Limiti emissioni auto 2030: il voto in Parlamento UE e il destino dei diesel

L’Europa verso un taglio drastico delle emissioni entro il 2030 e il patto sul clima rischia di spazzare via un’altra fetta di modelli diesel dai listini

10 settembre 2020 - 15:24

I motori diesel non moriranno mai, è così che si è detto negli ultimi anni, mentre l’elettrificazione da un lato e la stretta delle norme sulle emissioni dall’altro iniziavano a mutare gli equilibri. Proprio in questi giorni si sta discutendo (e si farà nelle prossime settimane) dei limiti di emissioni gas serra in Europa. La direzione dei legislatori infatti sembra quella più austera e immaginabile per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050. Ecco cosa sta succedendo e perché potrebbe influenzare anche il destino delle auto e dei diesel.

L’EUROPA E IL PATTO SUL CLIMA

Al centro dei dibattiti del Parlamento europeo ci sono le future norme che si basano sul Green Deal in Europa. Il piano d’azione per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 rischia di mancare il bersaglio senza una stretta rigida sul taglio delle emissioni. Qualcosa come, riporta Reuters, tagliare del 60% le emissioni entro il 2030 rispetto al 1990. Sarebbe questa la posizione della Commissione ambiente, per tenere in tasca quel margine di trattativa utile a portare il limite al 55% (dal 40%) nelle discussioni con i singoli Stati.

TECNOLOGIE PULITE RICHIAMANO NORME SEVERE

E’ più facile quindi che la Commissione europea proporrà un taglio delle emissioni serra del 55%, ma la proposta di revisione sarà ufficializzata solo nei prossimi giorni. “È importante trasmettere un segnale positivo alle istituzioni europee“, è la dichiarazione di Jytte Guteland, l’europarlamentare svedese che avrebbe proposto un taglio ancora più drastico (65%). E’ chiaro che il pacchetto di norme verdi punta a un effetto ad ampio raggio, spingendo l’economia verso l’impiego di tecnologie e risorse a basso impatto ambientale. Ma è inevitabile che questi effetti si ripercuoteranno anche sulle politiche e le strategie dei Costruttori auto.

IL DESTINO DELLE AUTO DIESEL SI LEGGE NEI LISTINI

Qualche esempio? Toyota, che al di là degli scandali sul diesel che conosciamo, ha cancellato dai listini le auto diesel. Rotta decisa sull’ibrido, aprendo la strada alle utilitarie mild hybrid in largo anticipo. E’ anche vero che una decisione così drastica sarà soppesata bene da chi fa oltre il 50% dei volumi di vendita con i motori diesel (es. Volvo e i costruttori tedeschi). Per qualche anno ancora, ci metterà una toppa l’ibrido, anche sui motori benzina meno parsimoniosi per stare entro i nuovi limiti di emissioni auto fino al 2030, poi si vedrà. Si diceva che il diesel sarebbe sopravvissuto alle auto elettriche, lo pensavano gli stessi Costruttori, affermando che il mercato non era pronto. Magari avevano (e hanno) ragione. Ma se provate a cercare un’auto nuova, non oltre i 4 metri, con un motore diesel sotto 1,4 litri, non impazzirete sicuramente nella scelta tra i diversi modelli.

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