Big Data: esiste la cura contro il traffico urbano?

Una ricerca Frost & Sullivan dice che le città intelligenti e la lotta al traffico dipendono molto dai Big Data sul traffico raccolti in tempo reale

5 maggio 2015 - 16:54

Sapevate che il traffico cresce a un tasso di tre volte superiore a quello dell'economia? Noi ci sentiamo di condividere l'informazione, visto lo stato della circolazione nelle nostre città! Mentre uno studio Ford certifica l'effetto negativo del traffico, che porta a ritenere il tragitto verso il posto di lavoro più stressante del lavoro stesso, un altro ci porta buone notizie. Frost & Sullivan hanno infatti sentito gli addetti ai lavori e il risultato è che i dati sul traffico real time p otrannoessere efficaci contro gli ingorghi: meno male!

PIÙ INFORMAZIONI REAL TIME, MENO TRAFFICO – Il traffico che s'ingigantisce giorno dopo giorno è un problema complicato che, come tutte le questioni intricate, non ha una soluzione semplice. Per fortuna la telematica è un forza potente che combatte al nostro fianco (un'altra arma sarebbe sicuramente il ricorso al mezzo pubblico ma in Italia la cosa è tutt'altro che facile), ad esempio consentendo l'implementazione degli RTTI, sistemi intelligenti di informazione sul traffico in tempo reale. La ricerca Frost & Sullivan rileva infatti come infatti sia in aumento la domanda di RTTI in Europa e Nord America. La progressiva diffusione delle Smart Cities e il crescente ricorso a tecnologie avanzate come il traffico predittivo e la comunicazione da veicolo a veicolo (V2V) saranno, in base all'indagine, i fattori trainanti del mercato RTTI in futuro. Già ora i sistemi RTTI aiutano i pendolari permettendo una stima migliore dell'orario di arrivo del mezzo pubblico grazie all'integrazione con la situazione del traffico in tempo reale.

MOLTI DATI PER SOLUZIONI EFFICIENTI – L'analisi di Frost & Sullivan, intitolata “Strategic Analysis of Real-time Traffic Information Market in Europe and North America”, ha posto diverse domande a manager ed esponenti di varie Aziende, ad esempio Technology Enablers come TomTom, HERE Auto, Swarco (gestione delle strade e della segnaletica) e Be-Mobile (raccolta ed elaborazione dei dati che arrivano dalle auto e dai viaggiatori connessi). Gli argomenti concernevano, per esempio, gli scenari di mercato attuali, i fattori che influenzano gli OEM nell'implementazione degli RTTI e la tecnologia che ha il maggiore potenziale di mercato. Questi sistemi hanno bisogno di molte “sorgenti” – auto e smartphone connessi – per generare dati statisticamente affidabili e le previsioni sono positive: gli abbonati ai servizi sul traffico in tempo reale erano, nel 2014, 1,9 milioni e 2,2 milioni in Nord America ed in Europa rispettivamente, cifre che dovrebbero arrivare a 14,2 e 10,2 milioni nel 2021. “Gli strumenti di analisi di questi Big Data saranno la più importante tecnologia a sostegno del traffico predittivo, gestione dei segnali, manutenzione delle infrastrutture stradali e soluzioni per la riduzione degli incidenti: è quindi importantissimo che i responsabili di raccolta, aggregazione e integrazione dei dati lavorino a stretto contatto”, afferma Ramnath Eswaravadivoo, analista di Frost & Sullivan.

I DANNI DELLO STRESS NON HANNO PREZZO – Il principale fattore che frena l'utilizzo dei sistemi RTTI, secondo l' analisi di Frost & Sullivan, è il costo elevato dell'abbonamento e il consumo di traffico dati. Chi sottoscrive questi servizi ha accesso alle informazioni sul traffico ma queste ultime sono generate, come abbiamo visto, anche dagli utilizzatori, che consumano vari MB per inviare i loro dati di spostamento alle centrali di elaborazione. C'è anche il rischio che i principali destinatari degli RTTI, i pendolari, percepiscano il servizio come un sistema di navigazione offerto a un costo extra: sarà quindi importante aiutare il pubblico a capire la rilevanza del servizio RTTI. Se si riuscirà in questa operazione – e se il prezzo ed il consumo dei dati saranno meno importanti – allora gli RTTI potranno diffondersi perché in grado di alleviare il pesante stress generato dal traffico: lo studio Ford citato in apertura ha infatti rivelato che, per gli europei, il tragitto casa-lavoro è più stressante del lavoro stesso. Basta pensare che il 15% degli intervistati lascia la propria abitazione con almeno 30 minuti di anticipo rispetto all'orario ideale per non rischiare di arrivare tardi al lavoro!

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