Auto gratis con pubblicità: si rischia una multa di 422 euro

Guadagnare con la pubblicità sulle auto private è una tentazione per i privati che espone al rischio di multe e truffe. Ecco i casi in cui è permesso

15 ottobre 2018 - 13:25

L'idea di guadagnare soldi usando la propria auto è una tentazione per tutti gli automobilisti privati che a prescindere dal lavoro principale non disdegnano un extra per arrotondare lo stipendio. Le opportunità sono tante, come quella di condividere la propria auto dividendo le spese (e guadagnandoci pure qualcosa) oppure andare semplicemente in giro per la città con l'auto tappezzata di adesivi. E' il fenomeno del “carvertising” (cioè car+advertising), o meglio usare l'auto di proprietà come cartello pubblicitario su ruote proposto da un numero sempre maggiore di aziende che promettono soldi facili. Peccato che in Italia la pubblicità mobile su veicoli sia strettamente regolamentata dal Codice della Strada e permessa solo in specifiche situazioni. Vediamo quando è possibile fare pubblicità con l'auto e cosa si rischia se si cade nel tranello dell'auto gratis tappezzata di adesivi.

LA PROMESSA DELL'AUTO GRATIS Chi non vorrebbe un'auto pagata interamente (o quasi) da un'azienda che chiede solo un po' di spazio sull'auto per farsi pubblicità? In fondo se l'auto è mia e l'ho già comprata è ancora meglio poiché, al netto delle spese che sarei costretto a sostenere secondo gli accordi, il resto che mi rimarrebbe in tasca sarebbe tutto guadagno. Facile, vero? E' così che molte aziende prospettano ai potenziali clienti l'El Dorado della pubblicità mobile sulle auto. Peccato che in Italia, se non si finisce per rimetterci soldi, si rischia anche una salata multa quando si fa pubblicità per conto terzi. Il rischio più frequente si finire nel raggiro del carvertising è legato alla pratica delle organizzazioni piramidali, che chiedono una quota iniziale per iniziare a guadagnare, una pratica vietata in Italia, che porta alla chiusura dell'azienda quando scoperta dalle autorità. Ma mettiamo che non sia questo il caso e ci salta in mente la bizzarra idea di comprare un'auto nuova pagata da una concessionaria che si impegna a coprire le rate e a rimborsarci una quota mensile in cambio di poche e sorvolabili (apparentemente) condizioni contrattuali. Prima di parlare del contratto, che davanti alla possibilità di guadagno, si è spinti a leggere frettolosamente,  ecco cosa dice la legge sulla possibilità di guadagnare facendo la pubblicità con la propria auto, a prescindere se l'abbiate già comprata o sia un soggetto terzo a pagare le rate per voi (altra situazione molto rischiosa di cui parliamo più avanti).

COSA DICE LA LEGGE Secondo il Codice della Strada, sono pochi i soggetti autorizzati a fare pubblicità sul un veicolo e nei casi in cui poi questo soggetto è autorizzato entrano in gioco le disposizioni comunali. E' infatti il Comune l'ente al quale bisogna versare un'imposta al pari di un esercizio pubblico che paga per esporre l'insegna fuori al proprio negozio. Proprio in merito alla pubblicità sulle strade e sui veicoli, l'articolo 23 del Codice della Strada recita e l'articolo 57  – comma 2 del Regolamento di esecuzione nuovo codice della strada (DPR 16 dicembre 92 -495) “L'apposizione  sui  veicoli  di  pubblicità  non  luminosa  e' consentita,  salvo  quanto  previsto  ai  successivi  commi  3  e  4, unicamente se non effettuata per conto terzi a titolo  oneroso  e  se realizzata  senza  creare  sporgenze  rispetto  alla  superficie  del veicolo. Sulle autovetture ad uso privato  e'  consentita  unicamente l'apposizione del marchio e della ragione  sociale  della  ditta  cui appartiene il veicolo.” Questo significa che solo le auto aziendali possono circolare con decalcomanie, loghi o scritte relativi all'attività svolta dall'azienda proprietaria dei veicoli. La tassa dovuta poi dipende dalle dimensioni delle pubblicità sull'auto e stabilità dalle amministrazioni locali. Nei cais in cui un privato invece viene sorpreso a infrangere questa regolala multa è di 422 euro.

COSTI E RISCHI A CARICO DELL'UTILIZZATORE In realtà molte aziende continuano a proporre ad utenti privati forme di pubblicità proponendo locazioni o acquisto di auto nuove ad uso pubblicitario o con forme contrattuali più varie per provare a fregare la legge. Occhio, poiché oltre alla quota iniziale che l'utente è chiamato a coprire (la caparra), si espone ad una serie di costi e rischi più o meno alti. Intanto la scelta dell'auto è quasi sempre limitata a un cerchio ristretto di modelli presso una concessionaria indicata e il colore è quasi sempre il bianco. Ma se sul colore si pensa di poter chiudere un occhio, bisogna prestare molta attenzione sugli obblighi inclusi nel contratto che vanno da un numero di post face book settimanali a un numero di chilometri minimo da percorrere, mantenere sempre pulita l'auto e farsi carico delle spese di riallestimento e ripristino della pubblicità sull'auto nei casi in cui l'azienda vende la pubblicità sulla vostra auto a un cliente diverso rispetto al precedente. Ma c'è anche il rischio di perdere l'auto (che l'azienda ha promesso di pagare in parte o interamente) nei casi in cui lo spazio pubblicitario sull'auto che state guidando resti vuoto. Se l'azienda non ha clienti interessati a farsi pubblicità potreste essere chiamati a coprire le rate del finanziamento in prima persona (un finanziamento che con ogni probabilità non siete voi a scegliere) oppure l'azienda potrebbe rilevare l'auto lasciandovi con un pugno di mosche.

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