patente non duplicabile

Autoscuole: “patentifici” o agenzie educative?

Guidare è un compito complesso e, non sempre, fare equivale a saper insegnare. Quali caratteristiche trasformano un’autoscuola in un’agenzia educativa?

21 ottobre 2022 - 9:00

Conseguire la patente è stato per molto tempo il rito di passaggio all’età adulta. Una tappa obbligata per entrare a pieno titolo nel mondo dei grandi. Questo domanda continua, ha portato alcune autoscuole a focalizzarsi sui numeri, più che sulle persone. Oggi non è più così scontato il desiderio di avere la patente subito, facendo percepire il rischio di un calo della domanda. È cambiato poi il concetto di apprendimento che porta a vedere gli allievi come soggetti attivi e non scatole vuote in cui lanciare concetti senza preoccuparsi di dove cadano. La patente non è più percepita come un punto di arrivo. Anzi, è la chiave che apre le porte al dopo, al futuro. Ecco che si sposta così il focus sull’importanza di imparare a guidare bene, in sicurezza, per quel dopo che ci vedrà al volante da soli. E qui siamo così ad un bivio.

OLTRE LA TABULA RASA: IL PROCESSO DI APPRENDIMENTO EDUCATIVO

Quando impariamo a guidare? Per troppo tempo si è creduto che i bambini, e tutte le persone alle prese con un compito nuovo, fossero una tabula rasa. Un foglio bianco su cui scrivere una nuova storia, in cui la persona che deve apprendere ha un ruolo passivo ed è quindi facilmente plasmabile. Oggi sappiamo che non è così. Gli studi nel campo della pedagogia definiscono, infatti, l’educazione come un processo attivo, in cui l’insegnante è facilitatore dei processi mentali attivi negli alunni. Di conseguenza, l’apprendimento può essere definito come una modificazione permanente ma modificabile del comportamento dell’individuo in seguito alla ricezione e all’assimilazione di nuove informazioni. Fin dalla nascita, infatti, impariamo attraverso l’osservazione vicaria, ovvero osservando il comportamento degli altri e le conseguenze che da esso ne derivano. Ecco quindi che, anche se non siamo noi a mettere in atto una tale azione, ne conosciamo il funzionamento e l’attivazione.

LA GRANDE RESPONSABILITÀ EDUCATIVA DELLE AUTOSCUOLE

Non sempre i comportamenti che osserviamo mettere in atto dai nostri modelli di riferimento (in primis i genitori) sono corretti. Pensiamo ad esempio al rispetto del semaforo giallo. Tante volte vediamo genitori affannati trascinare i bambini al passaggio pedonale motivati dalla frase “corri, corri che è giallo!”. Il messaggio che viene così più o meno inconsapevolmente trasmesso è che “con il giallo si accelera”, anche in auto. Fortunatamente, ogni comportamento appreso può essere modificato. Facile? Assolutamente no, ma tendenzialmente necessario. Ecco dunque la grande responsabilità educativa che ricade sulle autoscuole. Il conseguimento della patente fine a sé stesso va così a perdere di attrattiva. L’obiettivo non è più aver vinto il premio, ma mantenere i vantaggi di quel premio in sicurezza. Come allievo voglio essere sicuro della mia guida prima di mettermi al volante da solo. Come agenzia educativa devo essere sicuro che l’allievo sappia stare in auto da solo prima di far sì che affronti l’esame.

PATENTIFICIO VS AGENZIA EDUCATIVA: QUALI DIFFERENZE?

Siamo ancora fermi ad un bivio. Come scegliere la strada giusta? Un “patentificio” è un posto di passaggio, un po’ come a Monopoli (“vai in prigione senza passare dal Via!”), dove gli allievi diventano numeri. L’attenzione non è sulle persone, ma ai risultati. La motivazione che lo muove è primariamente il guadagno. Anche dipendenti e collaboratori non vengono riconosciuti per l’impegno, ma soltanto per i numeri che riescono a gestire. Essere un’agenzia educativa, invece, è sicuramente più impegnativo. Chi sceglie questa strada, infatti, si ferma sulle persone (allievi e collaboratori). Le osserva, studia con loro e si mette in gioco. I successi degli allievi sono anche i suoi, perché ne condivide la gioia. L’obiettivo non è il conseguimento della patente, ma il dopo, la certezza di aver posto le basi per guidare in sicurezza. L’autoscuola sceglie chi essere, l’allievo sceglie a chi affidarsi.

Contributo a cura di Marianna Martini – Psicologa del Traffico

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