Auto elettriche: aggiornamenti OTA riducono autonomia? I sospetti dalla Cina

Auto elettriche: aggiornamenti OTA riducono autonomia? I sospetti dalla Cina

In Cina crescono le proteste contro i produttori di auto elettriche, accusati di limitare autonomia e ricarica tramite aggiornamenti software remoti

 

In Cina crescono le proteste contro i produttori di auto elettriche, accusati di limitare autonomia e ricarica tramite aggiornamenti software remoti

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11 Maggio 2026 - 12:16

Sospetti in Cina su presunte pratiche illecite che riguardano gli aggiornamenti Over-the-Air (OTA) delle auto elettriche e ibride plug-in: dopo l’operazione con l’installazione di nuovi pacchetti software – segnalano numerosi consumatori – l’autonomia reale della batteria crollerebbe. Secondo i dati raccolti, vetture che originariamente dichiaravano 500 km di percorrenza secondo lo standard CLTC sono scese sotto la soglia di 300 km dopo aver ricevuto gli aggiornamenti da remoto. Eppure l’unico obiettivo degli OTA dovrebbe essere quello di migliorare le prestazioni o correggere bug senza visitare l’officina: tuttavia, nel Paese del Dragone è esploso un caso mediatico che getta un’ombra su questa pratica. Le autorità locali hanno avviato indagini per fare luce su quello che viene definito il “blocco della batteria”, un fenomeno che penalizza pesantemente l’esperienza di guida degli utenti, come riporta CarNewsChina.

QUESTIONE BOLLENTE

Va detto che siamo solo all’inizio: zero prove e zero nomi. La China Association of Automobile Manufacturers ha smentito tali indiscrezioni. Aziende come BYD, Tesla e Zeekr hanno respinto le accuse, mentre BYD minaccia azioni legali contro chi diffonde rumors infondati sull’autonomia dell’accumulatore precipitata proprio dopo l’aggiornamento OTA.

Stando alle accuse, il calo non sarebbe legato all’usura naturale dei componenti, ma a una modifica deliberata dei parametri di gestione della batteria operata dai produttori. Questo intervento impedisce agli utenti di sfruttare l’intero potenziale energetico per cui hanno pagato al momento dell’acquisto: il dubbio dei consumatori è che i costruttori agiscano segretamente per proteggere l’integrità delle celle ed evitare costosi richiami legati a possibili rischi di surriscaldamento o degradazione precoce.

LE INDAGINI DELLE AUTORITÀ CINESI

Il governo di Pechino non è rimasto a guardare di fronte alle numerose segnalazioni pervenute tramite i canali di protezione dei consumatori. Il ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione ha aggiornato i regolamenti relativi alla gestione degli aggiornamenti OTA introducendo divieti specifici: le nuove norme vietano esplicitamente il blocco della batteria non dichiarato e l’uso di aggiornamenti forzati senza il consenso dell’utente. Si cerca di impedire che le aziende utilizzino la tecnologia remota per mascherare difetti strutturali dei pacchi batteria che richiederebbero una sostituzione fisica dei componenti. Nonostante alcune smentite ufficiali da parte di associazioni di categoria, l’attenzione mediatica resta altissima, poiché il coinvolgimento di giganti del settore elettrico mette a rischio la fiducia dei consumatori verso la transizione energetica.

Auto elettriche, aggiornamenti OTA riducono autonomia? Ombre cinesi

L’IMPATTO SUI TEMPI DI RICARICA

Oltre alla riduzione della percorrenza chilometrica, molti automobilisti segnalano un incremento significativo dei tempi di sosta alle colonnine: in alcuni casi, il passaggio dal 10% all’80% della carica è passato da 40 minuti a oltre 70 minuti. Questo rallentamento è dovuto alla riduzione della potenza massima di ricarica accettata dal sistema di gestione della batteria (BMS). Limitando la corrente in entrata, i produttori riducono lo stress termico a cui sono sottoposte le celle, minimizzando il rischio di instabilità interna.

Se da un lato questa scelta preserva la longevità dell’auto a lungo termine, dall’altro altera profondamente le caratteristiche tecniche promesse in fase di vendita. Un utente ha documentato come la sua auto accettasse 100 kWh di energia prima dell’aggiornamento, scendendo a circa 80 kWh successivamente, nonostante uno stato di salute dichiarato del 95%.

RISCHI LEGALI E DIRITTI DEI CONSUMATORI

La possibilità per un produttore di intervenire a distanza su un bene di proprietà privata solleva complessi interrogativi giuridici. Gli esperti legali sottolineano come la modifica unilaterale delle prestazioni del veicolo possa violare le leggi sulla proprietà e sulla tutela del consumatore. Poiché i dati relativi ai parametri del software sono custoditi nei server cloud delle Case, per un normale cittadino risulta estremamente difficile dimostrare l’avvenuta manipolazione. Le raccomandazioni attuali per i proprietari prevedono la disattivazione delle installazioni automatiche e il mantenimento di un registro rigoroso delle versioni software e delle statistiche di ricarica: in assenza di una trasparenza totale da parte dell’industria, il rapporto tra produttore e cliente rischia di incrinarsi definitivamente su scala vasta.

STRATEGIE DI PROTEZIONE DELLE CELLE

L’industria delle batterie è dominata da pochi grandi attori che forniscono celle a quasi tutti i marchi automobilistici: in un mercato così competitivo, la sicurezza termica è diventata la priorità assoluta dopo alcuni incidenti legati a incendi durante la ricarica ultra rapida. Test recenti hanno mostrato temperature superiori a 76 gradi centigradi durante cicli di ricarica ad alta potenza, spingendo le aziende a inserire barriere software preventive. Il problema risiede nel fatto che queste misure di sicurezza vengono spesso implementate silenziosamente, declassando il prodotto senza offrire compensazioni ai clienti.

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