Petrolio: quali Paesi hanno le maggiori riserve

Nonostante i tanti progressi tecnologici, il petrolio continua ad essere una delle principali fonti di energia della nostra società. Ecco i paesi con le maggiori riserve di greggio al mondo

11 marzo 2022 - 19:44

Il petrolio o greggio è stato e continua a essere una delle principali fonti di energia della nostra società. Sebbene fosse già conosciuto nell’antichità, i primi tentativi per sfruttarlo come fonte energetica risalgono alla seconda metà del XIX secolo: da quel momento in poi, il celebre idrocarburo ha cambiato profondamente il nostro stile di vita. Ecco in quali Paesi si trovano le più grandi riserve di petrolio.

Aggiornamento del 11 marzo 2022: con i dati più recenti sui giacimenti di petrolio nel mondo

PETROLIO, GREGGIO O ORO NERO

Ad oggi, il petrolio trova innumerevoli usi attraverso i derivati post raffinazione, in quasi tutti i campi della nostra vita quotidiana e non. Viene usato come:

– carburanti;

– come fonte di energia;

– per produrre i materiali plastici che ci circondano e usiamo in ogni momento della nostra giornata;

Da tempo, l’oro nero e i suoi derivati sono una componente importantissima per il funzionamento dei Paesi industrializzati ed è diventato anche una fonte di ricchezza essenziale per molti di quei paesi che lo estraggono e lo esportano.

I PAESI CON LE MAGGIORI RISERVE DI PETROLIO

Il petrolio è una miscela di idrocarburi liquidi che si è formata in milioni di anni grazie alla decomposizione e alla trasformazione, in determinate condizioni ambientali, di materiale organico depositato (resti di piante e animali). Data l’eccezionalità delle condizioni necessarie alla formazione di questo combustibile fossile, la sua distribuzione nel mondo non è affatto omogenea. Solo 14 paesi detengono infatti più dell’93% delle riserve mondiali di petrolio accertate al 2020.

Come riporta Visualcapitalist, ecco la lista dei Paesi con le maggiori riserve di Petrolio nel mondo indicate in miliardi di barili – Gbbl:

1) Venezuela: 304 Gbbl – 17,8%;
2) Arabia Saudita: 298 Gbbl – 17,2%;
3) Canada: 170 Gbbl – 9,8%;
4) Iran: 156 Gbbl – 9%;
5) Iraq: 145 Gbbl – 8,4%;
6) Russia: 107 Gbbl – 6,2%;
7) Kuwait: 102 Gbbl – 5,9%;
8) UAE: 98 Gbbl – 5,6%;
9) USA: 69 Gbbl – 4%;
10) Libia: 48 Gbbl – 2,8%;
11) Nigeria: 37 Gbbl – 2,1%;
12) Kazakistan: 30 Gbbl – 1,7%;
13) Cina: 26,2 Gbbl – 1,5%;
14) Qatar: 25,2 Gbbl – 1,5%;

Metà di questi paesi è concentrata nella zona dell’Oriente Vicino e Medio, mentre 8 su 14 fanno parte dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio). Curiosamente, non c’è nessuna correlazione tra la grandezza di uno stato e la quantità di greggio presente nello stesso: ad esempio il Kuwait, con una superficie quasi identica a quella del Lazio, ha riserve maggiori degli Stati Uniti.

IL CANTO DEL CIGNO

Pur avendo reso le nostre vite estremamente più semplici, anche l’oro nero ha i suoi lati negativi. Gli effetti dannosi per l’ambiente causati dalla combustione e dispersione del petrolio in natura in ogni parte del mondo stanno di anno in anno peggiorando, si pensi all’effetto serra o all’inquinamento dei mari a causa di incidenti nei processi di estrazione. Si è reso quindi necessario, soprattutto in anni recenti, ricorrere a nuove forme di alimentazione ed energia, rinnovabili e sostenibili, che sempre più entrano a far parte della nostra quotidianità e che sono destinate a rimpiazzare, almeno in parte, l’uso massiccio del greggio nella nostra società.

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