Uber negli USA

Uber perde anche in UK: la sentenza che vuole i driver dipendenti

La sentenza in Gran Bretagna vuole i driver Uber dipendenti: ecco cosa potrebbe cambiare per l’app sempre più orientata a ridurre i costi

22 febbraio 2021 - 13:28

Dopo la sentenza in Francia, Uber perde anche a Londra: la sentenza più recente pone fine a una diatriba legale durata 5 anni tra Uber e alcuni suoi driver. La suprema corte di giustizia cui Uber si era appellata contro il primo verdetto, pone ora un precedente che rischia di catalizzare un cambiamento dell’App già in atto. Ecco cosa cambierà o potrebbe cambiare dopo la sentenza britannica sul contratto di lavoro in Uber.

DRIVER UBER COME DIPENDENTI NON APPALTATORI

Uber ha perso il suo braccio di ferro contro alcuni driver che 5 anni fa portarono l’azienda simbolo della Gig Economy in tribunale. Come riporta Cnbc, la sentenza del 19 febbraio 2021 della Suprema Corte ha rigettato l’appello dell’azienda verso una precedente sentenza che riteneva i driver Uber dei lavoratori e non degli appaltatori. E’ in sostanza un contesto molto simile che ha visto i driver Uber sul piede di guerra in molti Paesi. La sentenza dà ragione agli ormai ex driver Uber, che sono in attesa di ottenere ora un rimborso che sarà definito in sedi separate. Ma la cosa più rilevante è: cosa cambierà ora che Uber ha perso la sua battaglia legale anche in Gran Bretagna?

LA SENTENZA DEI DRIVER UBER E’ UN CASO ISOLATO

La sentenza che impone praticamente un contratto di lavoro con Uber, con tutti i costi che ne derivano, crea un precedente a cui tutti i driver si potrebbero aggrappare. Tuttavia, la sentenza si riferisce a un procedimento specifico che aveva portato nel 2016 Uber davanti ai giudici del Tribunale del Lavoro. “Rispettiamo la decisione della Corte che si è concentrata su un piccolo numero di conducenti che hanno utilizzato l’app Uber nel 2016”, la dichiarazione di Jamie Heywood, Manager di Uber per l’Europa settentrionale. Oltre ai 25 dipendenti che hanno sfidato il gigante del ride sharing, ci sarebbero moltissimi altri driver pronti a fare la stessa mossa. Fomentati anche da uno stato di necessità dovuto ai minori guadagni per l’emergenza sanitaria mondiale.

FUTURO UBER: MENO DRIVER E PIU’ RIDER?

E qui si arriva al punto di svolta, soprattutto per Uber, che con l’emergenza Covid-19, pare abbia dato il via a una riorganizzazione profonda dell’azienda, tagliando i rami che danno pochi frutti. Dopo la vendita di Uber AG ad Aurora, anche il servizio di trasporto passeggeri entra in competizione con i servizi di consegna di cibo pronto e spesa. D’altronde si fa di necessità virtù e infatti proprio grazie ai pony express, i ricavi durante l’emergenza Coronavirus vanno a gonfie vele.

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