Buyback Volkswagen, Giudice USA vieta la vendetta dei clienti furbetti

I furbi sono ovunque: i proprietari di auto Volkswagen soggette al buyback volevano riconsegnarle smontate a metà ma il giudice USA li ha stangati

23 dicembre 2016 - 17:02

Lo “strip”, se fatto con gusto, può essere uno spettacolo intrigante ma alcuni automobilisti americani ne hanno una concezione diversa e, quando lo fanno, pensano piuttosto ai demolitori e agli affari che potrebbero concludere con loro. Questo è quel che viene da pensare leggendo una recentissima notizia arrivata dagli USA: un gruppetto di proprietari di auto Volkswagen coinvolte nel Dieselgate (leggi di come KBA ha approvato tutti i fix Volkswagen per il dieselgate) e soggette al buyback dell'Azienda ha pensato bene di “espiantare” molti componenti prima di consegnare le loro VW. Un'interpretazione sicuramente molto personale dello strip che ha generato però la diffida di un giudice.

NON FARE IL FURBO! Una di queste storie, riportata da Jalopnik, vede come protagonista Joe Mayer, un venditore di auto di Cincinnati che ha letteralmente messo a nudo la sua Golf diesel del 2010 in attesa di portarla dal dealer, a seguito di un appuntamento fissato da giudice, per la procedura di buyback prevista per rimediare al Dieselgate. Mayer aveva reso pubblica questa sua bizzarra iniziativa e, proprio a seguito di questa visibilità, ha poi ricevuto una telefonata con la quale un rappresentante dell'Azienda gli comunicava che il suo incontro per il riacquisto era stato rinviato. Mayer aveva rimosso le portiere, il portellone posteriore, gli airbag e molte altre cose ma sperava comunque di ottenere il riacquisto da parte di Volkswagen. Ha però poi scoperto che la sua azione non era in sintonia con le pur molto pubblicizzate idee di VW in merito alla semplificazione e alla “leggerezza” (leggi del piano di rilancio VW che elimina i diesel dagli USA).

LO DICE IL GIUDICE Mayer ha inoltre riferito che l'esponente di Volkswagen ha motivato il rinvio dicendo di ritenere che la “spoliazione” dell'automobile non era “nello spirito dell'azione di buyback”. Successivamente è arrivato l'avviso di un giudice federale, che ha diffidato i proprietari delle Volkswagen coinvolte nel Dieselgate dal manomettere le loro auto prima di rivenderle alla Casa. Il magistrato in questione è Charles Breyer del Northern District of California, uno dei giudici che ha seguito più da vicino il Dieselgate (leggi dell'accordo da 14,7 miliardi concordato da VW negli USA per il dielsegate) e il suo pronunciamento è stato emesso ieri. Uno dei legali di Volkswagen, l'avvocato Robert Giuffra, nel corso dell'udienza ha dichiarato che “un gruppetto di proprietari ha portato per il buyback delle auto che sono state volutamente spogliate di molte parti, in un caso persino degli airbag”. Il giudice Breyer gli ha dato ragione, affermando che: “l'idea dell'accordo da parte di Volkswagen era chiaramente quella di riprendere queste vetture nelle condizioni di normale usura in seguito alla percorrenza su strada e non pensava di ritirare automobili messe a nudo”.

CAVILLI A GO-GO Sulla stessa linea, anche se con qualche distinguo, si è espresso Jonathan Cohen, un legale della Federal Trade Commission (è un ente paragonabile al nostro Antitrust), che ha detto che l'Agenzia è “fermamente contro i comportamenti in malafede dei consumatori. Volkswagen non può però rifiutare dei buyback in base a 'condizioni superficiali del veicolo', nel senso di normale usura dovuta al suo uso”. Joe Mayer e altri come lui si sono appigliati al testo dell'accordo, che pone fra le condizioni del riacquisto che il veicolo sia “utilizzabile” (operable). A pagina 10 si legge infatti che “'utilizzabile' significa che il veicolo si può muovere grazie al proprio motore TDI 2.0. Un veicolo è considerato 'non utilizzabile' se etichettato come Smantellato, Alluvionato, Ricostruito, Spazzatura o Recuperato alla data del 18 settembre 2015 e sia stato acquistato da qualsiasi persona fisica o giuridica da una discarica o da un demolitore dopo il 18 settembre 2015”. Joe Mayer rimane fermo nella convinzione che la sua auto stripped non viola i termini del buyback e si rivolgerà a sua volta ad un legale nei prossimi giorni. Per inciso, aggiunge anche che la sua Golf così alleggerita va molto bene. Volkswagen ha poi diramato un comunicato piuttosto cauto, nel quale si legge anche che: “l'accordo è soggetto all'approvazione di modifiche che permetteranno ai veicoli di soddisfare gli standard di emissioni concordati; esso permette inoltre a Volkswagen di modificare alcuni dei veicoli soggetti al buyback in modo che possano essere reimmessi in commercio piuttosto che rottamati. La grande maggioranza dei proprietari di Volkswagen tratta con molta cura le loro auto e le sta portando intatte al buyback”.

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