Disastro bus elettrici a Roma: si fermano per le salite e si indaga sulle ricariche Bus elettrici a Roma: nostra immagine ironica creata con IA

Disastro bus elettrici a Roma: si fermano per le salite e si indaga sulle ricariche

Il caldo estremo dimezza l'autonomia dei nuovi bus elettrici Atac, costringendo a rientri anticipati in deposito. L'azienda corre ai ripari

 

Il caldo estremo dimezza l'autonomia dei nuovi bus elettrici Atac, costringendo a rientri anticipati in deposito. L'azienda corre ai ripari

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29 Giugno 2026 - 10:00

I bus elettrici di Roma si… “sciolgono” sotto il Sole bollente di giugno 2026, come da nostra immagine ironica creata con IA. Infatti, i 250 mezzi a batteria attualmente in circolazione, su una fornitura totale prevista di 411, stanno registrando un calo drastico dell’autonomia operativa, dice il Riformista. Secondo le segnalazioni, il ricorso massiccio all’aria condizionata, necessario per garantire il comfort del conducente e dei passeggeri durante le ore di punta, riduce l’efficienza degli accumulatori fino al 50%.

Il risultato è una corsa contro il tempo che vede molti autisti costretti ad avvisare la centrale operativa quando il display segna il 30% di carica residua, per poi dover rientrare in deposito prima del previsto.

La capitale e la mobilità green vanno molto d’accordo a parole, parecchio meno nei fatti, come emerge anche dal pass di 1.000 euro l’anno ai proprietari di auto elettriche che intendono entrare nelle Zone a Traffico Limitato.

PASTICCIO BUS ELETTRICI DI ROMA FRA ARIA CONDIZIONATA E SALITE

Ma non c’è solo lo stress dell’aria fredda: esiste anche il problema delle salite. Roma è stracolma di declivi impegnativi che – oltre a rendere sublime la Città Eterna – richiedono picchi di potenza energetica costanti e gravosi. Quando un mezzo pesante deve affrontare i saliscendi con il sistema di climatizzazione al massimo regime, il consumo subisce un’impennata che manda in tilt i sistemi di gestione delle batterie.

Questo fenomeno evidenzia quanto la pianificazione tecnica iniziale, basata su cicli di omologazione standardizzati e sempre distanti anni luce dalla realtà (temperature elevate, asperità stradali e altro), si sia dimostrata insufficiente a prevenire la crisi operativa attuale.

La gestione del parco veicoli diventa quindi un rebus quotidiano per Atac, che deve bilanciare turni di guida, necessità di ricarica e disponibilità di mezzi, cercando di evitare buchi nelle corse che penalizzerebbero ulteriormente l’utenza cittadina, già provata dall’afa e da una mobilità in fase di transizione tecnologica complessa.

CAOS TOTALE MEZZI ELETTRICI

Il tema, sollevato pubblicamente dal membro del Cda di Atac, Roberto Cantiani, tocca un nervo scoperto: la compatibilità tra i cicli di ricarica previsti in sede di gara e le reali condizioni di esercizio stradale. Sebbene il contratto preveda un’autonomia nominale di 250 km, la realtà operativa trasforma questo dato teorico in un obiettivo irraggiungibile per l’intera durata del turno di guida.

Atac, dal canto suo, ha cercato di normalizzare la situazione. In una nota ufficiale, l’azienda capitolina ha precisato quanto segue: “È del tutto naturale che un’ondata di caldo estremo possa comportare un intenso utilizzo dei condizionatori, aumentando così i consumi del mezzo“, sottolineando come dinamiche analoghe riguardino, seppur con diverse variabili, anche le flotte a gasolio.

L’azienda ha rassicurato l’utenza: il servizio viene garantito secondo i programmi d’esercizio, con una gestione a rotazione dei mezzi che permette di non sovraccaricare la rete elettrica cittadina durante i picchi di domanda estivi.

Disastro bus elettrici a Roma si fermano per le salite e si indaga sulle ricariche

UN PO’ DI SANA BUROCRAZIA

Va detto che ogni onere relativo alla manutenzione, ordinaria e straordinaria, ricade interamente sul fornitore. Atac ha già confermato di essere in costante interlocuzione con la Casa produttrice per individuare soluzioni tecniche, probabilmente legate ad aggiornamenti del software di gestione delle batterie, che possano ottimizzare il consumo energetico anche in condizioni di stress termico.

Facciamo tuttavia notare che, con qualsiasi clima, le pendenze c’erano, ci sono e ci saranno per sempre a Roma. Era da mettere in conto e magari puntare ancora per tanto tempo su motori termici, prima di buttarsi con una flotta così nutrita sull’elettrico, seguendo le mode UE del momento. Se, come e quando arriveranno mezzi con autonomie reali molto più alte, se ne potrà riparlare.

IL DUBBIO DELLE RICARICHE “DIESEL”

Alcune ricostruzioni giornalistiche parlano di verifiche sull’origine dell’energia utilizzata per alimentare le colonnine nei depositi: in alcuni casi l’elettricità della rete potrebbe essere stata prodotta da gruppi elettrogeni temporanei a gasolio, installati in attesa del completamento delle infrastrutture elettriche.

Il problema risiederebbe nei tempi di attivazione delle cabine elettriche ad alta/media tensione da parte dei distributori di rete. La burocrazia e i lavori di scavo necessari per adeguare la rete elettrica cittadina ai picchi di assorbimento dei depositi possono richiedere mesi, se non anni, creando un “disallineamento” tra l’arrivo dei mezzi e la prontezza dell’infrastruttura. Nessuna conferma da parte del Comune di Roma, che difende a spada tratta i bus elettrici.

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