Guida autonoma: se fosse l’auto ad insegnare a guidare?

Un brevetto per un’auto che non solo si guida da sola ma insegna anche a guidare. Progresso o fantascienza? Quale futuro per le autoscuole?

2 maggio 2022 - 19:00

Per più di un decennio, le persone hanno cercato di insegnare alle auto come guidare. Si è, poi, iniziato a parlare di guida autonoma. Anche se la piena diffusioni di questi veicoli sembra essere ancora lontana, c’è chi già pensa a chiudere il cerchio. E se fossero le auto ad insegnare alle persone come guidare? Qualche settimana fa, la General Motors ha richiesto un brevetto su un veicolo autonomo attrezzato per essere non solo conducente, ma anche insegnante. Quale future si prospetta dunque per le scuole guida?

GUIDA AUTONOMA: LA SITUAZIONE IN ITALIA E NEL MONDO

Le auto a guida autonoma hanno impiegato molto più tempo del previsto per realizzarsi, con complicazioni relative a tecnologia, sicurezza e normative. Google è stata una delle prime aziende a investire nello sviluppo di veicoli senza conducente all’inizio del 2009. Ad oggi, però, poco sembra essere definito. In Italia pare che qualcosa si stia muovendo. A partire dal 14 luglio 2022 dovrebbe diventare possibile utilizzare l’ALKS, il sistema di mantenimento automatizzato della corsia, parte degli ADAS di livello 3. Questo sistema esonererebbe il conducente dalla necessità di avere il controllo continuo del veicolo purché resti sempre pronto a intervenire in caso di bisogno. Usare il condizionale è però ancora doveroso. Il Codice della Strada italiano, infatti, non contempla la guida autonoma e necessita dunque di un aggiornamento per recepire le nuove tecnologie. Se il futuro contempla auto che si guidano da sole perché le persone dovrebbero continuare ad imparare guidare?

UN’AUTO CHE INSEGNA A GUIDARE: IL BREVETTO

In questa direzione la General Motors vuole fare un passo avanti nella tecnologia della guida autonoma. E se le auto a guida autonoma potessero insegnare alle persone a guidare? L’auto per cui è stato richiesto il brevetto agirebbe utilizzando sensori e feedback in tempo reale. Un processore di bordo indicherebbe le azioni da compiere al conducente.  Quando saranno portate a termine, l’auto andrà a confrontare le azioni dell’essere umano con quelle che il suo algoritmo avrebbe fatto. Si genererebbe un punteggio sulla base di quanto le prestazioni del pilota corrispondano alle specifiche dell’auto. L’auto potrebbe anche “consentire selettivamente” all’apprendista di controllare tutte le funzionalità di guida che ritiene appropriate, dover averne valutato le prestazioni. Se l’azione compiuta dalla persona avrà come esito una collisione Il veicolo prenderà nota e determinerà che questo allievo ha bisogno di aiuto. Prontamente andrà a disabilitare l’acceleratore mentre il suo computer prenderà il sopravvento.

GUIDA AUTONOMA: QUALE FUTURO PER LE AUTOSCUOLE?

Secondo gli studi condotti dall’azienda, finora gli esseri umani hanno insegnato ad altri umani a guidare, non senza svantaggi. L’istruzione umana:

– È costosa;

– Richiede molto tempo;

– Vi è un alto rischio di inefficienza;

– Si possono trasmettere pregiudizi agli studenti.

L’auto-insegnante fornirebbe, quindi, risultati oggettivi sulle prestazioni del conducente in tempo reale. In un secondo momento le informazioni raccolte potranno essere reperite da terzi, come istruttori di autoscuole o genitori. Più che un sostituto del lavoro umano, si potrebbe, quindi, immaginare come uno strumento di addestramento. Le scuole guida utilizzerebbero l’auto per aiutare gli studenti a fare più ore di guida senza essere soli.

IL VALORE UMANO DELL’INSEGNAMENTO: UN INGREDIENTE IMPRESCINDIBILE

In definitiva è bene ricordare che, nonostante l’esistenza di auto a guida autonoma in futuro, la relazione che si crea nell’insegnamento ha un valore fondamentale. Non tutti, infatti, potrebbero essere disposti a rinunciarvi. In primis le persone potrebbero non avere accesso ad auto a guida autonoma. Non potendo sostenere il costo d’acquisto, ad esempio, potrebbero avere necessità di imparare a guidare in modo tradizionale. Pur possedendo un’auto del futuro potrebbero trovarsi in un luogo o in una situazione in cui non è consentito loro adoperarla. Infine non bisogna dimenticare la componente edonistica della guida. Le persone potrebbero desiderare di guidare per soddisfazione personale. Se a primo acchito la notizia può, quindi, spaventare chi fa dell’insegnamento il suo lavoro, non è ancora il momento per gettare la spugna. La tecnologia può essere un valido alleato, ma (per ora) non prescindere dal bisogno umano-relazionale di cui l’uomo si nutre.

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