Dl Carburanti 2026: cosa prevede la misura approvata in via definitiva
Il Dl Carburanti 2026 è legge, approvato dalla Camera per contrastare il caro carburanti e migliorare le infrastrutture energetiche
Il Dl Carburanti 2026 è legge, approvato dalla Camera per contrastare il caro carburanti e migliorare le infrastrutture energetiche
Il Decreto Carburanti 2026 diventa legge. La Camera ha approvato in via definitiva il provvedimento con 137 voti favorevoli e 97 contrari, confermando le misure introdotte per contrastare il caro carburanti e inserendo una serie di disposizioni dedicate alle infrastrutture e alle attività energetiche strategiche. Il testo, già approvato dal Senato il 15 ottobre, interviene su diversi fronti: dalle agevolazioni fiscali per il settore dei trasporti alla semplificazione delle procedure per le attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi, fino al sostegno alla produzione di biogas e biometano e allo sviluppo delle fonti rinnovabili.
CARBURANTI E AUTOTRASPORTO: LE MISURE CONTRO IL CARO PREZZI
Il decreto aveva previsto a suo tempo la proroga, dall’11 al 17 settembre 2026, della riduzione delle accise sul gasolio utilizzato come carburante, sui gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o idrotrattamento (HVO) e sul biodiesel. L’aliquota era stata fissata a 532,90 euro per mille litri. Per il gasolio si era tradotta in una riduzione di 14 centesimi al litro rispetto all’aliquota ordinaria, mentre per i carburanti HVO e il biodiesel il taglio era pari a 8,45 centesimi al litro rispetto all’aliquota vigente a inizio anno.
Il testo aveva inoltre confermato per settembre la proroga del credito d’imposta destinato alle imprese di autotrasporto di merci e persone e alle aziende di noleggio di autobus con conducente che utilizzano veicoli Euro 5 ed Euro 6. Il beneficio veniva calcolato sulla maggiore spesa sostenuta tra marzo e settembre rispetto ai prezzi registrati a febbraio. Per finanziare la misura erano stati stanziati ulteriori 16 milioni di euro per il 2026.
TRIVELLAZIONI: POTERI PIÙ AMPI AL COMMISSARIO
Con l’approvazione definitiva, una delle novità più rilevanti riguarda le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sulla terraferma. Il decreto introduce un meccanismo di intervento sostitutivo dello Stato nei casi in cui una Regione non esprima l’intesa necessaria per procedere. Trascorsi 45 giorni senza una risposta, può essere assegnato all’amministrazione regionale un ulteriore termine, fino a 60 giorni, ridotto a 30 nell’ambito del procedimento unico per le infrastrutture energetiche.
In caso di ulteriore inerzia, il Consiglio dei ministri può nominare un commissario ad acta. Il Senato ha inoltre ampliato le sue competenze, consentendogli di adottare anche gli atti endoprocedimentali e i provvedimenti autorizzativi di competenza regionale o degli enti locali necessari a concludere il procedimento.

BIOGAS, BIOMETANO E FONTI RINNOVABILI
Come riporta Il Sole 24 Ore, il provvedimento introduce anche modifiche per favorire l’utilizzo dei residui derivanti dalle attività agricole e agroalimentari negli impianti di biogas e biometano, ampliando le tipologie di materiali ammissibili nel rispetto dei requisiti ambientali previsti dalla normativa.
Sul fronte dell’elettrificazione, viene affidato ad ARERA il compito di ridurre i contributi di connessione alla rete elettrica legati alla quota potenza e di rimodulare le altre componenti, senza aumentare gli oneri di sistema a carico degli utenti finali.
Infine, vengono aggiornate le disposizioni sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili e sulle cosiddette buffer zone dei siti UNESCO. In queste zone cuscinetto sarà possibile realizzare, a determinate condizioni, anche interventi soggetti a procedura abilitativa semplificata e autorizzazione unica, ampliando le possibilità di sviluppo degli impianti rinnovabili.