Batterie auto: una Gigafactory in Europa farà concorrenza a Tesla

Due ex di Tesla pensano di creare la Gigafactory del Nord, in Svezia. "L'Europa non può dipendere dagli altri per la batterie auto"

10 marzo 2017 - 15:23

L'auto elettrica, come certi artisti o sportivi, è stata fino a pochi anni fa un'eterna promessa: molto “parlata” e poco concreta. Dopo decenni di parole sembra però che il vento stia cambiando, anche sotto la spinta del gigante-Cina. Le condizioni dell'inquinamento cittadino hanno infatti reso quasi impossibile immatricolare, nelle grandi città cinesi, automobili con motore a scoppio, con il conseguente boom delle piccole elettriche (leggi che in Cina l'autonomia non fa paura). Un altro vigoroso scossone l'ha dato ancor prima Tesla con la sua idea di elettrica premium, modelli alto di gamma che potevano imbarcare, proprio perché costose, batterie così grandi da consentire autonomie quasi paragonabili a quelle delle auto normali. Ed è proprio da due ex dirigenti di Tesla che viene l'idea di costruire nel Nord Europa una Gigafactory per le batterie delle auto elettriche.

4 MILIARDI PER INIZIARE Al cuore di Northvolt (è questo il nome scelto per la nuova società) ci sono Peter Carlsson, che ha il ruolo di CEO, e Paolo Cerruti, Chief Operating Officer.

Entrambi vengono da Tesla: Carlsson era il manager della Supply chain mentre Cerruti era Vice president of global supply chain and operation planning. La giovanissima Azienda (è nata a novembre dello scorso anno) parte con grandi ambizioni: raccogliere 4 miliardi di euro per fare la Gigafactory europea in Svezia. L'idea è creare una fabbrica di batterie capace di 32 GWh l'anno nel 2023, una produzione paragonabile a quella della Gigafactory che dovrebbe dar vita ai sogni di Elon Musk per Tesla.

AUTOSUFFICIENZA EUROPEA Qual'è la motivazione alla base di un progetto così faraonico? Ovviamente le opportunità che si pensa di cogliere sono più d'una: Reuters ha raccolto le parole di Carlsson, che ha detto: “credo che la spinta che daranno le case automobilistiche europee alla trazione elettrica comporterà una domanda di batterie che supera di gran lunga qualsiasi attuale previsione”. Da questo discende un altro assunto: “Se nessuno fa niente, l'Europa diventerà completamente dipendente da una supply chain asiatica. L'Europa ha la possibilità di agire per la propria indipendenza energetica, ora o mai più”, come dichiarato da Carlsson al Financial Times (leggi di come Volkswagen vuole produrre in casa le batterie per le sue elettriche). Anche Cerruti stressa questo punto: “le società asiatiche non avevano vantaggi strutturali pregressi e la loro attuale posizione dominante è dovuta in gran parte alla loro tradizione nel campo dell'elettronica di consumo. Il processo produttivo è in gran parte automatizzato e quindi, più che di manodopera a basso costo, si ha bisogno di ingegneri qualificati. L'energia è una fetta molto importante dei costi di tutti e l'Europa ha bisogno di fare qualcosa in questo senso”.

SFIDE IMPORTANTI Northvolt, che pensa anche ad impieghi non automotive per le sue batterie per non dipendere troppo da un solo settore, sta cercando nel Nord Europa, e in particolare in Svezia, un sito sul quale edificare la fabbrica. Il Paese è strategico: ha energia rinnovabile prodotta in abbondanza da fonti idroelettriche ed eoliche ed è vicina alla Finlandia, che ha importanti capacità estrattive di minerali essenziali per la costruzione degli elementi al Litio.

Carlsson ha infatti detto che: “le attività di estrazione delle materie prime sono molto interessanti nelle regione nordiche e Northvolt spera di essere verticalmente integrata così che la supply chain sia un vantaggio competitivo per noi”. Molto sono gli ostacoli sulla strada di Northvolt, a partire dai concorrenti: Samsung SDI inizierà a produrre batterie auto in Ungheria già nel 2018, la tedesca BMZ ha aperto la prima parte di un impianto già lo scorso anno e LG Chem sta investendo 339 milioni di dollari in una fabbrica in Polonia. Northvolt appare anche un po' indietro, dato che deve ancora definire il suo sito produttivo ma la scelta del Nord Europa dovrebbe consentire un facile accesso a elementi cruciali come Nichel, Cobalto e Litio. In ogni caso Carlsson si è detto “molto ottimista sulle nostre capacità di attrarre investitori sia industriali sia istituzionali. Speriamo di reperire i maggiori investimento in poco più di un anno e abbiamo già iniziato a parlare con le aziende e le istituzioni che potrebbero essere protagoniste dell'impresa. Stiamo iniziando a raccogliere i primi 50 milioni per finanziare una piccola linea pilota nei prossimi mesi. Non siamo concorrenti di Elon Musk, dato che la loro Gigafactory produce per l'uso interno di Tesla (Marchionne ha detto che FCA ha i numeri per essere come Tesla e che non produrrà batterie), ma condividiamo la loro visione tesa portare la società lontana dalla sua dipendenza da combustibili fossili”.

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