Carburanti alternativi: dal mais arriva l'idrogeno sostenibile

L'idrogeno dai prodotti agricoli non è una novità, ma una start-up in Virginia ha sperimentato un metodo efficiente e a basso costo sfruttando il mais

17 aprile 2015 - 10:00

L'impiego di idrogeno, come carburante o come elemento principale delle celle a combustibile, è sempre stato controverso. Se da un fronte l'impiego di questo gas offre auto praticamente a zero emissioni, dall'altro i costi per la sua produzione, gestione e stoccaggio sono notevoli. In certi casi produrlo può risultare particolarmente oneroso e può dover richiedere tecniche non proprio sostenibili. Una svolta potrebbe arrivare dalle piantagioni di mais della Virginia; un team di ricercatori alla Cell Free Bioinnovations ha dimostrato come è possibile produrre a basso costo idrogeno dalla lavorazione della paglia di mais.

IDROGENO DAL MAIS, MA I CHICCHI LI MANGIAMO – Quello che  questi scienziati hanno ottenuto ha una duplice valenza, poiché la parte edibile del cereale non viene utilizzata, e quindi può essere destinata alle industrie alimentari, mentre vengono lavorati gli scarti, come i gambi e le bucce, per ottenere delle biomasse. Rispetto ad altri metodi di estrazione, quello messo a punto dai ricercatori in Virginia avrebbe un rendimento tre volte superiore, riducendo ancor di più i costi di produzione. La validità del metodo ha convinto degli investitori che hanno già finanziato lo step successivo, il passaggio da test e analisi di laboratorio a un primo stabilimento di produzione.

DIVERSIFICAZIONE E RILANCIO IN AGRICOLTURA – A differenza di altri metodi “agricoli” per produrre idrogeno, come ad esempio quello che si basa sulla pesante trasformazione di zuccheri, quello messo a punto in Virginia utilizza biomasse “sporche”, le quali non richiedono processi preliminari di pulizia o raffinazione. Si parte quindi da un prodotto povero e soprattutto sempre disponibile in agricoltura. Secondo i ricercatori, con questo nuovo metodo, l'idrogeno può essere prodotto in piccoli impianti direttamente nelle aziende agricole dove il mais viene coltivato; ciò potrebbe avere implicazioni economiche notevoli per chi lavora in agricoltura e aprire nuovi scenari commerciali. Il pensiero corre alla riconversione di appezzamenti di terreno abbandonati, alla creazione di nuovi indotti e ovviamente di nuovi posti di lavoro.

CROCE E DELIZIA DEI CARBURANTI ALTERNATIVI – Come abbiamo detto in apertura, la strada verso la produzione e la gestione logistica dell'idrogeno è fortemente in salita. Elon Musk, il patron di Tesla Motors, ha recentemente giudicato stupido l'impiego dell'idrogeno per le fuel cell, per via dei pesanti costi energetici da sostenere per produrlo e trasformarlo, asserendo che è più efficiente e sensato produrre energia elettrica da fonti rinnovabili e utilizzarla per alimentare un'auto elettrica. L'idrogeno non è l'unico carburante alternativo a patire di risvolti negativi; un po' tutti i combustibili “verdi” impongono limitazioni e portano intrinsecamente degli svantaggi. Il metano ad esempio causa il 10% circa di perdita di prestazioni in un motore termico, senza contare il peso accresciuto e gli ingombri per i serbatoi e la rarefazione degli impianti di rifornimento. Il GPL alle note dolenti del metano aggiunge costi di manutenzione più alti e passaggi in officina più ravvicinati. Il Biodiesel, limitazioni legali e fiscali a parte, tende a intasare i filtri del gasolio, a consumare le tubazioni nei modelli più datati e, infine, nei climi particolarmente rigidi, va addizionato per evitare il congelamento del carburante.

E DELLE AUTO ELETTRICHE – Parlando di elettriche e ibride plug-in, quindi con ricarica delle batterie dalla rete, gli ostacoli principali sono gli elevati prezzi di acquisto rispetto alle versioni a motore termico e la difficoltà di trovare colonnine di ricarica pubbliche nelle nostre città. Spezzando una lancia in favore dei carburanti alternativi, va ricordato che essi assicurano una riduzione sensibile delle emissioni inquinanti e in molti casi permettono di ridurre i costi di gestione, in virtù del prezzo più basso rispetto ai combustibili tradizionali. Gli incentivi e i contributi erogati dal nostro Governo per il ricambio del parco auto circolante in favore di modelli low emission, ultimamente sono stati poco più che esigui; perché secondo voi i carburanti alternativi non vengono promossi a dovere a livello istituzionale? E' solo un problema di coperture finanziarie?

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