso, dalle micropermanenti alla TUN. Una standardizzazione incasellata in rigidi parametri rischia di impedire al giudice di valutare le specificità irripetibili di ogni esistenza, trasformando il risarcimento in un calcolo algoritmico freddo e parziale”, la chiosa di Perrini.

IL RISCHIO DI UN ARRETRAMENTO NELLA TUTELA DELLA PERSONA?
Da parte sua, Stefano Mannacio, Responsabile Assicurazioni Assoutenti, aggiunge che “Le affermazioni di IVASS sul danno grave alla persona appaiono, ancora una volta, sbilanciate a favore degli interessi delle compagnie assicurative. Sostenere che le tabelle per le macrolesioni servano a creare un equilibrio economico del sistema è una tesi che non regge. Le compagnie, anche nella RCA, continuano a registrare utili importanti, mentre il vero effetto delle nuove tabelle è un altro: abbassare i risarcimenti per le lesioni gravi e gravissime”.
La tesi di Mannacio è che, dietro il richiamo all’uniformità e alla certezza del diritto, si nasconda il rischio concreto di una “riduzione ingiusta del ristoro dovuto alle vittime più gravi. La cosiddetta personalizzazione del danno viene evocata come garanzia, ma significa spesso una sola cosa: se il danneggiato non accetta un importo più basso, deve andare in giudizio e aspettare anni. Questo non è equilibrio. È un arretramento della tutela della persona. La dignità delle vittime non si tutela comprimendo i risarcimenti, ma riconoscendo risarcimenti equi, pieni e tempestivi”.
LA SFIDA
Assoutenti denuncia quello che definisce un arretramento della tutela. Il concetto di personalizzazione del danno, che dovrebbe permettere al giudice di aumentare il risarcimento in base alle specifiche sofferenze e ai cambiamenti di vita del singolo individuo, sembra diventare un’arma a doppio taglio: se il danneggiato non accetta le cifre proposte dalle assicurazioni, basate sui minimi tabellari, si trova costretto ad affrontare iter giudiziari infiniti.
PER MOVIMENTO CONSUMATORI È UNA “OPERAZIONE IMPROPRIA”
Così infine Sonia Monteleone, Responsabile del settore assicurativo di Movimento Consumatori: “Parlare di sostenibilità del sistema e contrapporre tale concetto con i diritti dei danneggiati è operazione impropria. Non lo diciamo noi, ma il Consiglio di Stato. Questa, esprimendosi sulla Tabella Unica, ha evidenziato un punto chiave: non vi sono analisi indipendenti che confermino correlazioni tra costi, risarcimenti, utili e aumento dei premi. In ogni caso, si tratta di due esigenze che non sono sullo stesso piano. Il diritto alla salute e gli altri diritti tutelati attraverso i risarcimenti prevalgono sugli utili delle imprese private. È curioso che l’ente regolatore non parta da questo assioma. Peraltro i dati aggregati sulla redditività del sistema RCA sono innegabili”.
Infine aggiunge: “Se dobbiamo fare un confronto con altri Paesi, occorre osservare che il ramo RC auto per le compagnie estere è quasi sempre in perdita e funge da metodo di approccio con la collettività mentre il nostro Paese, tolta la obbligatoria garanzia auto, è assolutamente sottoassicurato. Ci aspettiamo che l’ente regolatore non giustifichi riduzioni risarcitorie in nome della ‘sostenibilità’ di un sistema che lo stesso deve vigilare e che continua a generare utili, ma garantisca invece che le persone, vittime anche di gravi danni destinati a segnarle per tutta la vita, ottengano un risarcimento pieno e giusto, e non già compressioni dell’indennizzo funzionali ad alimentare bilanci già ampiamente positivi“.