Diesel a 2,17 euro/litro: petrolio scende ma listini salgono, come mai? Prezzo benzina

Diesel a 2,17 euro/litro: petrolio scende ma listini salgono, come mai?

Il prezzo medio del diesel oggi è salito a 2,17 euro litro. Scopriamo perché i listini continuano a salire nonostante la tregua tra USA e Iran

 

Il prezzo medio del diesel oggi è salito a 2,17 euro litro. Scopriamo perché i listini continuano a salire nonostante la tregua tra USA e Iran

8 Aprile 2026 - 14:00

Sospiro di sollievo per la tregua di due settimane in Iran che è stata favorevolmente accolta anche dai mercati, con il Brent sceso sotto i 94 dollari al barile e il gas sotto i 45 euro al megawattora. Tuttavia le buone notizie per gli automobilisti finiscono qui perché stamane, 8 aprile 2026, il prezzo medio dei carburanti in Italia è aumentato ulteriormente: 1,789 euro per la benzina (ieri era a 1,782 euro) e 2,178 euro per il diesel (ieri era a 2,143 euro), con riferimento alla modalità self service lungo la rete stradale nazionale. In autostrada, ça va sans dire, va perfino peggio.

PREZZO DIESEL E BENZINA DI OGGI: ANCORA AUMENTI

Il gasolio in autostrada, infatti, ha raggiunto oggi una media di 2,191 euro al litro, mentre ieri veniva venduto a 2,158 euro/litro; la benzina è salita a 1,825 euro/litro. Tornando invece alla rete ordinaria, il prezzo del diesel ha già superato la soglia psicologica dei 2,2 euro/litro a Bolzano, dove un litro di gasolio costa 2,205 euro, e l’ha quasi raggiunta in Calabria, con una media di 2,198 euro al litro, Lombardia con 2,195 euro/litro, Valle d’Aosta con 2,194 euro/litro e Sicilia con 2,190 euro/litro. Secondo il Codacons, adesso c’è il rischio che se proseguirà la corsa al ribasso del petrolio come effetto della riapertura dello stretto di Hormuz e della tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran, i prezzi di benzina e diesel ai distributori scenderanno “a ritmo da lumaca“, con una doppia velocità che penalizzerà gli automobilisti.

PETROLIO CROLLA MA LISTINI SALGONO

Ma perché se il prezzo del petrolio è crollato, i listini di benzina e diesel continuano a salire? Ci sono varie ragioni.

L’effetto “razzo e piuma”

È un fenomeno studiato dagli economisti, ed è appunto quello che teme il Codacons: i prezzi dei carburanti salgono come un razzo non appena c’è una cattiva notizia (speculazione anticipata), ma scendono come una piuma quando la situazione migliora. Questo perché le compagnie petrolifere (e anche alcuni gestori) tendono a recuperare i margini persi durante i rincari prima di concedere sconti significativi.

Brent e Platts non sono la stessa cosa

C’è un malinteso comune: si pensa che il prezzo alla pompa segua il Brent (il greggio). In realtà, i listini in Italia seguono il Platts, ovvero la quotazione dei prodotti già raffinati (benzina e diesel pronti all’uso) nel Mediterraneo.
Il Platts reagisce con una velocità diversa rispetto al greggio: mentre il Brent può crollare del 13-14% in poche ore per una notizia politica (come sta accadendo oggi, con il Brent sceso sotto i 94 dollari), i raffinati tendono a muoversi con più inerzia.

La componente fiscale: il muro invisibile

Non dimentichiamo che in Italia circa il 55-60% del prezzo finale di un litro di carburante è composto da accise e IVA (al di là del taglio che ha parzialmente limitato l’impatto fiscale). Quindi anche se il prezzo del petrolio dovesse teoricamente andare a zero, continueremo a pagare circa 1 euro al litro solo di tasse. Questo “zoccolo duro” di costi attutisce enormemente i benefici dei crolli di mercato.

petrolio post hormuz

QUANDO VEDREMO GLI EFFETTI DELLA TREGUA SUI PREZZI DI BENZINA E DIESEL?

In ogni caso, se la tregua regge e le quotazioni internazionali rimangono basse, nelle prossime 24-48 ore ci saranno i primi stop agli aumenti dei listini “consigliati” dalle grandi compagnie. Questo comporterà che fra 3-5 giorni assisteremo ai primi timidi ribassi (1-2 centesimi), specie presso le cosiddette pompe bianche (no-logo), e solo fra 7-10 giorni l’effetto visibile sarà visibile su larga scala sulla rete nazionale.

La questione più importante però è un’altra: considerando che la tregua tra Iran e USA è di soli 15 giorni (e con Trump di mezzo tutto può succedere), le compagnie avranno il coraggio di tagliare i prezzi in modo deciso o giocheranno sulla prudenza?

La risposta esatta è naturalmente la seconda: se le trattative per un cessate il fuoco definitivo dovessero fallire e lo stretto di Hormuz venisse richiuso, il prezzo del petrolio tornerebbe a schizzare verso l’alto. Di conseguenza le compagnie non abbasseranno i prezzi in modo deciso oggi per poi doverli rialzare drasticamente tra dieci giorni. Aspetteranno di vedere se la tregua verrà rinnovata o se è solo temporanea.

Occorre poi considerare che, anche se il prezzo del barile scende, il costo del trasporto è aumentato drasticamente (per l’aumento delle polizze assicurative War Risk, per il presunto ‘pedaggio’ richiesto dall’Iran che ora controlla lo Stretto, per i costi dell’equipaggio, per il ritardo accumulato, ecc.), e questo costo extra verrà inevitabilmente scaricato sul prezzo finale alla pompa, annullando parte del beneficio del calo del greggio.

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