Auto elettriche in Italia, obiettivo 4,2 milioni nel 2030: un miraggio?
L'obiettivo Pniec di 4,2 milioni di auto elettriche al 2030 difficilmente raggiungibile: servono incentivi strutturali e la riforma del fisco a beneficio delle flotte aziendali
L'obiettivo Pniec di 4,2 milioni di auto elettriche al 2030 difficilmente raggiungibile: servono incentivi strutturali e la riforma del fisco a beneficio delle flotte aziendali
Era luglio 2024 quando il Governo Meloni elaborò una previsione sulle auto elettriche circolanti in Italia nel 2030: 4,2 milioni di unità. Un obiettivo dichiarato nel Pniec, Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, presentato all’Unione Europea. Adesso, a distanza di due anni, qual è la situazione? Il parco di BEV ammonta a 421.487 esemplari nel nostro Paese, stando a Motus-E. Considerando la totale assenza di incentivi per vetture a batteria e la crisi che affligge la nazione, il target nazionale appare – a nostro giudizio – un miraggio da qui a quattro anni.
AUTO ELETTRICHE CIRCOLANTI IN ITALIA: SERVE UN “MIRACOLO” PER CENTRARE L’OBIETTIVO
Per colmare un gap di quasi 3,8 milioni di veicoli in meno di 48 mesi, l’Italia dovrebbe immatricolare 950.000 auto elettriche l’anno. Una cifra siderale se confrontata con i volumi attuali: nei primi sei mesi del 2026, il mercato BEV ha registrato poco meno di 80.000 nuove immatricolazioni.
I dati di quest’anno sono alterati dalla coda degli incentivi 2025, con vendite realizzate nei mesi scorsi. L’effetto bonus sta svanendo, e prossimamente si vedrà davvero quanto vale il mercato elettrico: il ragionamento vale per tutte le BEV che godevano di sconto statale, specie per la Leapmotor T03, immatricolata a livelli record grazie alle agevolazioni.
Nonostante una crescita percentuale incoraggiante rispetto ai periodi precedenti, la quota di vetture a corrente rimane ancora troppo esigua per sostenere una scalata così vertiginosa: siamo al 10,1% con 14.894 unità consegnate a giugno 2026, in netta crescita rispetto al 6,0% di giugno 2025 e all’8,8% dello scorso mese di maggio.
L’acquirente medio, spaventato dal costo d’ingresso elevato dei veicoli elettrici, tenderà secondo noi a rimandare l’investimento o a ripiegare su tecnologie ibride, percepite come una transizione più sicura ed economica.
RISULTATO: PARCO VETUSTO
Il parco circolante italiano rimane tra i più vetusti d’Europa, con oltre un quarto delle vetture che supera i 15 anni di vita. Senza una strategia che riesca a democratizzare l’accesso alla mobilità a zero emissioni, l’obiettivo del Pniec rischia di trasformarsi in una mera dichiarazione d’intenti a Bruxelles, che dal 2019 è in pressing su nazioni e Case per la transizione green.

FLOTTE AZIENDALI ELETTRICHE, ULTIMA CHIAMATA
A poter giocare un ruolo centrale nel percorso di decarbonizzazione sono le flotte aziendali, ma serve una riforma strutturale, in chiave “green”, del relativo trattamento fiscale, fa notare l’Unrae, Unione Case estere.
“Considerata la scadenza del prossimo 29 agosto per l’attuazione della Delega Fiscale, andrebbe colta l’opportunità offerta dalla flessibilità sui vincoli di bilancio per il triennio 2026-2028 annunciata dalla Commissione europea per finanziare la defiscalizzazione della transizione energetica delle flotte aziendali, quale fattore abilitante per la competitività del sistema Paese“, sostengono i costruttori.
AUTO ELETTRICHE: SERVONO ECOBONUS PROPORZIONALI
Qualora il Governo volesse spingere a favore di incentivi auto elettriche forti e strutturali, va tenuto conto che, a nostro avviso, il sistema attuale degli ecobonus non è adatto all’Italia.
Oggi, è basato su contributi a valore fisso indipendenti dal prezzo di listino del veicolo: questo distorce il mercato e tradisce lo spirito stesso della transizione ecologica.
Assegnare lo stesso bonus, indipendentemente dal valore del bene acquistato, genera una disparità insensata: ricevere un contributo di 11 mila euro per una citycar da 17 mila euro equivale a un aiuto massiccio che democratizza la mobilità elettrica, rendendola accessibile a chi ha un budget limitato.
Al contrario, erogare lo stesso importo di 11 mila euro per l’acquisto di un veicolo da 50 mila euro non è un vero boost per il passaggio all’elettrico, ma finisce per alimentare un sussidio a pioggia verso una fascia di acquirenti che, per capacità di spesa, non necessiterebbe di tale supporto pubblico.
Per rendere gli incentivi uno strumento di politica industriale e sociale efficace, è necessario passare a un bonus parametrato ai listini. Un incentivo deve essere proporzionale al valore del veicolo.
In questo modo si otterrebbe un doppio vantaggio: da un lato, si sosterrebbe concretamente il potere d’acquisto delle famiglie che devono realmente compiere il salto tecnologico; dall’altro, si eviterebbe lo spreco di risorse pubbliche in segmenti di mercato premium, dove il fattore prezzo è meno sensibile.