Bollo auto storiche, Ministero: stop allo sconto delle regioni

Il bollo auto si pagherà fino ai 30 anni. Ministero dell'Economia: "Le regioni devono adeguarsi alla legge statale"

13 marzo 2015 - 9:00

La legge di stabilità 2015 (art. 1, comma 666), abrogando i commi 1 e 2, articolo 63, legge n. 342/2000, ha stabilito che a decorrere dal 2015 è soppressa l'esenzione dal bollo per autoveicoli/motoveicoli “storici”, costruiti da oltre 20 anni. Fino a 30 anni si paga. Ma ecco la questione: il bollo è una tassa regionale. Se lo Stato dice che il bollo si paga, chi decide alla fine, lo Stato stesso o le regioni? Qualche regione si regola seguendo le indicazioni dello Stato, altre seguendo le solite norme autonome che già erano in vigore prima della legge stabilità. C'è però una novità: sentiamola nel paragrafo successivo.

QUESTION TIME IMPORTANTE – Con question time (una fase dei lavori del parlamento, nella quale si illustrano argomenti di particolare urgenza, e a cui dovrebbe essere data risposta in aula dall'organo esecutivo) del 25 febbraio 2015, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha precisato che la regione non può disciplinare la materia in contrasto con la norma statale e che, quindi, non può prevedere esenzioni a meno che la legge statale non lo disponga. A parlare è stato Enrico Zanetti, sottosegretario all'Economia, davanti alla commissione Finanze della Camera.

FACCENDA TUTT'ALTRO CHE CHIUSA – Quindi, per il ministero, vale la legge dello Stato, e non valgono le singole norme a livello regionale, benché il bollo sia una tassa che entra nelle casse delle regioni. Per capirci di più, è utile l'approfondimento di Maurizio Caprino sul Sole 24 Ore: “Il principio era chiaro sin dal 2003, quando fu sancito dalla Consulta, con la sentenza 296, richiamata da Zanetti. Alla fine di quello stesso anno la Finanziaria 2004 aveva fatto salve le leggi regionali già in vigore, ma con una formula destinata a creare ambiguità: poneva un termine, poi superato nei fatti. Poi è intervenuta l'ultima attuazione del federalismo fiscale, contenuta nel Dlgs 68/2011, e qui il sottosegretario ha chiarito che nulla è cambiato: l'articolo 6 ha lasciato salvi solo i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legislazione statale, che poi di fatto sono relativi ai soli importi tariffari”. Zanetti ha anche citato la sentenza 288/2012 della Consulta, che ha qualificato il bollo auto come “tributo proprio derivato”: le regioni non possono modificarne il presupposto e i soggetti d'imposta (attivi e passivi). Arriviamo al cuore del problema: un'esenzione non è altro che una modifica dei soggetti passivi, diventa evidente che solo lo Stato può disporla. E invece la situazione attuale resta molto variegata: ogni regione fa a modo suo.

LA PALLA AL GOVERNO RENZI – Occhio: le nette affermazioni rese da Zanetti potrebbero restare senza seguito, spiega Caprino: solo in pochi casi sono state impugnate davanti alla Corte costituzionale leggi regionali “creative” in materia di bollo auto. Senza contare che non di rado siamo di fronte a mere prassi, che come tali non sono impugnabili. Inoltre, è allo studio un disegno di legge di riforma del bollo auto: i tecnici sono al lavoro per disegnare un assetto che tenga finalmente conto dei princìpi fissati fin dal 2003. E' difficile che il governo intervenga in un simile contesto.

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