Bmw, accantona la fibra di Carbonio. Più profitti dalle prossime auto

La fibra di Carbonio sta rosicchiando i margini di BMW, che esce dalla sua joint venture dedicata e guarda all'alluminio e all'acciaio speciale

27 novembre 2017 - 17:42

L'imperativo è: aumentare l'efficienza per diminuire consumi ed emissioni. Le strade per soddisfarlo sono tantissime e si può dire che le Case le stiano percorrendo tutte. Dai motori a benzina Mazda che si credono dei diesel ai sofisticati 6 cilindri in linea Mercedes, scrupolosamente ottimizzati per essere più potenti, compatti ed efficienti possibile, le soluzioni tecniche messe in campo sono tante e ingegnose. Fra queste l'alleggerimento dei veicoli è sicuramente un'arma potente e tutte le Case stanno agendo in questa direzione. BMW è stata una pioniera nel settore, investendo nei compositi in Carbonio già quasi 10 anni fa e creando la joint venture SGL ACF (Automotive Carbon Fibers). L'impresa si è però rivelata troppo costosa e l'Azienda venderà le sue quote.

PASSO IL TESTIMONE Le avvisaglie di questa “ritirata” c'erano già state ma pochi giorni fa è arrivato l'annuncio ufficiale: SGL Carbon SE acquisirà gradualmente il 49% del capitale della joint venture ACF attualmente detenuto da BMW, diventando l'unico proprietario di SGL ACF. Leggeri, resistenti e costosa, i compositi a base di fibra di Carbonio sono però complicati da “maneggiare” e non soltanto durante la loro riparazione. Non è infatti semplice costruirli in grande serie e infatti BMW li aveva riservati alla Serie 7 e alle elettriche i3 e i8 (leggi dei pezzi in materiali leggeri delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio).

Questa mossa sancisce quindi un sostanziale ridimensionamento dell'impegno diretto di BMW nella costruzione di componenti in fibra di Carbonio.

IL MANGIA-MARGINI Parlavamo di una notizia non inattesa e infatti già nell'agosto del 2017 Reuters riportava la notizia che il gruppo SGL avrebbe potuto acquistare la partecipazione di BMW nella joint venture che si occupa della produzione di fibra di carbonio. L'amministratore delegato della società, Juergen Köhler, aveva infatti detto a Euro am Sonntag che: “Suppongo che BMW non voglia diventare un produttore di fibra di Carbonio, un materiale che per noi rimane invece fondamentale della nostra strategia e parte essenziale della catena del valore. L'acquisizione delle sue quote potrebbe essere un'opzione”. Sempre Reuters a fine ottobre 2016, riportava questa dichiarazione di Oliver Zipse, membro del consiglio di amministrazione di BMW per la produzione, rilasciata peraltro in occasione dell'apertura di un centro di ricerca dedicato ai materiali leggeri: “L'equazione principale è quanti costi devo affrontare per ridurre il peso di un chilogrammo. Questo non riguarda il singolo materiale ma la combinazione di vari materiali”. BMW Group sta infatti limitando l'uso di costose fibre di Carbonio a favore di materiali leggeri ma più economici, come l'alluminio e l'acciaio, per le sue auto più vendute e questo per mantenere alti i margini di profitto (sapevi che Mazda farà auto più leggere e rigide usando solo l'acciaio?).

IL CARBONIO E L'ELETTRICITÀ In questa decisione entrano anche le auto elettriche, probabilmente in 2 modi. La massiccia elettrificazione che interesserà le gamme di praticamente tutti i Costruttori richiede ingenti investimenti (sapevi che BMW chiede ai dipendenti di lavorare sodo perché ritiene di essere indietro sulle auto elettriche?) e per alimentarli occorrono margini di buon livello. Il secondo fattore è l'autonomia delle auto elettriche, che si dimostrano particolarmente sensibili al carico, compreso il loro peso. La BMW i3 è simile alla Chevrolet Bolt per il tipo di carrozzeria e gli ingombri ma il suo prezzo è molto più alto (43 mila dollari, 44 mila per la batteria maggiorata da 33 kWh contro 37 mila) anche perché la i3 ha una avanzata scocca in fibra di Carbonio. Il peso dell'auto bavarese è infatti di soli 1315 kg mentre la Bolt supera i 1600, anche se una buona parte di questo surplus dipende dalla batteria da 60 kWh che, peraltro, dà un'autonomia ben maggiore.

In ogni caso, la i3 non è mai decollata veramente e questo è dipeso anche dal costo elevato. L'arrivo della Tesla Model 3 ha probabilmente fatto precipitare le cose: anche se la media dei suoi prezzi d'acquisto sarà ben superiore ai 35 mila dollari favoleggiati da Elon Musk, il suo appeal è sicuramente superiore. È da tenere in conto che i progressi nella tecnologia delle batterie hanno migliorato le autonomie di circa il 50% dal 2013, anno di nascita delle i3 e i8, riducendo la necessità di utilizzare costosi materiali ultra leggeri nella produzione: da questo punto di vista la i3 è figlia di un'altra epoca. La joint venture SGL ACF (ricordiamo che essa comprende la tedesca SGL ACF GmbH e l'americana SGL ACF LLC) è nata nel 2009: SGL Group detiene il 51% mentre BMW ha il rimanente 49%. BMW possiede anche il 18,44% di SGL Group (questa aliquota rimarrà in mani tedesche) e Volkswagen ha un ulteriore 9,82%. Le forniture future per la Serie 7 e le i3/i8 rimarranno invariate così come i rapporti di collaborazione fra SGL e BMW e, fortunatamente, la forza lavoro di ACF rimarrà quella attuale di circa 450 dipendenti. Il responsabile per gli acquisti e i fornitori di BMW, Markus Duesmann, dice infatti che: “Il Carbonio avrà un ruolo importante nella futura BMW iNEXT, che sarà il punto di riferimento per i veicoli elettrici, la guida autonoma, la connettività e la costruzione leggera a partire dal 2021. Il Gruppo BMW continuerà a fare affidamento sulla costruzione leggera e su un mix intelligente di materiali, con il carbonio che rimane una componente significativa; il Gruppo SGL è e resterà un importante fornitore e partner strategico in questo senso”.

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