Autovelox omologati sono solo 1.000, è ufficiale: nuova pioggia di ricorsi?
Il MIT svela finalmente il numero degli autovelox omologati secondo il decreto di prossima adozione: sono poco più di 1.000, tutti gli altri dovranno essere adeguati
Il MIT svela finalmente il numero degli autovelox omologati secondo il decreto di prossima adozione: sono poco più di 1.000, tutti gli altri dovranno essere adeguati
Dopo anni di illazioni sul numero di autovelox omologati, adesso abbiamo finalmente un dato ufficiale, anche se non precisissimo, diffuso dallo stesso ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: a fronte dei circa 11.000 dispositivi informalmente rilevati sul territorio e dei 3.866 registrati sulla piattaforma del MIT con il recente censimento, attualmente poco più di 1.000 rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione che saranno adottati mediante il decreto del MIT. Significa che gli altri (dei 3.866 registrati), per poter essere utilizzati dovranno essere omologati, ossia sottoposti alle nuove procedure tecniche e amministrative previste dal provvedimento. Nel frattempo continuerà probabilmente la pioggia di ricorsi da parte degli automobilisti multati da dispositivi non conformi.
LA STORIA DEL DECRETO MIT SULL’OMOLOGAZIONE DEGLI AUTOVELOX
Ma di quale decreto del MIT si parla? Per rispondere dobbiamo tornare indietro di circa un anno, quando il ministero presentò un apposito schema di decreto per risolvere una volta per tutte l’annosa questione dell’omologazione degli autovelox e di tutti gli altri dispositivi o sistemi per l’accertamento a distanza della violazione dei limiti di velocità, quindi anche Tutor, T-Red, Scout Speed, ecc.
Questo schema di decreto, predisposto a seguito di un tavolo tecnico promosso dallo stesso MIT e al quale avevano partecipato il ministero dell’Interno, il MIMIT e l’ANCI, era composto da sette articoli e da un lungo allegato tecnico che conteneva le caratteristiche, i requisiti e le procedure di omologazione, taratura e verifica di funzionalità dei dispositivi e sistemi per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità ai sensi dell’art. 142 del Codice della Strada.
L’aspetto più importante del decreto riguardava l’articolo relativo alle disposizioni transitorie, in base al quale i dispositivi o sistemi approvati secondo quanto previsto dal decreto MIT n. 282 del 2017, essendo conformi alle disposizioni dell’allegato tecnico, dovevano ritenersi omologati d’ufficio. Tutti gli altri, invece, avrebbero dovuto seguire una procedura tassativa che prevedeva la disattivazione fino al completamento della stessa, affinché il titolare dell’approvazione di un dispositivo o sistema autovelox approvato prima dell’entrata in vigore del decreto n. 282/2017 potesse richiedere l’omologazione integrando la documentazione richiesta entro il termine di sei mesi.
DECRETO IN STAND BY PER “APPROFONDIMENTI”
La soluzione sembrava dunque trovata: tutti gli autovelox e dispositivi simili approvati dopo l’entrata in vigore del decreto MIT del 2017 sarebbero risultati omologati d’ufficio, quelli approvati precedentemente avrebbero potuto ottenere l’omologazione al termine di una procedura atta ad assicurare gli stessi livelli di affidabilità e precisione degli apparecchi, restando però nel frattempo spenti.
Tuttavia, il decreto si arenò nella fase di trasmissione a Bruxelles per le necessarie autorizzazioni, venendo sospeso dallo stesso MIT in quanto ritenuto bisognoso di “ulteriori approfondimenti”.

L’ITER RIPRENDE: DECRETO SU AUTOVELOX PRESTO A BRUXELLES
Ora però, dopo averlo riveduto e corretto tenendo anche conto degli esiti del già citato censimento degli autovelox, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è pronto a rilanciare il decreto sull’omologazione degli autovelox. Anzi, come hanno comunicato gli stessi uffici di Piazza di Porta Pia, il MIT lo ha già trasmesso al ministero delle Imprese e del Made in Italy per la sua successiva notifica a Bruxelles ai fini della procedura di consultazione TRIS, che comporta una clausola di stand still di 90 giorni.
TRIS, per la cronaca, è il sistema europeo di informazione sulle regolamentazioni tecniche da cui devono passare tutte le norme emanate dai Paesi UE che hanno un diretto impatto sul mercato, al fine di consentire a tutti i soggetti potenzialmente interessati (imprese, associazioni di consumatori, altri Stati, ecc.) di esprimere le loro valutazioni, osservazioni e richieste. Solo dopo questa fase di pubblica consultazione, che dura appunto 90 giorni, lo schema di decreto potrà essere pubblicato, eventualmente con le modifiche richieste, sulla Gazzetta Ufficiale italiana.
Lo stesso decreto è stato trasmesso anche al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per il relativo parere.