Prezzo diesel schizza sopra 2 euro: Governo sotto accusa per lo sconto ridotto
L’esecutivo dimezza il taglio delle accise sul gasolio provocando l’immediata impennata dei listini e le dure proteste dei consumatori
L’esecutivo dimezza il taglio delle accise sul gasolio provocando l’immediata impennata dei listini e le dure proteste dei consumatori
Federconsumatori attacca il Governo Meloni per il più recente degli innumerevoli decreti sul carburante: la decisione di ridurre lo sconto sulle accise del gasolio, passato da 20 a 10 centesimi, ha provocato un terremoto ai distributori, spingendo il prezzo del diesel oltre la soglia psicologica di 2 euro al litro. Il risultato pratico si traduce in un aumento medio di 6,1 euro per ogni pieno, una cifra che incide pesantemente sui bilanci delle famiglie italiane che utilizzano quotidianamente un’automobile per ragioni professionali o personali. L’associazione definisce “miope” questo passo indietro, che aggrava una situazione già tesa a causa delle fluttuazioni dei mercati energetici. Gli automobilisti italiani si trovano così a fronteggiare una nuova ondata di rincari, con pesanti ricadute economiche sull’intero sistema produttivo nazionale.
DIMEZZATO LO SCONTO ACCISE SUL DIESEL: E ORA?
Le rassicurazioni fornite nelle scorse settimane dai vertici del ministero dell’Economia avevano inizialmente tranquillizzato i cittadini sul mantenimento delle agevolazioni. Al contrario, la scelta dell’esecutivo ha modificato radicalmente lo scenario: adesso si teme l’azzeramento delle agevolazioni dopo il 6 giugno 2026. Secondo l’associazione, l’alleggerimento della pressione fiscale sui carburanti non doveva essere un provvedimento temporaneo, bensì il primo passo verso una riforma strutturale delle accise. I consumatori si sentono traditi dalle promesse della vigilia, specie con l’inflazione che a marzo ha già iniziato a risentire del caro-conflitto (energetici +9,2% e alimentari non lavorati +5,9%), con un rialzo del tasso del +2,7%. La mancanza di un piano di stabilizzazione a lungo termine rischia di vanificare i sacrifici compiuti finora, trasformando la gestione energetica in un continuo susseguirsi di misure d’emergenza inefficaci.
IMPATTO SUI LISTINI E RISCHIO SPECULAZIONI
I dati raccolti sul territorio evidenziano una situazione critica in molte aree del Paese, riferisce l’ANSA. Se fino a pochi giorni fa il prezzo medio del gasolio manteneva un sostanziale allineamento con quello della benzina, le ultime rilevazioni mostrano il sorpasso del diesel, che ha sfondato la quota di 2 euro al litro in modalità self service, toccando punte ancora più alte nel servito. Federconsumatori segnala enormi anomalie tra le diverse province, con differenze che superano i 20 euro per un pieno tra i distributori più economici e quelli più cari all’interno dello stesso territorio. In assenza di controlli stringenti da parte delle autorità competenti, l’adeguamento dei listini avviene in modo immediato quando si tratta di applicare i rincari, mentre i ribassi vengono recepiti con estrema lentezza.

LE CONSEGUENZE ECONOMICHE PER LE FAMIGLIE
Le ricadute di questo incremento tariffario non si limitano al solo settore dei trasporti privati. In un Paese come l’Italia, dove oltre l’80% delle merci viaggia su gomma, il rincaro del gasolio si riflette immediatamente sui costi di logistica e distribuzione. Gli esperti prevedono un effetto a catena sui prezzi dei beni di prima necessità e sui prodotti alimentari freschi. Le famiglie dovranno quindi subire un doppio colpo: un aumento delle spese dirette per la mobilità e un contestuale rincaro del carrello della spesa. Questa dinamica rischia di deprimere ulteriormente i consumi interni, colpendo in particolare i redditi medio-bassi. La spesa aggiuntiva per i trasporti si somma infatti ai rincari generali delle utenze domestiche, riducendo la capacità d’acquisto complessiva e rallentando la crescita economica del Paese in un momento macroeconomico già complesso e instabile.
SIAMO PRONTI IN ATTESA DEL PEGGIO?
Siamo davvero pronti a reggere l’impatto della guerra in Iran sui prezzi dei carburanti? È probabile che il peggio debba arrivare. Per ora, l’Italia è andata avanti a furia di mini decreti con misure provvisorie di piccolo calibro. Al di là delle strategie geopolitiche, l’incertezza reale riguarda la tenuta del sistema produttivo e la capacità di spesa delle famiglie di fronte a una tempesta finanziaria imminente. Le criticità emergono sul lungo periodo. Manca una programmazione strutturata: le autorità continuano a rispondere ai rincari con bonus temporanei e sgravi fiscali una tantum, che offrono un sollievo momentaneo, ma erodono le casse pubbliche. Inoltre, l’espansione delle fonti pulite e l’adeguamento delle infrastrutture di distribuzione avanzano a rilento, ostacolati da blocchi amministrativi. Questa staticità lascia il sistema produttivo vulnerabile alle oscillazioni dei mercati internazionali.