Price cap carburanti: ci sono quattro brutti effetti collaterali
Il tetto al prezzo di benzina e diesel non ha solo risvolti immediati positivi per gli automobilisti: sul medio e lungo termine, esistono anche rischi
Il tetto al prezzo di benzina e diesel non ha solo risvolti immediati positivi per gli automobilisti: sul medio e lungo termine, esistono anche rischi
Il price cap sui carburanti, scelto in autonomia dai petrolieri, nasce con l’intento di tutelare i consumatori contro le fiammate dei prezzi alla pompa, ma ha anche il rovescio della medaglia. Il primo e più evidente è che i colossi di benzina e diesel, dotati di maggiore liquidità e margini lungo tutta la filiera della raffinazione, possono permettersi di assorbire il calo delle entrate operando tagli aggressivi al prezzo finale, mentre i distributori indipendenti, che comprano all’ingrosso, vedono azzerarsi il proprio margine operativo. E sono costretti ad alzare i listini per sopravvivere. Il risultato è un paradosso concorrenziale: le pompe bianche diventano più care dei grandi marchi.
EFFETTO COLLATERALE DEL PRICE CAP: DIFFUSIONE NON OMOGENEA DEI SUPER SCONTI
I margini ridotti all’osso spingono le compagnie a concentrare le proprie promozioni e gli “scontoni” unicamente negli impianti a volumi elevati o nelle aree urbane ad alta densità. Le zone periferiche, montane o a basso traffico rimangono prive di incentivi, penalizzando i residenti di tali territori che si trovano a pagare il prezzo massimo consentito senza beneficiare della concorrenza.
Un calmiere sui prezzi, dunque, rischia di proteggere nell’immediato il portafoglio dei cittadini ma di compromettere la stabilità e la pluralità del mercato energetico nel lungo periodo.
MENO DIFFERENZA FRA STRADA E AUTOSTRADA?
I distributori in autostrada sostengono costi di gestione nettamente superiori rispetto a quelli urbani o extraurbani, a causa di canoni concessori elevati, servizi h24 e standard operativi stringenti. L’applicazione di un tetto unico o rigido livella forzatamente tutte le stazioni di servizio. In questo modo, l’ampio scarto di prezzo che solitamente separa la rete ordinaria da quella autostradale tende a dissolversi, annullando il segnale di prezzo per l’automobilista e creando scompensi economici per i gestori autostradali.

POSSIBILE SVALUTAZIONE DELLE GIACENZE
Terza questione: la misura, introdotta dall’ENI quasi in concomitanza con il termine degli sconti statali sulle accise, comporta una pesante svalutazione economica delle giacenze di carburante già acquistate dai gestori a prezzi di ingrosso superiori. Inoltre, il forte spostamento della domanda verso la rete che applica il calmiere genera picchi improvvisi di richiesta che la filiera logistica fatica a soddisfare.
Questo espone i distributori al rischio concreto di non riuscire a far fronte tempestivamente ai rifornimenti, causando blocchi operativi e fenomeni di esaurimento delle scorte negli impianti.
E IL CANALE EXTRA?
Come evidenziato dalle associazioni di categoria (a esempio per il trasporto turistico e i bus), il blocco o il tetto ai prezzi applicato solo sulla rete ordinaria rischia di penalizzare fortemente chi si approvvigiona tramite il canale extra rete (aziende e trasportatori), lasciando scoperte intere categorie professionali ad alto consumo di carburante.
Acquistando ingenti volumi fuori dalla rete distributiva tradizionale, queste realtà continuano a subire la piena volatilità dei listini internazionali: questo si traduce in una forte penalizzazione economica per interi comparti strategici, costretti a sostenere costi operativi elevati senza beneficiare del calmiere.
Per ora, il price cap rimane comunque la novità più rilevante degli ultimi giorni in tema di carburanti: nessuna indiscrezione su nuovi tagli delle accise da parte del Governo Meloni.