Urbanistica e strade: quale differenza può fare l’utente?

Le infrastrutture sarebbero pensate per dirimere il traffico. Ma quanto incide il comportamento dell’uomo nel creare congestioni stradali?

27 giugno 2022 - 15:00

Il comportamento degli automobilisti è una delle principali cause di ingorgo. Al di là della manutenzione delle infrastrutture, sembrerebbero i nostri comportamenti e atteggiamenti alla guida la vera causa di lunghe code e congestioni stradali. Uno studio ha utilizzato le velocità del traffico dei taxi di New York per dimostrare come il comportamento dei conducenti possa creare le principali differenze di traffico in città con simile conformazione. È il semaforo che crea l’ingorgo o il comportamento che i conducenti mettono in atto davanti a quel semaforo che fa la differenza? Sembra un dilemma Shakespeariano che però apre ad alcune riflessioni.

URBANISTICA E COMPORTAMENTI ALLA GUIDA: LO STUDIO

Con semaforo giallo, tutti accelerano per entrare nell’incrocio. Una volta impegnato l’incrocio l’altro semaforo diventa verde, ma i conducenti non sono in grado di muoversi. Cercano comunque di impegnare l’incrocio, forti della precedenza acquisita. Dopo forse 15 minuti abbiamo enormi code. Uno scenario diffuso, troppo conosciuto. Di primo acchito viene da pensare ad un errore di progettazione, ma se fosse l’uomo il problema? In questa prospettiva, le ricerche scientifico-sperimentali in tema di progettazione e sicurezza stradale, si sono concentrate principalmente sull’interazione uomo-strada. Sul rapporto, cioè, tra il soggetto che esprime la domanda di trasporto e l’infrastruttura che costituisce l’offerta per soddisfarla. Il traffico è dovuto all’enorme volume di veicoli che viaggiano su strada, ma è aggravato dai conducenti che ignorano le regole stradali di base. L’uomo con la propria condotta di guida, la percezione della strada e le decisioni prese, è il principale responsabile della sicurezza nella circolazione stradale.

URBANISTICA E STRADE: GLI ELEMENTI DA NON SOTTOVALUTARE

La sequenza degli elementi stradali, d’altro canto, rimane di fondamentale importanza. Se non corrisponde alle attese, infatti, la guida diventa complessa, i tempi di percezione e reazione aumentano e la risposta del conducente può risultare inadeguata. Anche in condizioni psico-fisiche normali, si possono generare comportamenti potenzialmente pericolosi e, in definitiva, aumenta il rischio di incidente. Un buon progetto, oltre a soddisfare il bisogno di mobilità, dovrebbe tener conto anche di alcuni rilevanti requisiti:

– garantire un elevato grado di sicurezza e comfort di guida;

– rispettare l’ambiente naturale e gli insediamenti umani;

– richiedere un impegno economico compatibile con i vantaggi traibili dall’opera stessa.

Per assicurare le esigenze di sicurezza e regolarità di marcia, si dovrebbero realizzare tracciati il più possibile omogenei. In cui i diversi elementi si susseguono in maniera armoniosa e rispondente alle aspettative degli utenti. Si parla di design consistency, ovvero congruenza del tracciato stradale.

AMBIENTE E VELOCITA’: PERCHE’ SI FORMANO GLI INGORGHI?

Da diversi studi emerge come il comportamento dell’utente in relazione alle caratteristiche della strada può essere significativamente riferito alla reale velocità di marcia. In altre parole, la velocità con la quale il conducente percorre un dato tratto di strada, consentirebbe di:

– spiegare il rapporto uomo-infrastruttura;

valutare il comportamento dei guidatori;

esprimere giudizi circa la bontà di un progetto stradale.

Questo riconoscimento ha spinto tutti i Paesi a forte motorizzazione (in Italia l’indice di motorizzazione è del 59%, circa 6 veicoli ogni 10 abitanti!) a promuovere numerose ricerche ed indagini sperimentali. Studiando le velocità realmente praticate dagli utenti per stabilire delle relazioni tra queste e le caratteristiche della strada, potrebbe risolvere il problema del traffico. Emergerebbe, infatti, che la velocità di percorrenza è il parametro più rappresentativo del comportamento del conducente rispetto all’ambiente stradale che si trova ad attraversare.

PROSPETTIVE FUTURE PER UNA STRADA A MISURA D’UOMO

Gli urbanisti potrebbero avere, però, un nuovo modo per misurare la congestione del traffico. I ricercatori hanno sviluppato un algoritmo informatico che aiuta a quantificare le zone di congestione e suggerisce come aggirarle. Il territorio nel quale i dati vengono acquisiti concorre alla formazione delle infrastrutture e riflette specifici atteggiamenti di guida dei conducenti. A completamento degli studi svolti finora, sarebbe utile approfondire l’analisi del comportamento dell’utente lungo tutte le zone di transizione. Strumenti atti a prevedere le velocità praticate dai guidatori costituirebbero un indubbio vantaggio, sia nell’ambito progettuale che per gli interventi di adeguamento delle infrastrutture esistenti. In entrambi i casi, infatti, l’obiettivo è rendere il tracciato stradale congruente con le aspettative degli utenti. Si potranno così correggere situazioni di disomogeneità stradale che costituiscono uno dei fattori di sorpresa per l’utente e rappresentano una forte concausa della guida pericolosa.

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