BMW taglia anche in Cina: licenziati 1.800 dipendenti

BMW taglia anche in Cina: licenziati 1.800 dipendenti

Stando a indiscrezioni, la joint venture BMW Brilliance Automotive taglierà 1.800 posti a Shenyang (10% della forza lavoro) tramite incentivazione all'esodo

 

Stando a indiscrezioni, la joint venture BMW Brilliance Automotive taglierà 1.800 posti a Shenyang (10% della forza lavoro) tramite incentivazione all'esodo

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3 Novembre 2026 - 13:18

Nell’Unione Europea lo chiamavano Eldorado automotive cinese, perché il mercato del Dragone consentiva alle Case tedesche di fare affari d’oro: adesso è un incubo, coi marchi locali che surclassano quelli tedeschi, come testimoniano anche i possibili 1.800 tagli di BMW China. Ossia il 10% della forza lavoro di BMW Brilliance Automotive (BBA). La sforbiciata, come confermano le indiscrezioni di AI4Robo, riguarda soprattutto ruoli sulla linea di produzione (livello P) specie nella filiale di Shenyang, nella provincia di Liaoning. Si tenga presente che BBA è stata fondata nel maggio 2003 come joint venture tra il Gruppo bavarese e quello cinese Brilliance: a seguito di modifiche alla struttura azionaria, i tedeschi detengono una quota del 75%, mentre i cinesi il restante.

I TAGLI BMW CHINA CON BUONUSCITA

Come prevede la prassi di molti costruttori, tecnicamente non sono veri e propri licenziamenti. L’azienda propone un pacchetto di buonuscita calcolato come “N+5“. La componente “N” è basata sullo stipendio mensile al lordo delle imposte, mentre il “+5” si basa sullo stipendio base, esclusi i bonus di rendimento.

Al momento no comment di BMW. Tuttavia la notizia piomba dopo un periodo di riduzioni nelle assunzioni e di mancati rinnovi contrattuali negli ultimi tre anni, mentre le aziende del Dragone dettano legge all’interno dei confini della Grande Muraglia, con le Case tedesche che cercano di ridurre i danni.

TEMPI DURI PURE IN GERMANIA

In precedenza, erano già giunte cattive nuove dal quartier generale planetario di BMW in Germania: obiettivo, meno 8.000 dipendenti, pari al 5% dei suoi addetti nel mondo. Soprattutto per quanto riguarda posizioni amministrative, di ricerca e sviluppo, e di pianificazione dei progetti.

Il programma tedesco, caratterizzato da pacchetti di uscita volontaria, ha riscontrato un’elevata domanda, con 5.000 posti disponibili esauriti entro tre giorni, spingendo l’azienda a chiudere il portale delle candidature in anticipo rispetto ai tempi previsti: la fuga dall’automotive di cui abbiamo parlato qui.

Addetti BMW China

ALLA RICERCA DEI VECCHI PROFITTI

Il fatto è che nella prima metà del 2026 il Gruppo BMW ha registrato un calo del 29,4% dell’utile al lordo delle imposte, col margine auto sceso al 3,6%, ben al di sotto dell’obiettivo a lungo termine dell’azienda compreso tra l’8% e il 10%. I dati relativi alle consegne globali per i primi tre trimestri del 2026 mostrano un calo del 4,9%, per un totale di 1,71 milioni di veicoli.

Il mercato cinese, tradizionalmente il più grande per la società di Monaco di Baviera, si è rivelato difficilissimo, con le consegne di veicoli BMW e Mini scese del 21,8% a circa 376.000 unità nello stesso periodo. Di conseguenza, la quota della Cina sulle vendite globali del colosso si è contratta dal 32,3% del 2023 al 25,4% del 2025.

SITUAZIONE NERA DOPO L’ILLUSIONE VERDE

Dopo il Green Deal auto elettrica (originatosi nel 2019) abbiamo oggi i cinesi che invadono l’UE con le loro elettriche e soprattutto con le richiestissime termiche ibride plug-in (vanno davvero forte in Italia), e il Regno di Mezzo dominato dai costruttori della Repubblica Popolare. Intanto Bruxelles è indecisa sul da farsi con le normative sulle emissioni: un protrarsi dell’incertezza regolatoria che è un altro costo industriale pagato dalla filiera.

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