Chevrolet Volt e Nissan Leaf promosse nei crash test

I due modelli hanno meritato il massimo dei voti, dimostrando che i costruttori riescono a trasferire nei modelli elettrici e ibridi le stesse caratteristiche di sicurezza delle auto tradizionali

27 aprile 2011 - 21:45

La Chevrolet Volt e la Nissan Leaf, le due vetture (ibrida plug-in ad autonomia estesa la prima, completanente elettrica la seconda) al momento sulla cresta dell'onda, hanno meritato il massimo punteggio in un crash test effettuato negli Stati Uniti a cura dell'IIHS (Insurance Institute for Highway Safety, Istituto Assicurativo per la Sicurezza Stradale) un'organizzazione non profit statunitense fondata dalle compagnie assicurative che si prefigge di diminuire gli incidenti stradali e il numero delle vittime coinvolte.

PIENI VOTI – La prova costituisce il primo crash test americano nel quale vengono valutate le caratteristiche di sicurezza di due modelli completamente elettrici o ibridi plug-in dopo che, nel 2011, sono stati testati 71 modelli tradizionali e sette ibridi. Le due vetture a batteria hanno superato a pieni voti i crash test frontale, laterale e posteriore, nonché la prova di ribaltamento (scopri tutto sul protocollo IIHS). In più, grazie ai dispositivi di controllo della stabilità che fanno parte della loro dotazione di serie, hanno meritato anche il Top Safety Pick, lo speciale premio che l'istituto assegna ai modelli che presentano caretteristiche allo stato dell'arte in fatto di sicurezza. In pratica, i test hanno dimostrato che in fatto di ingegneria dedicata alla sicurezza di questi veicoli i costrutturi usano gli stessi standard e raggiungonp gli stessi risultati dei veicoli con propulsione tradizionale. Le metodologie di prova dell'Istituto sono state via via irrigidite nel corso degli anni e sono tra le più complete del mondo (scopri tutti i vari crash test presenti nel mondo).

L'”EQUAZIONE IMPOSSIBILE” – La Volt e la Leaf che, pur essendo auto di dimensioni contenute per gli standard americani, grazie anche al peso delle loro batterie raggiungono una massa paragonabile a quella di berline di dimensioni maggiori. E com'è noto, il peso ha la sua influenza nel migliorare le prestazioni di una vettura in termini di protezione degli occupanti in caso di incidenti contro altri veicoli. Per anni s'è dibattuto su quale fosse il miglior compromesso tra un peso contenuto, prezioso per diminuire consumi e inquinamento, e le caratteristiche di sicurezza, che invece migliorano proprio con l'aumentare del peso. L'IIHS ha sempre sostenuto che la chiave per raggiungere entrambi i traguardi e trovare la soluzione all'”equazione impossibile” sarebbe stata la tecnologia e pare proprio che avesse ragione: è proprio la tecnologià che sta rendendo possibile lo sviluppo di auto dal basso impatto ambientale ma altrettanto sicure di quelle tradizionali e più inquinanti.

MINICAR INADATTE – L'anno scorso l'IIHS aveva sottoposto a crash test due veicoli elettrici, la GEM e2 e la Wheego Whip, definiti “low speed” (a bassa velocità, cioè quelli che in Italia definiremmo “quadricicli” o, in termini gergali, “minicar”). I risultati, che dimostrarono che in caso di incidenti reali i passeggeri “veri” avrebbero riportato ferite gravissime o mortali, indicarono che tali veicoli non sono adatti al traffico quotidiano. Le stesse conslusioni alle quali s'è giunti in Italia dopo il verificarsi di numerosi incidenti mortali i quali hanno dimostrato che i quadricicli, così come oggi vengono costruiti, non offrono requisiti di sicurezza sufficienti.

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