Batterie auto elettriche cinesi: riciclo illegale per le e-bike Batterie auto elettriche cinesi: riciclo illegale per e-bike, fonte CCTV

Batterie auto elettriche cinesi: riciclo illegale per le e-bike

Le celle esauste dei veicoli elettrici in Cina alimentano un mercato nero da 78 miliardi di dollari per e-bike

 

Le celle esauste dei veicoli elettrici in Cina alimentano un mercato nero da 78 miliardi di dollari per e-bike

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16 Giugno 2026 - 10:23

Dove vanno a finire le batterie auto elettriche cinesi? Non sempre si segue la linea green del riciclo e dello smaltimento rispettoso dell’ambiente. Un’inchiesta shock condotta dall’emittente televisiva dello Stato del Dragone CCTV ha svelato che gli accumulatori esausti finiscono talvolta in laboratori clandestini per essere trasformati in pacchi batteria non certificati dedicati alle e-bike. Il fenomeno aggira le severe normative nazionali e un quadro economico regolamentato che vale 527,32 miliardi di yuan l’anno, ossia 67 miliardi di euro. Per volare a 1.892,95 miliardi di yuan entro il 2030 (241,51 miliardi di euro). Le autorità hanno avviato ispezioni a tappeto per fermare un circuito parallelo che mette a rischio anche i consumatori (pericolo di esplosioni e di incendi), riporta CarNewsChina.

IL MERCATO NERO DELLE BATTERIE DA AUTO ELETTRICHE

Le indagini giornalistiche hanno sollevato il velo su una fitta rete logistica che gestisce il riciclo illegale dei componenti dei veicoli elettrici: le celle rimosse dalle vetture subiscono un processo di riassemblaggio per creare moduli non conformi da 60V e 72V. Insomma, batterie potenti a elevata autonomia per le BEV diventano micro-accumulatori per bici elettriche: un “trucco” da cui scaturiscono guai a catena. Questo sistema distributivo elude deliberatamente il limite di legge di 48V introdotto per i mezzi a due ruote dei consumatori. Molte officine non registrate modificano i cablaggi originali per una tariffa fissa di 20 yuan, escludendo le protezioni fondamentali contro il cortocircuito e il sovraccarico: gli operatori dei centri di scambio camuffano gli armadi di ricarica illeciti registrandoli come infrastrutture per motocicli, evitando così i controlli incrociati dello Stato. Si finge di essere in regola, dando accumulatori per e-scooter, quando invece vanno alle e-bike.

AZIENDE COINVOLTE NELLO SCANDALO

La stazione di scambio batterie Xiaoha di Wuhan, la stazione Taili, la stazione Yuanji di Nanchino, nonché alcune officine e stazioni di sosta per corrieri a Nanning, continuano a vendere online oppure a dare a noleggio illegalmente batterie al litio che superano il limite nazionale dei 48V previsto per le biciclette elettriche. La gravità della situazione è emersa quando le ispezioni hanno toccato imprese inserite nella lista ufficiale delle autorità. La Shanghai Huirong Regenerative Energy, approvata dal ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione, è stata scoperta a deviare le celle automobilistiche verso canali non autorizzati. Le linee di assemblaggio clandestine raddoppiano i volumi durante i picchi stagionali delle consegne, sfruttando la forte domanda. Strutture come la Guangxi Hongsheng New Energy e la Wuhan Wangzhongle Power mantengono flussi attivi di questi accumulatori ad alta capacità. I dati tecnici confermano che il 33% degli incendi di e-bike è causato da circuiti alterati. Inoltre, ben l’80% di questi incidenti è legato direttamente a moduli recuperati dai veicoli elettrici e riciclati.

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CLANDESTINI COME API OPEROSE

Nell’inchiesta, i giornalisti hanno scovato vari laboratori clandestini. Sul pavimento di ogni officina fake, sono accatastate ordinate enormi quantità di vecchie batterie di BEV, mentre gli operai lavorano a pieno ritmo tra il rumore di seghe elettriche e frese per smontarle pezzo per pezzo. Qui, parlare di sicurezza ambientale è utopia.

NUOVE TRACCIABILITÀ DIGITALI

Per arginare l’espansione della contraffazione, il Governo ha varato un piano d’azione mirato alla standardizzazione del ciclo di vita dei componenti. Una nuova direttiva, entrata in vigore il 1° aprile 2026, introduce una piattaforma digitale che assegna un codice univoco a ogni accumulatore. Nonostante lo sforzo politico, alcuni distributori cercano di proteggere i profitti creando depositi nascosti nelle aree montuose: un esempio è la Shenzhen Zhongtou New Energy, che isola i propri hub logistici per sfuggire ai controlli.

CONSOLIDAMENTO COMMERCIALE DEI PRODUTTORI LEGITTIMI

La svolta contro il riciclo illecito potrebbe arrivare dalla riduzione dei costi industriali della filiera regolare: l’ottimizzazione dei processi ha portato il prezzo di una cella prismatica al litio-ferro-fosfato a soli 0,35 yuan per Wh. I giganti delle batterie riducono i margini del mercato nero grazie a volumi di produzione massicci e certificati. A maggio 2026, le installazioni in Cina sono state guidate da CATL con 23,12 GWh, seguita da BYD con 11,87 GWh, secondo le rilevazioni ufficiali di China EV DataTracker: questa enorme concentrazione industriale rende difficile l’approvvigionamento per i piccoli laboratori non autorizzati. La forte sinergia tra la tracciabilità statale e il calo dei prezzi delle celle legali rappresenta l’unica via per soffocare l’economia sotterranea dei pacchi batteria rigenerati.

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