Stop auto ICE dal 2035: le richieste della filiera italiana al Governo

La decisione dell'UE legata allo stop alla vendita delle auto ICE in UE fa discutere: ecco il punto di vista dell'Anfia

20 giugno 2022 - 19:00

Il mondo dell’auto si prepara ad una vera e propria rivoluzione, almeno per quanto riguarda l’Europa. La decisione del Parlamento europeo di fissare lo stop alla vendita delle auto ICE per il 2035 rappresenta un vero e proprio spartiacque per l’intero settore. Tra poco più dodici anni, nei territori UE non sarà possibile commercializzare auto nuove benzina, diesel, GPL o metano. Anche tutte le tecnologie ibride, che uniscono motori a combustione interna e soluzioni elettrificate, saranno fuori dal mercato. La mobilità, nei piani dell’UE, sarà esclusivamente a zero emissioni con le auto elettriche che diventeranno l’unica opzione disponibile. In questo contesto, il settore automotive italiano si prepara ad una necessaria riconversione che dovrà essere rapida per limitare al massimo i danni. Il punto di vista della filiera italiana è stato espresso da Paolo Scudieri, presidente dell’Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica). Il settore industriale collegato al mondo delle quattro ruote chiede la neutralità tecnologica per sostenere la transizione verso la mobilità a zero emissioni.

COSA SUCCEDERA’ CON LO STOP ALLA VENDITA DELLE AUTO ICE IN UE NEL 2035

La decisione presa dal Parlamento europeo lo scorso 8 giugno dà il via ufficiale alla procedura che porterà allo stop alla vendita di auto ICE a partire dal 2035 in UE. È previsto uno step intermedio, con le case costruttrici che dovranno ridurre le emissioni del 55%, rispetto ai dati del 2021, entro il 2030. La produzione di auto benzina o diesel potrà continuare sul territorio europeo anche dopo il 2035. Le vetture, però, saranno destinate, nei piani dell’UE, esclusivamente all’esportazione. Il provvedimento, inoltre, non limiterà la circolazione delle vetture con emissioni superiori allo zero. L’Unione Europea sarà la prima regione del mercato delle quattro ruote completamente a zero emissioni. Dopo la votazione al Parlamento europeo, la palla ora passa ai singoli Stati membri che dovranno trattare con l’UE le modalità di applicazione del provvedimento. L’iter normativo è ancora lungo ma la direzione è chiara.

COSA CHIEDE LA FILIERA ITALIANA IN MERITO ALLO STOP ALLE AUTO ICE IN UE

A seguito della votazione del Parlamento europeo sono arrivati, già a caldo, i commenti di varie associazioni automotive che hanno espresso il proprio parere su quanto stabilito dall’UE. A distanza di quasi due settimane dalla votazione, inoltre, arriva anche una presa di posizione ancora più netta da parte dell’Anfia, l’Associazione che rappresenta la filiera automotive italiana. Ad esprimere il punto di vista del settore è stato Paolo Scudieri, presidente Anfia, che ha sottolineato: “Nessuno è contrario alla transizione, all’ambiente e all’evoluzione, ma il voto dell’8 giugno è un macigno: spaventa l’approccio mono-tecnologico, anche perché l’Europa non ha le competenze e non controlla la filiera dell’elettrico, al contrario di alcuni Paesi asiatici“. Da notare che Anfia aveva già espresso parere contrario alla scelta dell’UE evidenziando la presenza di una “visione estremamente ideologica, demagogica” di qualcuno che “non conosce nulla di pianificazione e politica industriale“.

IL 40% DELLA FILIERA AUTOMOTIVE IN ITALIA È A RISCHIO CON LO STOP ALLA VENDITA DELLE AUTO ICE

Secondo le stime Anfia, il 40% della filiera automotive italiana è direttamente collegata alle tecnologie delle auto endotermiche. Il passaggio completo all’elettrico richiederà, quindi, una completa riconversione di una porzione considerevole della filiera. Tale riconversione dovrà essere ultimata in poco più di dieci anni. I ritmi dovranno essere rapidi per evitare di perdere competitività nel settore. Anfia, già prima della votazione dello scorso 8 giugno, aveva stimato 70 mila posti di lavoro a rischio a causa dello stop alle auto ICE dal 2035 in UE. Sempre secondo le stime Anfia, inoltre, una riconversione del settore arriverebbe a salvare solo 6 mila posti di lavoro.

NEUTRALITA’ TECNOLOGICA: L’ALTERNATIVA ITALIANA ALLO STOP ALLE AUTO ICE IN UE

La questione della “neutralità tecnologica” resta, quindi, al centro del discorso. Lo stop alle auto ICE in UE potrebbe comportare enormi danni alla filiera automotive italiana. Lo stesso Scudieri ha parlato anche della necessità di guardare a tecnologie alternative all’elettrico e, in particolari, a soluzioni come i biocarburanti e l’idrogeno che potrebbero rappresentare una modalità aggiuntiva per ridurre le emissioni in atmosfera. In occasione del convegno “Ricerca e innovazione, il futuro della mobilità”, il ministro dello Sviluppo economico, Giorgetti, ha espresso le sue perplessità e quelle del Governo “sull’ineluttabilità della fine del motore endotermico. Noi difendiamo la neutralità tecnologica“. Secondo la posizione di Giorgetti, il Governo italiano punterà a sostenere la diffusione di tecnologie alternative all’elettrico. La posizione italiana sulla questione, inoltre, viene chiarita ulteriormente dalle parole del ministro che ha parlato della necessità di valutare l’intero ciclo di vita del prodotto per quantificare l’effettiva sostenibilità ambientale del settore.

LA FILIERA DELL’ELETTRICO E LA CONCORRENZA ASIATICA: UNA DELLE CONSEGUENZE DELLO STOP ALLA VENDITA DI AUTO ICE

Tra i temi toccati dal presidente di Anfia nel suo commento sullo stop alla vendita di auto ICE in UE c’è anche la questione della filiera dell’elettrico. A differenza di quanto accade oggi con tutta la filiera legata alla produzione di auto endotermiche, il settore non è sotto il controllo diretto europeo. Molte delle attività produttive in tal senso sono collegate a produttori asiatici. C’è, quindi, per il settore automotive europeo il rischio di perdere buona parte dell’indipendenza tecnologica. Attualmente, in Europa, la riconversione verso l’elettrico è appena iniziata. Ci sono diverse “Gigafactory” per la produzione di batterie in via di realizzazione. La strada è però ancora lunga e i diretti concorrenti delle aziende europee non staranno a guardare. I prossimi mesi saranno fondamentali per valutare quale sarà l’evoluzione del settore auto nel corso dei prossimi anni in UE. Lo stop alla vendita delle auto ICE continuerà ad essere un tema di grande attualità.

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