Inquinamento: in Italia si muore più che in Europa, 55 città oltre i limiti

Tra le città soffocate da polveri sottili e ozono Brescia è in testa, seguita da altri 54 capoluoghi con emissioni elevate

23 gennaio 2019 - 11:31

In Italia non si respira più, è quanto emerge dal report  Mal d'aria 2019 di Legambiente che espone degli sforamenti avvenuti in 55 capoluoghi italiani. Dati da non addossare solamente alle auto poiché, se è vero che in Italia i principali agenti inquinanti (PM10, NO2 e O3) provocano in totale più morti premature anche secondo l'Air Quality Index 2018 dell'Agenzia Europea per l'Ambiente, solo una parte di essi sono provocati dai trasporti su strada, come abbiamo più volte spiegato. E in un periodo caldo per il mondo dell'auto in cui l'Ecotassa (che come noterete il parametro di riferimento, la CO2 non è tra i maggiori indiziati a livello europeo) si presenta come un cappio al collo dell'economia del settore, secondo i Costruttori, occorre fare chiarezza e non lasciarsi illudere che uno sconto e una tassa possano ripulire l'aria che respiriamo, inquinata da ben altre fonti. Vediamo perché l'Italia è il Paese europeo dove si registra il maggior numero di morti per inquinamento rispetto a tutti gli altri Paesi UE.

LE 55 CITTA' CON L'ALLARME INQUINAMENTO La notizia non è delle più rosee, tende più al grigio dei numeri citati da Legambiente che mette una dietro l'altra le 55 città in cui ci sono stati superati gli sforamenti giornalieri definiti dagli standard (in basso) per la prevenzione della salute umana a livello europeo. Sebbene il report citi anche le altre fonti di inquinamento, l'auto finisce sempre per essere la principale indiziata essendo – secondo Legambiente – “di gran lunga il mezzo più utilizzato, se ne contano 38 milioni e soddisfano complessivamente il 65,3% degli spostamenti”. La città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge è Brescia (Villaggio Sereno) con 150 giorni (47 per il Pm10 e 103 per l'ozono), seguita da Lodi con 149 (78 per il Pm10 e 71 per l'ozono), Monza (140), Venezia (139), Alessandria (136), Milano (135), Torino (134), Padova (130), Bergamo e Cremona (127) e Rovigo (121). Tutte le città capoluogo di provincia dell'area padana (ad eccezione di Cuneo, Novara, Verbania e Belluno) hanno superato almeno uno dei due limiti. La prima città fuori dalla pianura padana è Frosinone, nel Lazio, con 116 giorni di superamento (83 per il Pm10 e 33 per l'ozono), seguita da Genova con 103 giorni (tutti dovuti al superamento dei limiti dell'ozono), Avellino con 89 (46 per il Pm10 e 43 per l'ozono) e Terni con 86 (rispettivamente 49 e 37 giorni per i due inquinanti).

IN ITALIA SI MUORE DI PIU' CHE ALTROVE Spulciando l'ultimo rapporto sull'Air Quality Index 2018 dell'European Evironment Agency (in allegato, in basso) viene fuori che l'Italia è in assoluto il Paese dove gli agenti inquinanti dell'aria provocano più morti rispetto agli altri Paesi nella zona EU28. E basta guardare il numero di morti legati alle principali fonti di emissioni per rispondersi da soli sull'utilità dell'ecotassa sulle auto, basata sulla quantità di CO2 emessa dalle auto nuove, che per essere vendute devono rispettare già dei limiti comunitari. Nel confronto sulle morti da polveri secondarie (le PM 2,5), biossido di azoto (NO2, quello associato ormai ai veicoli a gasolio) e l'ozono (O3, che ha un effetto fortemente ossidante a livello del suolo) tra i Paesi più popolosi  l'Italia conta 84.300 morti premature, davanti a Germania (78400), Polonia (47500), Francia (47300) e Spagna (38600). Vedi tabella allegata in basso per tutti i dati EU in dettaglio. Qui sotto una mappa delle zone più inquinate dal PM10 in Europa.

PERCHE' LA CO2 NON C'ENTRA NULLA Prima che scattino i blocchi al traffico i Comuni considerano i criteri dettati dall'Europa. E a guardare la tabella in alto, ci si rende conto come la CO2 non sia presente tra gli agenti inquinanti di riferimento. Semplicemente perché l'anidride carbonica è un climalterante non un inquinante. Oltretutto l'Agenzia europea per l'ambiente ha definito il settore dei trasporti su strada come il più grande contributore alle emissioni totali di biossido di azoto nell'UE, mentre combustione del carburante in ambito commerciale, istituzionale e domestico contribuiscono al totale di particelle primarie PM10 e PM2,5 che fanno in media il triplo dei morti rispetto alle emissioni di NO2 (vedi tabella allegata in basso). Allora a che serve mettere alla gogna l'auto e per di più quelle più tecnologicamente avanzate che per arrivare sul mercato hanno costretto i Costruttori a stare al passo con i dettami europei di omologazione con milioni di investimenti? A voi ogni commento.

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