Officine e coronavirus: il titolare risponde del contagio dei dipendenti?

I luoghi di lavoro come le officine alle prese con il Coronavirus e i suoi effetti. Per esempio Il titolare risponde del contagio dei dipendenti? Una spada di Damocle sui datori di lavoro che l'Inail ha già in parte risolto

18 maggio 2020 - 16:01

Nei luoghi di lavoro, come per esempio le carrozzerie e le officine, il titolare risponde del contagio da Coronavirus dei dipendenti? La questione è molto delicata e non a caso l’Inail è dovuta intervenire con una nota ufficiale per chiarire meglio alcuni aspetti, specificando che possono risponderne civilmente e penalmente solo quei datori di lavoro che non abbiano rispettato le norme a tutela della salute e sicurezza negli ambienti lavorativi. Tuttavia la spiegazione ha convinto solo in parte il mondo imprenditoriale, che chiede con un un formale provvedimento di escludere da ogni responsabilità le imprese e le attività che hanno applicato con rigore i protocolli definiti con il Governo e controfirmati dai sindacati.

CONTAGIO DA CORONAVIRUS NELLE OFFICINE: TITOLARI RESPONSABILI?

La questione è sorta qualche settimana fa. Quando ci si è accorti che combinando una norma del Decreto Cura-Italia dello scorso 17 marzo e una circolare Inail del 3 aprile, affiorava che se una persona con un lavoro dipendente veniva contagiata da Coronavirus ne era responsabile civilmente e penalmente l’azienda per cui lavorava. In pratica l’eventuale contagio da Covid-19 era qualificato come ‘infortunio sul lavoro’ in via presuntiva. E non solo per i lavoratori del sistema sanitario ma anche per quelli di tutte le altre attività che comportano costante contatto con il pubblico. Quindi nell’ipotesi di un lavoratore contagiato da Covid-19, l’impresa correva il rischio di finire sotto processo. A prescindere dal luogo dell’effettivo contagio e qualunque fosse il grado di tutela adottata, compresa l’adesione totale alle norme e ai protocollo sanitari.

LA SPECIFICA DELL’INAIL RIGUARDO L’INFORTUNIO SUL LAVORO PER CORONAVIRUS

Una situazione inaccettabile per tutti i datori di lavoro, dai responsabili delle grandi imprese ai titolari delle piccole officine. Come del resto ha confermato il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, intervenuto venerdì scorso ai microfoni di Radio 24 a difesa delle imprese che rispettano i protocolli e che consentono ai lavoratori di operare in sicurezza. Motivo per cui non possono rispondere di contagi che non possono essere dimostrati essere avvenuti all’interno dell’ambiente lavorativo. E infatti poco dopo l’Inail ha pubblicato una nota precisando che “in riferimento al dibattito in corso sui profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro per le infezioni da Covid-19 dei lavoratori per motivi professionali, è utile precisare che dal riconoscimento come infortunio sul lavoro non discende automaticamente l’accertamento della responsabilità civile o penale in capo al datore stesso”.

CORONAVIRUS: VERIFICHE INAIL NEI LUOGHI DI LAVORO

Queste responsabilità, infatti, devono essere rigorosamente accertate attraverso la prova del dolo o della colpa del datore di lavoro. E al riguardo l’Inail ritiene che la molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro, oggetto di continuo aggiornamento da parte delle autorità in relazione all’andamento dell’epidemia, rendano estremamente difficile la configurabilità della responsabilità civile e penale dei datori di lavoro. Ricordiamo in ogni caso che fin dallo scorso aprile gli ispettori dell’Inail effettuano verifiche nelle aziende, piccole, medie o grandi che siano (quindi anche in officine e carrozzerie). Verifiche finalizzate ad accertare l’attuazione, da parte dei titolari, delle corrette procedure organizzative e gestionali per prevenire il contagio da Coronavirus. Esiste un’apposita check-list delle verifiche da effettuare (scarica qui, allegato E del documento), sotto forma di questionario a risposta secca. Che gli ispettori compilano e trasmettono alle competenti Prefetture qualora constatino l’inosservanza di una o più misure anti-contagio. Spetta poi alle Prefetture adottare possibili provvedimenti di natura interdittiva.

LA REPLICA DI CONFINDUSTRIA

La preoccupazione degli imprenditori è giustamente molto alta. Perché gli annunci e i contro annunci hanno creato una confusione che forse solo con la nota dell’Inail è stata in parte sanata”, ha affermato il Presidente di Confindustria Vicenza. “Almeno si specifica che l’infortunio è slegato dalla responsabilità civile e penale dell’imprenditore. Il quale è responsabile solo se sono dimostrati dolo o colpa, se ci sono. Rimane comunque inconcepibile che questa pandemia che ha colpito il mondo sia considerato infortunio sul lavoro e non malattia. Comprensibile che lo sia nell’ambito della sanità, ma non ha alcun senso per chi di mestiere fa altro. È davvero una follia pensare che sia un infortunio sul lavoro se un lavoratore con guanti e mascherina, e ben distanziato dai colleghi, risulti positivo. Come si fa a essere certi che non si sia contagiato altrove? Chiediamo pertanto un formale provvedimento che chiarisca questa situazione. Escludendo da ogni responsabilità le imprese che hanno applicato con rigorosità i protocolli”.

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