Auto tecnologiche e sicure ma troppo facili da rubare

Un nuovo episodio di vettura equipaggiata con il dispositivo di apertura porte e avviamento "keyless? fa sorgere la domanda: come è potuto accadere?

22 aprile 2015 - 15:00

Per le auto con apertura porte e avviamento “keyless”, il pericolo arriva dal telecomando. Da tempo presenti nelle offerte delle Case auto, le vetture dotate di questo sistema elettronico di accesso remoto “senza chiave” si sono evolute dai “tradizionali” dispositivo “keyless entry – go” a più moderni sistemi “keyless go” che, da una parte, rappresentano una ulteriore semplificazione perché eliminano anche la necessità di premere un tasto per sbloccare le porte del veicolo attraverso un transponder RFID integrato nella chiave (e che comunica con un ricevitore collocato nell'auto) che riconosce il proprietario appena arriva nelle immediate vicinanze della vettura; ma, dall'altra, affinano le capacità ladresche degli “hacker di auto“.

CI CASCA UN GIORNALISTA – Come è accaduto, nei giorni scorsi, al columnist del New York Times Nick Bilton, il quale in un post su Twitter ha candidamente dichiarato di avere assistito “in diretta” a una indesiderata irruzione da parte di estranei nella propria auto. Il fatto è avvenuto per mano di una coppia di ragazzi che, telecomando in mano (un “semplice” strumento che cattura la frequenza della chiave elettronica), hanno aperto le porte del veicolo e vi si sono intrufolati all'interno. Con buona pace della sicurezza.  E non è il primo caso: nelle scorse settimane, un report della Metropolitan Police londinese ha evidenziato come nella sola metropoli sul Tamigi i furti d'auto con chiave elettronica siano stati, nel 2014, in media 17 al giorno (fra i modelli più gettonati dalle gang hi-tech londinesi, i van Ford Transit e Mercedes Sprinter e, fra le autovetture, le BMW alto di gamma e i modelli di Land Rover – Range Rover), tanto che la stessa MP ha attuato il programma “Operation Endeavour”, che si basa su approfonditi controlli stradali e strategie d'azione sotto copertura, oltre a consigliare gli automobilisti a mettere in pratica una serie di accorgimenti per scoraggiare i “ladri 2.0” dal porre in atto i propositi di furto: lasciare sempre il veicolo in luoghi sicuri, non dimenticare mai di inserire l'allarme (meglio se satellitare), con l'obiettivo di ridurre del 20% nel 2016 i furti attraverso chiave elettronica.

MA I RISCHI REALI SONO OGGETTO DI STUDIO – Il pericolo di furti nel caso di vetture equipaggiate con il sistema di “chiave wireless” PKES (passive keyless entry system, che sfrutta un sistema di prossimità in grado di riconoscere quando la chiave si trova a poca distanza dal veicolo) è già stato, in passato, oggetto di studi. Uno, in particolare, venne condotto da un ricercatore del Politecnico di Zurigo, che ebbe modo di scoprire come clonare il PKES. Nonostante le chiavi siano criptate, venne scoperto come siano sufficienti due antenne che possano ripetere il segnale della chiave, per ingannare l'auto e permettere l'apertura delle porte e l'avviamento del motore. Lo studio del ricercatore del Politecnico di Zurigo era stato svolto duplicando il segnale in due modi: con un normale cavo impiegato per la trasmissione del segnale, e attraverso un apparecchio wireless. In entrambi i casi, l'esperimento funzionò.

GLI ESPERTI CORRONO AI RIPARI – Tuttavia, come più volte evidenziato dagli esperti in nuove tecnologie, con il trascorrere del tempo i sistemi di apertura porte e avviamento wireless restano vulnerabili, mentre si affinano le tecniche di intercettazione e decodificazione del segnale, attraverso apparecchi in grado di rendere sempre più rapide le operazioni di generazione di codici cifrati di protezione. Per cercare di scongiurare il furto hi-tech dell'auto, e siste la “chiave di sessione”, che resta valida una volta soltanto e viene modificata nelle operazioni successive attraverso un algoritmo che modifica il segnale. E in più ci sono altre innovative soluzioni, come quella proposta nei mesi scorsi dall'australiano Silvio Cesare, che consiste in un ricetrasmettitore ad elevata capacità operativa (da FM a Bluetooth al WiFi) che cattura il segnale e lo trasferisce a un computer, il quale lo memorizza e lo elabora per la creazione di un nuovo codice che viene impiegato in una successiva apertura delle porte della vettura.

LA SOLUZIONE ATTUALMENTE PIU' SICURA – In ultimo, un semplice consiglio, che è venuto in mente allo stesso Nick Bilton: in attesa che le Case auto studino soluzioni costantemente aggiornate per evitare spiacevoli “interfacce” dall'esterno via radio verso il codice della chiave, può essere buona norma tenere quest'ultima in un ambiente isolato, in modo da costituire una efficace gabbia di Faraday: il giornalista newyorkese ha scelto di tenere la chiave della propria vettura nel freezer, tuttavia va bene anche una scatola di metallo, come quella dei biscotti o del caffè.

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